Crea sito

Recensione: Focara di sangue di Carmelo Greco (Edizioni Fogliodivia)

Focara di sangue di Carmelo Greco (Edizioni Fogliodivia)

 

È da poco uscito “Focara di sangue” (Edizioni Fogliodivia) l’ultimo libro di Carmelo Greco, scrittore, drammaturgo e giornalista siciliano. Si tratta di un romanzo di formazione nel quale assistiamo alla crescita, all’evoluzione ed alla redenzione di Mirko, il protagonista che si trova ad affrontare le difficoltà di un contesto sociale complicato dove bullismo, sopraffazione, rassegnazione malaffare  fanno da padrone. Il romanzo parte proprio con il protagonista che dal seggiolino del treno che lo sta riportando dove tutto iniziò, ripensa ad una notte di undici anni prima, quando cinque ragazzi adolescenti, cresciuti loro malgrado troppo in fretta, sono in attesa che la Focara di Sant’Antonio (tradizione di molti centri della Puglia) abbia inizio. E’ un lungo flashback nel quale Mirko ripercorre anni difficili,  che lo hanno visto privato dell’amore materno e dover far fronte all’inettitudine di un padre debole e rassegnato, che lo hanno visto dover frequentare per cause di forza maggiore coetanei con cui  aveva poco da spartire, a questo si aggiunge la figura del “Barone”,  che teneva in pugno gli abitanti del territorio. Siamo in una Puglia dove vige il caporalato e gli ulivi muoiono a causa della Xylella, dove arrivano i barconi carichi di immigrati pronti per essere sfruttati dalla malavita. In questo romanzo non si punta in verità il dito contro la mentalità criminale che si sviluppa in certe realtà del sud del nostro paese, piuttosto si va ad indagare sulle dinamiche socioculturali che portano i ragazzi ad avvicinarsi al mondo della criminalità, al rapporto spesso complicato tra giovani ed adulti, tra genitori e figli. La caratterizzazione dei personaggi e delle ambientazioni è talmente precisa e profonda che si è portati a provare sentimenti reali verso molti dei personaggi, sentimenti di vicinanza e di empatia verso alcuni ma anche di odio e ripugnanza verso altri. Si riescono a sentire i rumori e i profumi, si riescono a vedere i luoghi narrati tanta è la precisione con cui Carmelo Greco riesce a dipingere con le parole le scene del romanzo. L’uso del dialetto aiuta ancora di più il lettore a calarsi nella vicenda, ad immergersi totalmente nel contesto del romanzo assaporandone ogni sfumatura. E’ senza dubbio un romanzo ben scritto, avvincente, uno di quei libri da cui si fa veramente fatica a staccarsi una volta iniziati, uno di quei libri che una volta terminati ti rimangono dentro a lungo, che fatichi a dimenticare.

 

David Usilla

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.