Stranger Things 3 – Russi, mostri e i nuovi adolescenti di Hawkins.

Stranger Things 3

Anno: 2019

Titolo originale: Stranger Things 3

Paese di produzione: USA

Genere: fantascienza, orrore

Regia: The Duffer Brothers

Produttore: The Duffer Brothers, Shawn Levy, Dan Cohen, Cindy Holland, Brian Wright, Matt Thunell, Karl Gajdusek, Iain Paterson

Cast: Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhard, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Noah Schnapp, Sadie Sink, Natalia Dyer, Charlie Heaton, Joe Keery, Dacre Montgomery, Maya Hawke, Priah Ferguson, Cara Buono

  1. Capitolo Uno – Suzie, Mi Ricevi?
  2. Capitolo Due – Incubi
  3. Capitolo Tre – Il Caso Della Bagnina Scomparsa
  4. Capitolo Quattro – La Sauna
  5. Capitolo Cinque – L’Esercito Del Mindflayer
  6. Capitolo Sei – L’arma
  7. Capitolo Sette – Il Morso
  8. Capitolo Otto – La Battaglia Di Starcourt

Russia. 28 giugno 1984. Una squadra di scienziati dell’esercito sta mettendo a punto una macchina che possa aprire un varco verso il sottosopra. Un anno dopo, in America, ad Hawkins sembra tutto tranquillo. Sboccia l’amore tra Undi e Mike, come tra Lucas e Max; Will non sembra nutrire grande interesse per le ragazze; Dustin torna da un campo estivo di scienze in cui ha conosciuto l’anima gemella Suzie dello Utah; Nancy e Jonathan, fidanzati ed entrambi dipendenti per The Hawkins Post, compiono le prime esperienze lavorative, come Steve che fa’ il gelataio da Scoops Ahoy e Billy impegnato come bagnino nella piscina di Hawkins. Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza per i ragazzi viene accompagnato anche dall’apertura di un grande centro commerciale, lo Starcourt, dove vanno a divertirsi. Ma l’avvento del capitalismo a Hawkins ha anche sancito la chiusura di diversi piccoli negozi, tra i quali sopravvive ancora stentatamente quello di Joyce, alle prese con il lutto per Bob e con un avvicinamento di Hopper. I veri problemi iniziano quando Will avverte il ritorno del Mindflayer che inizia ad introdursi nel corpo di diverse persone per riassemblarsi ed occupare la nostra dimensione.

Dustin (Gaten Matarazzo) e Steve (Joe Keery) si salutano mimando le spade laser. Dietro di loro Robin (Maya Hawke) assiste un po’ stupefatta.

Una delle serie Netflix di maggior successo, iniziata nel 2016, raggiunge la terza stagione e si dichiara ad un passo dal completamento dell’opera. Come il Mindflayer i fratelli Duffer non fanno altro che riassemblare il solito puzzle; se Stranger Things nasce con il puro intento di portare lo spettatore agli anni ’80 (e soprattutto di far rivivere quel periodo a chi lo aveva già assaporato di persona o attraverso il cinema), su questi binari prosegue il vagone della stagione numero tre. Con più o meno attenzione infatti si può notare come quasi la totalità delle idee espresse derivino da quello o quell’altro film uscito trent’anni fa: Bob Newby è un inventore come Rand Peltzer dei Gremlins (di cui viene citata anche l’attrice Phoebe Cates), il cattivo di turno somiglia in tutto e per tutto allo Schwarzenegger di Terminator, il Mindflayer nei suoi nuovi raccapriccianti modi di comporsi e scomporsi non può che ricordare Alien e La Cosa (1982) e le citazioni si sprecano. Tutto è ben architettato e la bravura con cui i fratelli Duffer hanno ricreato il periodo è da fedelissimi maniaci pazzoidi, tanto che guardare ogni stagione di Stranger Things è come sfogliare un album di ricordi, dove per ogni anno viene sottolineata quell’uscita cinematografica (in questo caso Ritorno Al Futuro e Il Giorno Degli Zombie) o quel prodotto in voga, particolare che delinea un feticismo estremo per gli anni ’80. Considerata poi la suddivisione esplicita in capitoli, si può pensare alla serie come ad un susseguirsi di libri, di racconti, che come l’operato di Stephen King, vanno a completare la storia di un paese afflitto continuamente dal male (una storia infinita che non poteva che essere parafrasata dalla The Neverending Story di Limahl nello spiazzante ed esilarante finale).

