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Un giorno lo dirò al mondo di Alessandro Milan (Mondadori)

Un giorno lo dirò al mondo di Alessandro Milan (Mondadori)

 

Se oggi fermassimo per strada una persona a caso e gli chiedessimo chi era Derek Rocco Barnabei difficilmente saprebbe rispondere, probabilmente non si ricorderebbe neanche di averlo mai sentito nominare.

In realtà fu protagonista di un caso giudiziario molto controverso, ricco di punti oscuri, pieno di contraddizioni e di situazioni poco chiare. Fu condannato a morte e giustiziato il 14 settembre del 2000 al Greensville Correctional Center di Jarratt in Virginia, Stati Uniti D’America.

Con “Un giorno lo dirò al mondo” (Mondadori) Alessandro Milan, grande giornalista radiofonico di Radio24, ci racconta quella controversa vicenda, a partire dal ritrovamento del cadavere di Sarah Wisnosky, seguendo il corso delle indagini e il successivo dibattimento processuale, la condanna e l’iniezione letale. Nel libro, questa vicenda si intreccia con quella di un giovane aspirante giornalista che lavorando alla allora neonata Radio24 intercetta il caso in maniera quasi casuale e inizia ad occuparsene, coinvolgendo anche il suo diretto responsabile, il grande giornalista Giancarlo Santalmassi.

Questo giovane aspirante giornalista è proprio l’autore, Alessandro Milan, che a distanza di 20 anni ha finalmente deciso di dare seguito al consiglio del suo vecchio maestro, quel Giancarlo Santalmassi che alla conclusione, tragica, della storia, gli consigliò di scrivere un libro sul caso.

Da questa vicenda l’autore ne uscì con una grande convinzione, quella che la pena di morte è sempre e comunque sbagliata, al di là di tutto, al di là della colpevolezza o meno dell’imputato, al di là dell’efferatezza del reato compiuto.

L’intento di Alessandro Milan non è ne quello di portare il lettore a convincersi che Barnabei fosse innocente e neanche quello di dimostrare il contrario, ma quello di denunciare la barbarie di una istituzione disumana come la pena capitale.

Il libro può essere diviso in due macro blocchi che vanno ad intrecciarsi, proprio come le vite di Alessandro Milan e di Derek Rocco Barnabei.

Da una parte abbiamo l’inchiesta giudiziaria che, con stile da consumato scrittore di thriller, parte dal momento in cui il corpo senza vita della giovane Sarah Wisnosky viene recuperato dalle rive di un fiume, fino al momento dell’iniezione letale che pone fine alla vita del presunto assassino, Derek Rocco Barnabei.

Nel mezzo troviamo  lo svolgimento delle indagini, tutta la fase processuale che ha portato alla condanna e alla sentenza di morte.

Ci viene raccontato di un uomo che neanche per un minuto ha rinunciato a gridare la sua innocenza, di un sistema in cui la giustizia ha il cartellino del prezzo, di un sistema in cui chi deve garantire la giustizia preferisce il capro espiatorio alla verità, di prove manipolate, ignorate o peggio nascoste se vanno a minare la tesi precostituita.

Leggendo questo libro ci si commuove, ci si indigna, ci si sente graffiare l’anima, ci si ferma a riflettere su quanto la giustizia degli uomini sia ancora lontana dall’essere giusta.

Un libro che entra nel profondo dell’anima, che conferma la grande capacità di emozionare di un grande giornalista, nonché grande scrittore.

Un libro di una intensità umana eccezionale, di quelli che fanno la differenza. Ormai Alessandro Milan è una certezza nel panorama letterario italiano, i suoi precedenti libri sono stati un successo anche fuori dai confini nazionali perché riesce a trasferire in ciò che scrive tutta la sua straordinaria umanità, fino ad arrivare nel profondo delle emozioni del lettore.

Inutile dire che Un giorno lo dirò al mondo di Alessandro Milan  lo consiglio a tutti, soprattutto alle nuove generazioni, quelle che si stanno formando una coscienza civica, perché da libri come questo si possono trarre insegnamenti per diventare uomini migliori.

David Usilla

 

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