La persistenza degli Opposti. La mostra di Dalì a Matera

La persistenza degli Opposti. La mostra di Dalì a Matera

Matera potrete camminare tra le opere di Dalì, fino al 30 novembre 2019

La Persistenza degli Opposti è un percorso museale pensato per rappresentare i principali dualismi concettuali dell’arte di Dalí. Dalí era un uomo di opposti, e tale fu la sua filosofia. La sua operazione, quella di fondere visualmente e concettualmente idee apparentemente contrarie, è l’espressione stessa del grande dualismo fra razionale e irrazionale che pervade la sua opera. I quattro temi scelti per il percorso museale sono il Tempo, gli Involucri, la Religione e le Metamorfosi.

Il tempo per Dalí è una costante incostante, rappresentata nella sua mollezza.

È impossibile ormai, con le scoperte scientifiche del ventesimo secolo, interpretare il tempo come qualcosa di fisso. La relatività permea ogni cosa, e porta con sé la paura della morte, del passare dei giorni, e tutte le ansie dell’uomo moderno. Dalí ne è sommerso: tramite il metodo paranoico-critico, egli scandaglia e conosce ogni agitazione del proprio inconscio, riuscendo così a mettere su tela quella “paranoia” che è per lui una malattia cronica.

Centrale nel pensiero e nell’arte di Salvador Dalí è il contrasto tra un involucro duro e un interno molle.

Il contrasto esterno/interno è in accordo con la concezione psicologica per cui gli individui costruiscono difese protettive (dure) intorno alla vulnerabile psiche (morbida). Il riccio di mare, figura pregna di significato per l’artista, con il suo esoscheletro irto di spine ne è un esempio. Lo stesso Dalí è duro e morbido al medesimo tempo. Quello che di lui vede la gente è l’esterno duro. Il suo gusto per lo spettacolo, le azioni bizzarre, le affermazioni stravaganti, deviano gli occhi degli spettatori dal vero Dalí.

La religione ha giocato un ruolo centrale nella vita del pittore dagli anni ’50 in poi.

Dalí aveva sviluppato la cosiddetta “mistica nucleare” dopo l’esplosione atomica del ’45. Iniziò così a reinterpretare figure religiose attraverso l’utilizzo di concetti scientifici e giochi spaziali. «A un ex surrealista non può capitare niente di più sovversivo che diventare mistico e saper disegnare. Io vivo al momento entrambi questi tipi di forza. […] la gravissima crisi del misticismo daliniano si fonda essenzialmente sul progresso di particolari scienze della nostra epoca, soprattutto sulla spiritualità metafisica della sostanzialità nella fisica quantistica»

Dalí visualizza le forme del suo inconscio con estrema precisione.

Con Dalí si sovrappongono due universi: quello della realtà pura, atavica e geologica e quello della coerenza oggettiva del mondo onirico. Egli vede, secondo la luminosità, una roccia trasformarsi in un cammello o in un gallo.
La corrente surrealista rappresentava i processi dell’inconscio, proiettando liberamente pensieri, immagini e parole senza alcun freno inibitorio, indebolendo i confini tra mondo onirico e mondo reale. Spesso i soggetti surrealisti perdono le loro forme originarie e la loro naturale collocazione.

Tre statue monumentali:
Danza del Tempo
Elefante Spaziale
Piano Surrealista
Nelle Chiese Rupestri di San Nicola dei Greci e della Madonna della Virtù saranno esposte oltre 200 opere.

Il complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci è un sito plurimillenario che affonda le sue radici e la sua memoria agli inizi della storia della Terra.

La Chiesa di Madonna delle Virtù risale, secondo alcune fonti, al XII secolo come periodo di escavazione. Così come tutte le chiese rupestri del territorio materano, si contraddistingue per la sua “architettura in negativo” che la rende unica nel suo genere. Nonostante sia interamente scavata nel banco calcarenitico, presenta tutti gli elementi architettonici tipici di una basilica a tre navate di stile romanico.
L’unicità di questa chiesa rupestre si manifesta non solo nella sua articolata architettura, ma anche negli affreschi più tardi rispetto alla datazione della chiesa.
Dopo un periodo di abbandono in cui la chiesa diventa una discarica abusiva, nel 1967, a cura e spese del Circolo “La Scaletta”, la chiesa è stata interamente restaurata riproponendo l’originaria impostazione della pianta e dell’ingresso e ricostruendo l’ingresso nell’abside centrale.

La chiesa di S. Nicola dei Greci si sviluppa in due navate divise da un muro e terminanti entrambe in un presbiterio. La cripta acquista valenza soprattutto per la sopravvivenza di importanti affreschi che, nonostante l’ingiuria del tempo e le continue erosioni delle pareti rocciose, permangono a testimoniare la successione, nelle diverse epoche, del gusto e della cultura locale.
Collegati alla tradizione bizantina dell’XI-XII secolo, gli affreschi confermano i caratteri bizantineggianti della cripta. Tra i più importanti e meglio conservati ricordiamo il “trittico” affrescato dei Santi Nicola, Barbara e Pantaleone che campeggia nel catino absidale di sinistra, datato al XIII secolo, e la Crocifissione con la Vergine e san Giovanni Evangelista, del XIV secolo.
Degne di nota, inoltre, sono le tombe di tipo barbarico che si aprono lungo il pavimento della navata destra e sul pianoro sovrastante che testimoniano l’uso cimiteriale dell’area in età medievale.
L’area occupata dalla chiesa di San Nicola dei Greci è di notevole importanza anche per i reperti archeologici che sono stati rinvenuti. Questi ultimi sono testimonianza fondamentale per la lettura dell’abitato indigeno, dell’età del ferro e dell’epoca arcaica e insieme ad altri ritrovamenti nella zona circostante, confermano che la zona della Civita è sempre stata frequentata, senza soluzioni di continuità.

ORARI

Dal lunedì al giovedì: dalle 10.00 alle 18.00

Dal venerdì alla domenica: dalle 10.00 alle 20.00

N.B. Un’ora prima della chiusura del complesso sono previsti l’ultimo ingresso e la chiusura della biglietteria

 

Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale www.daliamatera.it

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