LA SEDIA DEL DIAVOLO approfondimento di T. Breviglieri

LA SEDIA DEL DIAVOLO

 

A Roma esiste un monumento sepolcrale in laterizio attribuito ad Aelius Calliston, ovvero Elio Callisto, risalente alla metà del primo secolo dopo Cristo.

Si trova nel quartiere africano, a nord del quartiere Trieste, a pochi passi da Viale Libia, in piazza Elio Callisto. Il monumento sepolcrale nel corso dei secoli ha subito un crollo, che l’ha trasformato per la credenza popolare da un momento sepolcrale alla sedia del diavolo, altisonante nome con cui attualmente è conosciuto.

Chi si ferma a guardarlo in effetti vede apparentemente una enorme sedia con braccioli e schienale. La struttura così abbondante divenne dimora di fortuna per vagabondi e senza tetto che al suo interno per scaldarsi erano soliti accendere dei fuochi.

Chi vedeva i bagliori dalla strada attribuiva al diavolo quella luminescenza. Quella che vista da lontano sembra essere banalmente “la sedia del diavolo”, la cui credenza popolare sostiene che il crollo sia stato proprio opera del maligno per trasformarla nel suo trono, è in realtà un’opera di pregio.

Il sepolcro è costruito con la forma di un tempio, su due piani, in laterizio, che è un materiale ceramico a pasta porosa, usato in edilizia da tempi molto antichi. Ai lati troviamo delle piccole finestre inquadrate da paraste corinzie e sormontate da un fregio in cotto, dove mattoni di diversi colori, danno l’effetto di una struttura lapidea isodoma. Mi soffermo nello spiegare in cosa consiste la “parasta”. In sostanza è un pilastro inglobato nella parete da cui sporge leggermente. L’isodoma invece è un antica tecnica di costruzione usata molto nell’architettura classica monumentale.

Ma torniamo al sepolcro in cui troviamo anche una scala ricavata nel podio e che conduceva alla camera sottostante, con due arcosoli in ognuna della pareti. Gli stessi arcosoli sono sormontati da cinque nicchie sopra le quali si aprono delle piccole finestre. Il pavimento è un bianco mosaico e le pareti sorreggono una volta a vela che è un sistema architettonico utilizzato di rado nel periodo suddetto.

La camera superiore, era usata per i riti funerari ed è coperta da una calotta su scuffie sferiche; sulla parete di fondo troviamo una nicchia ad arco posta tra due colonnine laterizie e al centro una parete che sporge in avanti con una nicchia più piccola a forma di conchiglia. Infine sulle pareti laterali troviamo altre nicchie a forma rettangolare sormontate da un timpano e un davanzale posto su mensole.

Ma come ben sappiamo al popolo piacciono le leggende e le cose misteriose sul conto della sedia del diavolo ovviamente non mancano. Si racconta che Zum Thurm, alchimista, abbia scritto con sei delle pietre rimaste dopo il crollo la parola “cabala”.

Chiunque fosse in grado di trovarla deve battere per tre volte il pugno contro il muro pronunciando quella che dovrebbe essere una sorta di formula magica: “Voglio che la mia vita cambi”, ma essendo la formula così generica non è garantito che il cambiamento sia sempre in meglio, del resto il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Ma le proprietà magiche della pietra della sedia del diavolo, secondo la credenza popolare, non sono ancora finite.

Si dice che grattandone le mura e raccogliendo il materiale scavato sia possibile preparare pozioni magiche, sia di guarigione (o vita eterna?) sia filtri d’amore.

Alcuni affermano che se si incide il proprio desiderio sulla pietra della sedia del diavolo questo si avvera, ma è una pratica che sconsigliamo onde evitare di incorrere in reati penali.

La leggenda più vicina a noi ci porta al XIX° secolo, quando Giovanni, un pastore, arrivò alla sedia del diavolo rincorrendo una sua pecora che le era sfuggita, la sola vicinanza alla struttura diede al giovane poteri taumaturgici, ma quando il potere svanì (posto che ci fosse mai stato) il giovane fu accusato di stregoneria e dovette darsela a gambe.

Per chi fosse interessato a visitare questo particolare monumento, ecco qui alcune utili indicazioni. Il quartiere Trieste in cui è ubicata la Sedia del diavolo è raggiungibile dalla metropolitana B, direzione Jonio, fermata Libia (cinque fermate da Roma Termini). Poi, si esce dalla stazione Libia dalla parte di viale Libia. Pochi metri a sinistra, dall’altra parte della strada si trova l’imbocco di via Tigrè che si percorrerà fino a via Tripolitania (seconda a sinistra), proseguendo fino all’imbocco con via Migiurtinia (prima a destra). Dritto per questa via si arriva a piazzale Elio Callistio, et voilà. Arrivati … e ora godetevi la vista della sedia del diavolo.

Precedente Voivod - Nothingface - I Voivod si addentrano definitivamente nel prog. Successivo RECENSIONE – LA DISTANZA PIÙ BREVE – VINCENZO MAIMONE

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.