Nuvola – Fiaba sulla nascita della pioggia – Sandra Pauletto

Nuvola – Fiaba sulla nascita della pioggia – Sandra Pauletto

nuvola

Nuvola era appena nata, era piccola e bianca.

Il cielo azzurro era tutto per lei. Inizialmente fece tante corse qua e là proiettando l’ ombra sui tetti. Ma era così piccola che nessuno se ne accorgeva. Il tempo passava, e tra una corsa e l’altra Nuvola piano piano cresceva, finchè un bel giorno proiettò la sua ombra su un sasso che chiese spaventato: “Ehi, chi ha spento la luce?”

Appena capì  di cosa si trattava, salutandola a gran voce le diceva:

“Che fai lassù? Scendi che giochiamo assieme!”

Era bello per lei aver tanto spazio nel cielo, ma inziava a sentirsi triste, tutti i suoi amici erano giù, e lei non poteva raggiungerli. “Dai scendi” le diceva il fiorellino mentre lei gli faceva ombra.

“Vieni giù” la chiamava l’albero con tutti i suoi rami.

“Non posso” rispondeva sempre più triste. “Sono ancora piccola e bianca, non è ancora il momento per scendere a giocare con voi. Devo diventare grande, abbronzarmi al sole, poi potrò scendere.” Ogni giorno Nuvola diventava un po’ più grossa. “Che vocione hai!” le dicevano le sue amiche rondini volandole attorno. “Stai cambiando, presto andrai a giocare con i tuoi amici di sotto.”

“Lo so” rispondeva “Finalmente sto prendendo colore e diventando grande. Non vedo l’ora di conoscerli da vicino, sopprattutto l’albero, perché ogni giorno mi chiama dicendo che ha bisogno di giocare con me, altrimenti le sue foglie annoiandosi diventeranno tutte gialle e cadranno a terra. Anche per lui mi alleno ogni giorno correndo nel cielo, sento che con questi esercizi mi fortifico, e presto sarò abbastanza grande da poter abbracciarli.”

Pochi giorni dopo Nuvola si svegliò, pronta a fare il suo solito giro nel cielo, ma non riusciva a muoversi, era diventata troppo grande e pesante.

“Accidenti come faccio a raggiungere i miei amici se mi è impossibile spostarmi? Ehi?” provò a dire per chiamarli, ma invece della sua voce, un tuono riempì l’aria. “Voglio scendere” brontolava “ormai sono grande e nera, non posso diventarlo più di così, voglio andare dai miei amici!”

Il vento sentendo i suoi lamenti forti come tuoni, venne in suo aiuto. E soffiando disse: ” Non puoi scendere come nuvola. Le nuvole stanno in cielo, ma se lasci andare tutte le gocce d’acqua di cui sei fatta, allora ti ritroverai a terra da loro”.

Nuvola cercava di capire quello che il vento voleva dirle ma non ci riusciva.

“Non ti capisco! Non so fare quello che mi dici.” Era sempre più triste, non riusciva a muoversi, tutti da sotto la chiamavano dicendo che era pronta, ma lei non sapeva come fare. Dopo aver cercato in tutti modi di scendere, senza riuscirci, si sentì prendere dallo sconforto, e una lacrima scivolò dai suoi occhi e poi un’altra e un altra ancora. Appena le lacrime arrivarono a terra capì che quello era il modo giusto, e dalla felicità iniziò a ridere, ma ridere così tanto che nuove lacrime più belle e gonfie le riempirono gli occhi, e andarono sulla terra ad abbracciare gli amici che le stavano aspettando.

Appena Nuvola completò il suo passaggio dal cielo alla terra, il sole per salutarla e complimentarsi con lei, riempì il cielo con un enorme arcobaleno.

La terra accolse Nuvola con una grande festa, le foglie si fecero lucide, il fiume corse veloce verso il mare, la terra riprese colore e profumò l’aria. La festa durò fino a notte, quando stanca la nuvola piano piano tornò in cielo a riposare, promettendo a tutti che, da lì a qualche giorno, avrebbe ripreso ad allenarsi per crescere e poter, dopo il tempo necessario, ritornare a giocare con loro.

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