Intervista a S. di Fragments – Domande e risposte dall’Insane Asylum.

Intervista a S. di Fragments.

Dopo aver recensito l’EP A Musical Guide To Understand Mental Illness abbiamo chiesto a S., mente e braccio del progetto Fragments, di sottoporsi ad un’intervista che, nonostante la sua situazione non facile, siamo riusciti a pubblicare. Buona lettura.

  1. Ciao S. ! Benvenuta tra I Gufi Narranti. Innanzitutto ho una curiosità: come hai fatto a conoscere il nostro blog? Sinceramente ho cercato qualsiasi sito/blog/webzine che trattasse di musica a cui poter inviare il mio album e il press kit. Ed è così che sono capitata sul vostro blog. Ammetto che non lo conoscevo prima, non ho mai fatto promozione – anche perché questo è il mio primo album – e mi sono ritrovata a doverlo “pubblicizzare” da sola. Ho dato un’occhiata, mi è piaciuto e ho deciso di inviarvi il mio materiale. E si è rivelata la scelta giusta.
  2. Come è avvenuto invece il contatto con Toten Schwan Records? E’ un’etichetta che sembra molto attiva nell’underground ed interessata a generi differenti! Esatto. È proprio questo il motivo per cui ho inviato il mio demo a TS. È da un po’ che seguo la label e ho sempre trovato parecchio interessante ogni release, anche quelle che si allontanavano un po’ di più dal mio genere. Ho trovato Marco Valenti, che ha subito apprezzato il mio lavoro e con cui si è creato un rapporto che, a quanto pare, ha dato i suoi frutti. Io mi sono occupata delle questioni artistiche, lui di tutto il resto, il press kit lo abbiamo realizzato insieme. Insomma, ci siamo trovati e abbiamo lavorato (credo) bene, viste le recensioni positive che l’album sta ottenendo.
  3. Da quanto esiste il progetto Fragments? Da quanto componi musica elettronica? Allora. Il progetto esisteva nella mia testa da un po’ di tempo, ha iniziato a concretizzarsi lo scorso maggio e ho iniziato a lavorarci seriamente a fine luglio/inizio agosto, e devo ringraziare il mio amico V. che mi ha spinta a provarci, anche come “cura” per la mia depressione. Confesso con un po’ di vergogna di averci messo una settimana a scaricare Ableton. E infatti un sacco di suoni li ho registrati da un’app trovata per caso e ho usato il programma solo per mixarli e sistemare i volumi. Calcola che sono partita proprio da zero. Chi doveva darmi lezioni è sparito nel nulla e quindi mi sono dovuta arrangiare. Io e la tecnologia viaggiamo proprio su due binari paralleli, ma fortunatamente Ableton è molto intuitivo e, non so dirti esattamente come, alla fine sei tracce decenti sono uscite. In realtà volevo evitare di parlare, o comunque di fare musica, sulla mia malattia. L’idea iniziale era completamente diversa, i “frammenti” che avevo in mente erano altri, ma poi il fatto di parlare del mio disturbo (BPD), e soprattutto della morte di F., si è imposto come una necessità, non so nemmeno spiegare come e perché, e quindi il progetto ha preso questa direzione.
  4. Di chi sono le urla registrate in Nightmares Seem So Real?Vuoi la verità? Non ne ho idea. Se non ricordo male le ho prese da YouTube e le ho convertite e modificate un po’. Però ricordo chiaramente che la traccia l’ho composta dopo una notte terribile, piena di incubi. Sinceramente sono un po’ in difficoltà a rispondere ad alcune domande, perché ho ascoltato l’album talmente tante volte che mi è venuto a noia e stavo anche pensando di smollare tutto. Per fortuna Marco mi ha convinta a continuare, per questo devo proprio ringraziarlo.
  1. Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio recupero delle sonorità anni ’80 per quanto riguarda la musica elettronica. Il fenomeno della retro wave ha visto l’affermarsi di DJ come Perturbator, Carpenter Brut, Com Truise. Pur interpretando questa musica in maniera differente da questi artisti, ti sei sentita in qualche modo spronata ad intraprendere questo percorso anche grazie alla loro nascita, o lo hai intrapreso in maniera indipendente, senza farti influenzare? A dire il vero non mi sono fatta “influenzare” da nessuno, almeno non in modo conscio. O meglio, mi sono fatta influenzare dalle persone che ho conosciuto durante i miei ricoveri. Semplicemente, pensando a loro, e ovviamente anche a me stessa e a ciò che provo a causa del mio disturbo, è stato come se i pezzi si componessero da soli. Sulla mia pagina Facebook tra le mie influenze ho scritto soltanto “all the crazy people I know”. Talkin to my shrink l’ho composta davvero dopo una seduta con il mio strizzacervelli. E Insane asylum l’ho realizzata in ospedale con un’app perché non avevo con me il pc (in molti dicono che è la traccia più debole dell’album. A me non dispiace. È ripetitiva, è vero, e questo in parte dipende dal fatto che non avevo un programma adatto, ma in parte la ripetitività è voluta, nel senso che ripetitiva è la “vita” trascorsa in un reparto psichiatrico. La rifarei uguale ora che sono di nuovo ricoverata). Per altri progetti a cui sto lavorando ti so dire a chi mi sto ispirando, posso farti i nomi di Palmbomen II e il dj Boring di Winona, ma per questo album non saprei proprio, ci sto pensando adesso per la prima volta ma non mi viene in mente nulla.
