The Mandalorian – Prima Stagione e Seconda Stagione

The Mandalorian – Prima Stagione e Seconda Stagione

Anno: 2019 – 2020

Titolo originale: The Mandalorian

Paese di produzione: USA

Genere: fantascienza, drammatico, azione

Creatore: Jon Favreau

Produttore: Jon Favreau, Dave Filoni, Kathleen Kennedy, Colin Wilson

Cast: Pedro Pascal, Carl Weathers, Werner Herzog, Omid Abtahi, Nick Nolte, Taika Waititi, Emily Swallow, Gina Carano, Amy Sedaris, Ming – Na Wen, Giancarlo Esposito, Temuera Morrison, Misty Rosas, Mercedes Varnado, Katee Sackhoff, Rosario Dawson, Michael Biehn, Mark Hamill

Prima Stagione

1. Capitolo 1: Il Mandaloriano

2. Capitolo 2: Il Bambino

3. Capitolo 3: Il Peccato

4. Capitolo 4: Il Rifugio

5. Capitolo 5: Il Pistolero

6. Capitolo 6: Il Prigioniero

7. Capitolo 7: La Resa Dei Conti

8. Capitolo 8: Redenzione

Seconda Stagione

1. Capitolo 9: Lo Sceriffo

2. Capitolo 10: Il Passeggero

3. Capitolo 11: L’Erede

4. Capitolo 12: L’Assedio

5. Capitolo 13: La Jedi

6. Capitolo 14: La Tragedia

7. Capitolo 15: Il Vendicatore

8. Capitolo 16: Il Salvataggio

Un cacciatore di taglie mandaloriano, membro della gilda di Greef Karga, atterra su Arvala – 7 per recuperare il suo ultimo incarico: un bambino. Tornato su Nevarro consegna la taglia al cliente che si rivela essere un ex ufficiale dell’Impero. Pentito del proprio gesto il mandaloriano riesce a liberare il piccolo dagli acquirenti e scappa inimicandosi gli imperiali e la sua stessa gilda di cacciatori di taglie. Scopre in seguito che il bambino deve essere riportato dai suoi simili. Inizia così una fuga adrenalinica nei territori fuori dalla giurisdizione della Nuova Repubblica.

Star Wars arriva per la prima volta sulla tv con attori in carne ed ossa e il suo già sterminato immaginario si arricchisce ancora, stavolta per mano di Jon Favreau, ormai onnipresente nell’intrattenimento hollywoodiano. Al poliedrico cineasta statunitense (ma di origini franco – canadesi e italiane) bisogna riconoscere che, dopo aver architettato un finale di ciclo ottimo per gli Avengers, ha anche ideato e confezionato uno dei migliori prodotti dell’universo creato da George Lucas negli anni ‘70.

Principale merito di The Mandalorian è la volontà di discostarsi completamente dall’ultima trilogia, goffamente ancorata al canovaccio di quella originale e non priva di cadute di stile. La prospettiva è quella di un vero e proprio spin – off, che interviene in maniera significativa all’interno di Star Wars ma dal punto di vista di un personaggio marginale. Questo permette sviluppi narrativi inediti, come fatto in Rogue One: A Star Wars Story (2016) in cui i protagonisti non erano Jedi e Sith, ma dei comuni soldati che, nell’ombra del conflitto galattico, si facevano strada per intralciare i piani dell’Impero.

Jake Cannavale (Toro Calican) e Ming – Na Wen (Fennec Shand) nell’episodio Capitolo 5: Il Pistolero.

Ci troviamo ora a cinque anni dalla distruzione della seconda Morte Nera, in una galassia liberata dall’oscuro dominio dell’Imperatore, ma in cui le scorie di questo ultimo regime cercano silenziosamente di riattivarsi negli angoli più remoti dello spazio. A scontrarsi per caso con questa nuova realtà è Din Djarin, un cacciatore di taglie mandaloriano, membro di un clan della sua stirpe auto segregatosi nei bassifondi di Nevarro e ancora devoto al credo del loro antico sovrano Mandalore. Essere mandaloriani, tribù abilissima nel combattimento, comporta il rispetto di un rigido e onorevole codice morale, in più i membri di questo gruppo hanno il divieto di mostrare il viso celato dall’elmo a qualsiasi essere vivente, gesto che comporterebbe l’uscita dal clan. Per quanto in Star Wars non si sia mai parlato di mandaloriani fino a questo punto, i collegamenti tra The Mandalorian e i vecchi film sono molteplici. L’armatura indossata da Din Djarin infatti è dello stesso genere di quella di Boba Fett, prima appartenuta al padre Jango ai tempi della Guerra dei Cloni. Così come il bambino recuperato su Arvala – 7 è della medesima specie di Yoda. Le due stagioni sono ricche di personaggi più o meno storici, ma lascio a chi non l’ha ancora vista scoprirlo, dirlo ora rovinerebbe la sorpresa.

