Resurrezione – Lev Tolstoj – Analisi di Eloisa Ticozzi

Resurrezione (traduzione di Clara Coisson)  – Lev Tolstoj – Analisi di Eloisa Ticozzi

Resurrezione è un romanzo di Lev Tolstoj scritto in Russia tra il 1889 e il 1899, ambientato in Russia a cavallo tra Ottocento e il Novecento.  Questo libro rientra nella letteratura classica che vorrebbe divulgare l’amore per gli ideali della giustizia e della spiritualità, in particolar modo servendosi della potenza del Vangelo. Si potrebbe considerare questo libro appartenente alla corrente del Verismo (per la considerazione verso gli emarginati e le iniquità inflitti agli ultimi) e del Romanticismo (per l’amore puro incondizionato verso gli esseri umani).

Pubblicata nel 1899 sulla rivista “Niva” e nel 1990 in volume a Pietroburgo, l’opera fu preceduta da otto redazioni che ne sviluppano il nucleo originario dal titolo Il racconto di Koni, composto nel 1889.  Con il ricavato della vendita dei diritti d’autore del libro, lo scrittore rese possibile il trasferimento in Canada dei Duchobory, una setta religiosa che predicava la non-violenza, a lungo perseguitata dal regime zarista.

Nella seconda metà dell’ Ottocento la Russia perse la guerra di Crimea e negli ultimi anni dell’Ottocento Alessandro II lo zar, venne assassinato dalla Narodnaja Volja, un’organizzazione terroristica rivoluzionaria. Il trono passò ad Alessandro III che ripristinò l’autorità e l’autocrazia.

Il titolo del libro tratta la resurrezione spirituale dei due protagonisti, il principe Dmitri Nechljudov e Katjuša. Il principe l’aveva in gioventù sedotta e abbandonata, non sapendo che lei aspettava suo figlio. Chiamato in una giuria popolare, la ritrova molti anni dopo in tribunale, accusata ingiustamente di omicidio.

Il libro tratta la redenzione dei due protagonisti, il personaggio maschile, si batte in una Russia dove i privilegi sono nelle mani della nobiltà corrotta e rammollita. La vera resurrezione è quella in cui il principe sceglie la via del Cristianesimo e della giustizia terrena, in cui la vita di un uomo in povertà vale come quella dell’uomo abbiente. La protagonista invece, che si è ridotta a prostituirsi, cede il passo a una redenzione spirituale, grazie all’amore di Nechljudov e dell’uomo conosciuto nei lavori forzati, di cui si innamora.

Il libro tratta l’ingiustizia sociale e la spiritualità intensa, in cui la resurrezione verso Cristo è il passo decisivo che permette all’uomo di liberarsi dalla schiavitù della materia.

L’uomo si deve elevare verso una spiritualità pura e arcaica, semplice ma giusta, tramite la quale ogni personaggio dovrebbe, per l’autore, essere supportato da una giustizia sana ed equilibrata. Invece i personaggi nelle galere sono trasandati e infelici, abbandonati solamente alla loro miseria e povertà.

Il protagonista maschile si eleva sopra la nobiltà a cui appartiene grazie al Cristianesimo, perché la religione della nobiltà per lo più è una nobiltà di facciata, non appartenente alla sorgente primigenia della spiritualità.

Ogni uomo nasce libero per natura, non soggetto a sfruttamento o a inedia; egli dovrebbe sostentarsi con un lavoro che gli permetta di essere autonomo e definirsi con una condizione d’essere che lo elevi sopra la materia.

La vera nobiltà materiale di alcuni personaggi stride con la vera nobiltà d’animo di coloro che cercano la giustizia terrena, a costo di perdere (come il protagonista) vantaggi e privilegi tipici del proprio censo.

La redenzione appartiene a tutti gli uomini, anche per quelli che compiono malvagità e si pentono, perché solamente tramite la giustizia e l’autentica sorgente di spiritualità, ci potremo evolvere in esseri umani, iberi e coscienti. Il dono più prezioso per l’autore è la difesa dei più deboli, degli emarginati e degli oppressi, vale a dire dei dimenticati e anche di coloro che hanno scordato la vera solidarietà fra uomo e uomo e fra uomo e natura.

Eloisa Ticozzi

 

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