La Vergogna – Due protagonisti, una guerra e le sue tragiche conseguenze.

La Vergogna

Anno: 1968

Titolo originale: Skammen

Paese di produzione: Svezia

Genere: guerra, drammatico

Regia: Ingmar Bergman

Produttore: Lar – Owe Carlberg

Cast: Liv Ullmann, Max Von Sydow, Sigge Fürst, Gunnar Björnstrand, Ulf Johansson, Birgitta Valberg, Hans Alfredson, Ingvar Kjellson, Frank Sundström, Vilgot Sjöman, Bengt Eklund, Gösta Prüzelius, Willy Peters, Barbro Hiort af Ornäs, Agda Helin, Ellika Mann, Rune Lindström, Axel Düberg, Lars Amble, Per Berglund, Jan Bergman, Karl – Arne Bergman, Lilian Carlsson, Gregor Dahlman, Nils Fogeby, Karl – Axel Forssberg, Åke Jörnfalk, Eivor Kullberg, Monica Lindberg, Stig Lindberg, Frej Lindqvist, Raymond Lundberg, Brita Öberg, Georg Skarstedt, Nils Whiten

Per sfuggire alla guerra Jan ed Eva Rosenberg, marito e moglie, si trasferiscono in una casa su un’isola guadagnandosi da vivere coltivando. Un giorno però, quando ormai i bombardamenti e gli aerei hanno raggiunto l’isola, un pilota si lancia col paracadute e cade proprio vicino a casa loro. I soldati nemici lo rinvengono morto e danno la colpa a Jan ed Eva. I due riescono a mettersi in salvo miracolosamente ma è solo l’inizio del drammatico concatenarsi di eventi, generato dalla guerra, che li accompagnerà.

Bergman si approccia al cinema bellico mantenendo intatto il suo stile, dove le interazioni umane si antepongono a tutto. Il conflitto qui infatti rimane qualcosa di misterioso e le forze in gioco non sono nemmeno accennate. A trama dischiusa ad emergere è soprattutto il titolo, quella vergogna che forse basterebbe per far capire le posizioni antimilitariste del regista.

E Bergman ce la mette tutta per far sopravvivere la sua malinconica poeticità tra le spire della guerra, a partire dal fatto che i protagonisti sono due violinisti in cerca di una stabilità di coppia, minata tra le altre cose dalla difficoltà ad avere un figlio. Non sembra esserci alcuna implicazione metaforica tra il rapporto dei Rosenberg e le bombe che li investono, quanto più è l’effetto dannoso della guerra su ogni cosa che Bergman vuole sottolineare. Questa sgretola i rapporti, trasforma persone paurose e miti in individui cattivi, conduce alla pazzia e allo smarrimento e non cessa mai di trascinarsi scorie negative appresso. La tensione che il regista estrapola in quasi ogni meandro della storia è funzionale alla scoperta di un sentimento di forte paura nei confronti degli effetti che uno scontro bellico può arrecare ad un semplice cittadino non direttamente coinvolto. A questo proposito è emblematica la terrificante sequenza del carcere. Nella messa in scena La Vergogna rappresenta un esempio unico di cinema bellico in cui le forze avversarie vengono nascoste allo spettatore, ma ne vengono mostrati magistralmente gli effetti devastanti degli ordini esplosivi e delle sparatorie. Sacrificate e poste sullo sfondo le dinamiche più tipiche del genere, in primo piano viene lasciato il meritato spazio alla vicenda Rosenberg, sfortunatissima coppia scivolata nell’occhio del ciclone, costituita da un duo attoriale affiatatissimo, Ullmann e Von Sydow.

Max Von Sydow (Jan) e Liv Ullmann (Eva) nell’intenso finale del film.

Bergman, qui all’opera in uno dei suoi lavori più riusciti ed interessanti, ci mette del suo con un bianco e nero al massimo delle possibilità cinematografiche e una cura per l’immagine da maestro del cinema. Il finale ritrae i Rosenberg letteralmente alla deriva e, come c’era da aspettarselo, è emotivamente disgregante.

Zanini Marco

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