Mando (è questa la comoda abbreviazione con cui Din Djarin viene chiamato nella serie), efferato e silenzioso, custodisce però, sotto maschera ed armatura, princìpi che lo distinguono dai colleghi. Questo, oltre al fatto di non essere istruito nella Forza, ne fa’ un personaggio a suo modo unico ed affascinante; così come quell’elmo minaccioso è un miracolo del design, uno dei tanti di Star Wars. Mando è brutale, ma il fatto di essere mandaloriano gli impone di rispettare la parola data ed aiutare gli altri esseri viventi in difficoltà. Il bambino della stessa specie di Yoda (poi si scoprirà chiamarsi Grogu) risalta ancora di più la bontà d’animo di Din Djarin che, una volta recuperato il piccolo cercherà di salvarlo in tutti i modi dall’Imperò per ricongiungerlo ai suoi simili. Nasce un vero e proprio rapporto a metà tra il genitoriale e l’amicale, che vede entrambi proteggersi e salvarsi la vita l’un l’altro; da una parte Mando con il suo arsenale infinito nascosto nella corazza, dall’altra Grogu con poteri nascosti derivati dalla sua predisposizione verso la Forza. Presto si fa’ strada nello spettatore l’idea che i due non vogliano più separarsi. Centro emozionale della serie è proprio questo inaspettato rapporto, gestito benissimo da una sceneggiatura mai stucchevole ma piuttosto genuina, sobria e romantica. C’è infatti un’intimità malinconica custodita nell’abitacolo della Razor Crest di Din Djarin, circondato dal nero dello spazio e dai suoi migliaia di punti luminosi, che cullano gli infiniti silenzi di un mandaloriano taciturno e imperscrutabile e di un infante che non può ancora comunicare con lui. Nota di merito assoluta questa per The Mandalorian, che dribbla ogni fastidioso e ridondante chiacchiericcio con un legame così importante da non necessitare di tante parole. Si può parlare anche del recupero di uno dei grandi simboli del cinema degli anni ‘60 – ‘70, l’eroe solitario e idealista diffuso nei western con Clint Eastwood ad esempio. Sono frequenti infatti nella serie palpitanti duelli di blaster e un’erranza dolente estrapolati a piene mani da quell’immaginario. A questo si unisce sicuramente la fascinazione per la cultura orientale che domina più di un episodio (visibilissimo nel miyazakiano La Jedi della Seconda Stagione), o le citazioni ai cult di diverse generazioni, vedasi l’episodio Lo Sceriffo, a metà tra Il Regno Del Fuoco (2002) e Tremors (1990). Alcune dinamiche ripercorrono il road movie o il semplice racconto d’avventura innalzandone però l’aspetto tensivo, toccando in maniera più generica anche i film di pura suspense.

