Submeet – Terminal – Apocalittico? Distruttivo? No! Maccatronico!

Submeet – Terminal

Anno: 2020

Paese di provenienza: Italia

Genere: rock alternativo, post punk, shoegaze

Membri: Andrea Zannunzio Zanini – chitarra e basso; Andrea Guardabascio – chitarra; Jacopo Rossi – batteria

Casa discografica: Lady Sometimes Records

  1. 190720_004
  2. Terminal
  3. Capsule Hotel
  4. Nimby
  5. White Arms
  6. Boelcke
  7. Makkahtronic
  8. RA815 REV. 0
  9. BGY
  10. Audiodrome

L’album in realtà deve ancora uscire (data fissata 24 Gennaio), ma io intanto ve ne parlo, perchè se l’anno inizia carico per me non vedo perchè non lo debba essere anche per voi! Perciò giù dalle brande soldati! I Submeet fanno uscire il primo album (dopo il già intrigante EP omonimo del 2017), si intitola Terminal e a giudicare dai rumori sembra che a Mantova il 2020 sia stato visto come l’inizio di un’apocalisse nucleare.

Immaginate che sul nostro pianeta tutto sia appena stato raso al suolo e non c’è più un cazzo. A un certo punto potrebbe essere la voce di Zannunzio a emergere da un ammasso di lavatrici distrutte. Poi potrebbe essere la chitarra sgangherata ed alienante di Andrea ad emettere piccole scintille. Nel frattempo Jacopo fa’ partire una danza tribale primitiva con tamburi, pentole e fornelli. Quando tutto si unisce nel suo sfogo massimo nella traccia che nomina l’album è una folle tempesta di scariche elettriche che sembra attraversare l’atmosfera evocando l’oscuro presagio di un’eterna dannazione. Non male come inizio per i deboli di cuore. Ma tranquilli, il proseguo è ancora più opprimente e sfiduciato. Dopo la balorda Capsule Hotel, il negativo di qualsiasi rock’n roll concepibile da una mente sana, attacca Nimby, vero e proprio singolone post punk di rara bellezza e rassegnazione. Ma è solo quando le nuvole cominciano a muoversi rapide nel cielo e davanti agli occhi iniziano a stagliarsi deserti di assoluta solitudine, che compare il crepitio desolante di White Arms, perfetta sintesi distruttiva del casino imbastito dai Submeet. A proposito di casino la seguente Boelcke (parla forse di un aviatore tedesco?) è una bordata a metà strada tra l’hardcore e il noise. Quasi due minuti di rutilante pazzia, forse fin troppo caotici.

Makkahtronic è un po’ il pezzo che non ti aspetti. Sembra voler intraprendere un discorso psichedelico, ma poi si rifugia in un assoluto delirio elettronico, ipnotico, ripetitivo e forse un po’ fine a se stesso; ma è certo che il sentimento di smarrimento evocato dai Submeet è perfettamente trasmesso. Tuttavia si fanno apprezzare maggiormente tentativi più riusciti come RA815 REV. 0, emozionante ed oscura danza delle tenebre. Echi spettrali, vagiti psichedelici spinti al parossismo, divagazioni incontrollabili perse nei labirinti dell’industrial; tutto questo è Audiodrome. Traccia che si pone come manifesto per i Submeet e come martirio sonoro per l’ascoltatore. Dodici minuti e venticinque secondi di rumori che si accartocciano e si avviluppano in spirali allucinate. L’adeguata chiusura della descrizione sonora dell’accumulo di macerie post nucleari sulla Terra. Il piano fulgido dei Submeet da Mantova mostra una crescita e allo stesso tempo una perseveranza tematica di tutto rispetto. Occorre fare ancora chiarezza in termini di qualità del suono e in fase compositiva, al fine di apportare maggiore creatività, ma indubbiamente il gruppo sta imboccando una buona strada.

Voto: 7

Zanini Marco

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