L’Uovo Del Serpente – Abel e Manuela sul nascere della Germania nazista.

L’Uovo Del Serpente

Anno: 1977

Titolo originale: The Serpent’s Egg – Das Schlangenei

Paese di produzione: USA, Germania dell’Ovest

Genere: drammatico

Regia: Ingmar Bergman

Produttore: Dino De Laurentiis

Cast: David Carradine, Liv Ullmann, Gert Fröbe, Heinz Bennent, James Whitmore, Glynn Turman, Georg Hartmann, Edith Heerdegen, Kyra Mldeck, Fritz Straßner, Hans Quest

Abel Rosenberg è un trapezista americano disoccupato che vive a Berlino col fratello Max, separato dalla moglie Manuela. Abel è anche ebreo e stare in Germania nel 1923 non è cosa facile per uno come lui. Un giorno ritornando a casa rinviene Max morto suicida. Abel raggiunge quindi Manuela, che lavora in un cabaret – bordello, e le consegna un biglietto che Max aveva scritto prima di uccidersi che recita: “ Un flagello sta per abbattersi su di noi.” Nel frattempo cominciano a susseguirsi diverse morti misteriose e l’ispettore Bauer, che sta tallonando Abel, fa’ ricadere su di lui alcuni sospetti. Lentamente però, dopo aver rincontrato Hans Vergèrus, un amico di infanzia, Rosenberg capisce che ai danni suoi, di Manuela e di altra gente, si sta agitando qualcosa di terrificante e misterioso.

Un po’ di dramma, un po’ di noir e un po’ di orrore; ingredienti miscelati alla perfezione da Ingmar Bergman che, dopo aver parlato della guerra in maniera fantasiosa ma anche realisticamente cruda, torna ai tempi della Germania nazista in procinto di gettare il mondo nel caos.

Liv Ullmann (Manuela) e David Carradine (Abel Rosenberg).


Ci entra dalla porta di servizio, raccontandone un microcosmo capace comunque di dare un’idea della brutalità del momento. Mentre infatti Hitler si prepara per il colpo di stato di Monaco (che come si sa sarà un fallimento), che per il momento divide la Germania fra sostenitori e detrattori, a Berlino forze scure agiscono contro la popolazione ebrea, distruggendone le attività, privandola della libertà e sfruttandola. In questo clima di intolleranza e segregazione vengono a trovarsi Abel e Manuela, artisti circensi rimasti senza lavoro. Bergman, attraverso sequenze più horror di qualsiasi film horror di fantasia, mette in luce cosa significhi essere discriminati e che effetti può avere sulla psiche umana. In questo caso risulta mirabile e angosciante la scena al distretto dove Abel, accusato di omicidio impazzisce e tenta di scappare aggredendo i poliziotti; oppure quella dove ubriaco distrugge la vetrina di un negozio con un sasso e ne malmena il proprietario. Per Bergman perciò la discriminazione, anche solo sospettata, è un male che conduce l’uomo alla pazzia, alla perdita di raziocinio, perchè lo getta in un angolo buio che non merita di occupare. E noi sappiamo bene che quella Germania era in grado di fare molto peggio di destare il sospetto di essere discriminante.

Il regista va a fondo sulla crudeltà dei piani nazisti, con una scena finale volutamente lunga, estenuante e morbosa. Liv Ullmann (Manuela), leggermente cambiata fisicamente, offre un’altra performance maiuscola, accompagnata stavolta da un ottimo David Carradine (Abel), personalità disfatta e malconcia, avvolta dai demoni dell’alcol. A far da cornice a L’Uovo Del Serpente un assetto scenico di primissimo livello, in cui si riconosce una fotografia essenziale ma di alto registro e inquadrature sublimi. Da un punto di vista tecnico un sempre grande Bergman, in una delle sue opere ingiustamente meno considerate.

Zanini Marco

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