Al centro dei riferimenti cinematografici più di un messaggio importante. Primo tra tutti sicuramente lo scontro tra specie (qualcosa in comune con l’ottusità razzista), in cui si riconosce lo stesso Mando che considera tutti i droidi aggressivi, ma che viene redarguito dall’ugnaught Kuiil che gli ricorda quanto i droidi non siano altro che il riflesso di chi li ha creati. E’ infatti lo stesso Kuiil a riprogrammare un’unità IG – 11 per trasformalo da spietato cacciatore a droide domestico. Sarà poi lo stesso Mando nella Seconda Stagione a dimostrare di aver imparato la lezione. Nell’episodio Lo Sceriffo è proprio lui a difendere i sabbipodi, considerati brutali selvaggi dagli abitanti di Mos Pelgo. Altro tema di estrema attualità affrontato in The Mandalorian è l’appartenenza ad una fazione e lo scopo per cui combatte chi è coinvolto. Nei residui dell’Impero ad esempio si potrebbe vedere una trasposizione degli ultimi movimenti neonazisti, ancorati a ideologie vecchie ed oscure, che difatti non possono nemmeno definirsi idee. Il fatto però che The Mandalorian si focalizzi soprattutto su outsiders del mondo di Star Wars, tra cui oltre ai cacciatori di taglie, confluiscono detenuti ed ex schiavi dell’Impero in cerca di redenzione, il dibattito si allarga anche al cosiddetto lato chiaro della vicenda, quello della Nuova Repubblica che rappresenta comunque una minaccia per Mando e i suoi trascorsi. Una strada che prende forma tra due fuochi insomma e che cerca di farsi giustizia da sola, quella appunto di Din Djarin, disposto a compromettersi e a giocare sporco per raggiungere i suoi comunque nobili fini (è proprio lui ad avvalersi dell’aiuto di criminali). Altra interessante riflessione di The Mandalorian è quella sulla devozione verso le tradizioni. Mando ad esempio è estremamente devoto al Credo del suo clan, ma durante la serie incontrerà anche mandaloriani meno tradizionalisti e più libertari visto che tolgono l’elmo senza problemi. Una spaccatura all’interno di un popolo un tempo rigidamente istruito che sta trovando un modo per liberarsi da queste dure imposizioni.

Nell’episodio Capitolo 9: Lo Sceriffo a tormentare gli abitanti di Mos Pelgo è un gigantesco dragone krayt.

The Mandalorian dunque punta tutto sulla personalità del suo nuovo protagonista e ci riesce alla grande dopo la sequela di personaggi stereotipati o scialbi delle ultime uscite per il grande schermo; in questa serie sono vittime di questa superficialità più che altro (e purtroppo) le donne, delle quali si apprezza sicuramente il fare guerresco (Bo – Katan Kryze interpretata dalla veterana dei blockbuster vitaminici Katee Sackhoff e Cara Dune, la massiccia Gina Carano di Deadpool), ma di cui non si può non notare l’insipidità e la mancanza di espressività. Questo comunque inserito in un prodotto per la tv della qualità complessiva di un film (e forse anche superiore ad un lavoro dello stesso genere); unico neo narrativo forse riscontrabile nella prima stagione in cui si percepisce a volte troppo l’esigenza di giungere ad una conclusione d’episodio, particolare annullato nella seconda stagione che preferisce più continuità di storia e meno auto conclusività (scelta a mio avviso più azzeccata visto che si parla di soli otto episodi ciascuna).

Pedro Pascal (Din Djarin) a bordo della Razor Crest. Dietro di lui Grogu.

Parlando di qualità visiva non ci si può non soffermare su effetti speciali (bellissimi), inseguimenti e combattimenti aerei e spaziali (da urlo) e scenografie (fantastiche), che si alternano alzando continuamente l’azione e la meraviglia visiva, anche se queste sono prerogative del genere e di Star Wars. Ma come detto largamente fino a questo punto The Mandalorian, fortunatamente, non è solo questo. The Mandalorian è la storia classica di due personaggi insoliti, con un fortissimo cuore pulsante. E’ un dramma tra le stelle fatto di amore che cerca stancamente di farsi largo in un futuro che, nonostante abbia superato una guerra, non era mai stato così tanto crudo ed inospitale in tempi ben più violenti. Sarà anche questa una disamina del nostro mondo, permeato delle tensioni di un continuo conflitto silente che non ci tocca ma c’è e molte volte non ce ne rendiamo conto? Tutto questo rende la serie un vero e proprio gioiello, grazie anche all’attenzione ai particolari di Jon Favreau che riesce ad evitare situazioni imbarazzanti quando deve far sollevare la maschera a Mando (ma anzi, lo fa’ anche in grande stile), ed a non incappare nel ridicolo con la rischiosissima scelta di Grogu, lasciando che solo fan e produttori di giocattoli ne rovinassero l’essenza.

Un’ultima considerazione forse un po’ inquietante: i due cardini sono un essere umano mascherato e un alieno che non riesce a parlare. Sono i due personaggi più convincenti del cast. Sarà anche questo un messaggio?

Zanini Marco

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