Qui entra in gioco la particolarità narrativa di Stranger Things. In molte serie esiste una storia di fondo che prosegue con il passare delle stagioni e che, volente o nolente, deve arricchirsi di particolari un po’ per soddisfare la continua curiosità del pubblico, un po’ per, brutalmente, arricchirsi economicamente. Stranger Things ha un tappeto narrativo che consiste nel fatto che ci sia sempre qualcuno cattivo o troppo curioso che cerca di aprire il passaggio per il sottosopra per farne scaturire gli orrori, e i buoni, rappresentati dai ragazzini e dalle loro famiglie, che cercano di tenerlo chiuso. Da qui non ci si discosta, salvo aumentare leggermente la brutalità con il palesarsi sempre più macabro delle creature. Con questo i fratelli Duffer hanno trovato un pretesto per dare al pubblico ciò che amano del cinema horror e di fantascienza degli anni ’80, ma il vero soggetto della serie, il vero tema (se come dicono terminerà con una quarta stagione) è l’esaltazione del periodo della vita compreso tra l’infanzia e l’adolescenza. In questa fase di crescita dei personaggi è racchiusa l’essenza della serie, nel riviverne le tracce e i momenti cruciali, negativi e positivi, ed è questo che lo spettatore deve aspettarsi di vedere. Nient’altro. Il resto è un puro collage di forti sensazioni cinematografiche di un altro tempo, in cui qui, tra comunisti spietati e laboratori segreti, emerge sicuramente Alba Rossa di John Milius. D’altronde se bisogna parlare di quegli anni come non parlare della Guerra Fredda? Poi se il punto di vista utilizzato è quello americano (mossa prevedibile ma sicuramente anche troppo esasperata in alcuni passaggi), per forza di cose i russi ne vengono fuori malissimo, come la parabola dello scienziato che una volta catturato dai suoi avversari diserta per abbracciare la causa capitalista e consumista occidentale. Sotto questo punto di vista si può dire che Stranger Things sia foriero di un’accesissima propaganda anti comunista un po’ posticcia e fuori luogo. Al contrario della stagione precedente, che per altro partiva malino ma poi si rialzava dalla metà in poi, qui si assiste a qualche caduta di stile verso la fine dopo una partenza densa ed incoraggiante. Il grosso delle proposte migliori sono più o meno condensate nei primi episodi, in cui si conosco i nuovi esiti dei personaggi, le loro nuove vite, mentre la conclusione non offre molto di nuovo e viene un po’ affaticata dalla storia d’amore impossibile tra Joyce e Hopper, che comunque sembra quasi voler mettere in ridicolo l’indole eternamente ostile di lui e la frigidità di lei, peculiarità che decretano una coesistenza instabile e insensata. Non tutto può essere sempre lineare d’altronde.

Da sinistra: Will (Noah Schnapp), Lucas (Caleb McLaughlin), Undi (Millie Bobby Brown), Mike (Finn Wolfhard), Max (Sadie Sink), Jonathan (Charlie Heaton) e Nancy (Natalia Dyer).

Nonostante i difetti Stranger Things 3 può contare su di una solidità non comune, che gli deriva da effetti speciali di livello, da una buona regia e da interpretazioni ottime, tra le quali sicuramente spicca l’intesa tra Maya Hawke (Robin) e Joe Keery (Steve); su quest’ultimo regia e attore hanno fatto un ottimo lavoro arrivando a creare forse il personaggio più riuscito del lotto, capace di passare dai primi episodi in cui era il bullo della scuola alla progressiva perdita di quello scudo che ne nascondeva le insicurezze e i limiti, ora liberate e fuse con un altruismo e una bontà d’animo che lo distinguono e ne mantengono intatto il carisma. Complessivamente comunque dialoghi e rapporti tra i personaggi sono ben resi e mai scontati e contribuiscono a regalare qualche colpo di scena al pubblico. Per concludere non sorprende che, a dispetto dei primi scontri tra genitori e figli dovuti ai cambiamenti dell’adolescenza, siano l’unione e l’amicizia a prevalere, anche se si prevedono adii dolorosi.

Zanini Marco

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