  2. Nelle influenze stilistiche riportate sulla pagina Facebook di Fragments c’è anche la voce “movie”. Ci sono colonne sonore che ti piacciono e ti ispirano particolarmente? Magari hai anche qualche film da consigliarci? Potrei scrivere un tema per rispondere a questa domanda, ma per il bene dei lettori cercherò di essere breve. Il mio progetto nasce proprio dalla mia passione per il cinema. A musical guide infatti è molto diverso da ciò che pensavo di realizzare. Quando ad aprile uscirà il mio secondo album (Drama, per Intelligent Models) tutto sarà più chiaro. Quando prima parlavo di “frammenti” diversi, mi riferivo alle citazioni dei film che più mi piacciono. Se qualcuno ha ascoltato la prima vera traccia che ho composto, Tracey, avrà capito -spero- il mio intento. Tutto è nato dall’idea di unire le mie due passioni, musica e cinema. Io mi sono laureata con una tesi in cinema, e ho sempre prestato molta attenzione alle colonne sonore. E quello che volevo fare era prendere pezzi di dialoghi e comporre una sorta di nuova soundtrack. Il film da cui sono partita è The Tracey Fragments. Quasi nessuno lo conosce. È una produzione indipendente canadese con Ellen Page, credo non sia stato doppiato in italiano (meglio così. Il doppiaggio è una pratica che dovrebbe essere abolita imo). Per quanto riguarda le colonne sonore che mi piacciono, sarò banale ma Trainspotting è al primo posto, insieme a Ex Drummer. Poi adoro la colonna sonora di ogni singolo film di Godard, il mio regista preferito insieme a Buñuel. Prénom Carmen è il film che mi piace meno, ma ha la colonna sonora più bella. Tra l’altro, un uso simile della colonna sonora si trova in alcuni film di Lynch, tipo Mulholland Drive. Ed è scontato dire che mi piace un sacco la colonna sonora di Twin Peaks.
  1. Hai avuto modo in passato di portare in giro la tua musica? Se si, com’è stato il riscontro del pubblico? Mai suonato live, mai fatto un dj set (una volta ho messo qualche disco con dei miei amici ad una festa di compleanno, ma giusto per provare). Attualmente non sarei in grado di farlo. Non sarei proprio capace, lo ammetto. Ho bisogno di qualcuno che mi insegni. E poi io sono super timida, cioè, non riesco nemmeno ad immaginarmi mentre suono di fronte ad un pubblico. Tra i miei progetti c’è anche la collaborazione con dei miei amici che hanno un gruppo elettro punk, Brigade Bardot. Ecco, magari insieme a loro lo farei. Anche perché i loro live sono tutti particolari. Posso paragonarli solo a quelli dei CCCP (che ovviamente ho visto solo in video), uno di loro è tipo un nuovo Fatur, gli manca giusto un’Annarella (: forse insieme a qualcun altro avrei meno vergogna (ma non assicuro nulla, penso di dover imparare ancora un sacco di cose prima).
  2. Quali sono i tuoi desideri per il futuro di Fragments? Riuscire a comporre qualcos’altro? Be’, indubbiamente. Ad aprile esce il mio secondo album per la nuova label di Chino Amobi, Intelligent Models. Non vedo l’ora ovviamente, ma sono anche mega in ansia. Cioè, passare da un’etichetta italiana alla label del più importante (imo) produttore di musica elettronica a livello internazionale… E pensare che l’album l’avevo proposto ad alcune etichette di amici di Milano e nessuno si era mostrato particolarmente interessato. Buon per me. Con Chino già ci avevo parlato su Facebook o Instagram e quando ho saputo del suo nuovo progetto e lui mi ha chiesto di mandargli del materiale pensavo “ok, mi dirà: carino ma no grazie”. E invece… Poi come dicevo ho in ballo altri due album, quello con Brigade Bardot e un altro, piuttosto intimo, ho già scritto i testi e insomma, mi espongo un sacco, magari esce solo una roba triste e noiosa sulla mia depressione, chissà. E poi, dopo la release di aprile, ho intenzione di fondare un collettivo con una mia amica (il suo progetto, Abençoada, per me è una bomba). Però non voglio anticipare niente, e poi la cosa è un po’ in stallo ora che sono in ospedale.
  3. Ci sono dei gruppi o musicisti, anche di generi differenti da quello di Fragments, che ti piacciono molto e che ci consiglieresti? Io vado molto a periodi. Adesso non sto ascoltando praticamente niente perché posso usare il telefono solo mezza giornata, faccio qualche chiamata e devo già riconsegnarlo. Però se potessi ascolterei cose tipo Current 93 o Nick Cave, roba allegra insomma. Qui mi sono fatta portare tutti i cd dei CCCP, che sono in assoluto il mio gruppo preferito. Cioè se dovessi scegliere un solo gruppo da ascoltare da qui alla mia morte sarebbero loro, senza dubbio. Comunque se dovessi consigliare qualcosa direi Facialmess perché ho notato che non se lo fila nessuno. Noise da farti venire male alle orecchie, ma quel dolore piacevole (sì, sono un po’ masochista).
  4. Ciao S. . Concludi come preferisci questa intervista. Noi ti ringraziamo per la disponibilità, per la musica e ti facciamo un in bocca al lupo. Forza! Non mollare! Mmh sono un po’ in difficoltà, non sono brava con le conclusioni. Ti ringrazio per la recensione e per questa intervista, e ovviamente invito tutti a comprare la cassetta (; Non so cosa ne sarà di me, sto passando un periodo del cazzo e ho paura di non riuscire a fare tutto ciò che ho in programma. Praticamente la musica è l’unica cosa che mi è rimasta, e quindi credo sia normale essere preoccupati. Non so perché mi è venuta in mente una foto di Cory Kennedy con una borsa con scritto “Shopping cures depression”. Io ci avrei scritto “music”. Non so se effettivamente la musica mi stia aiutando in questo senso, ma di sicuro è un modo per sfogarsi. Quando non ho nessuno con cui parlare (spesso) o faccio musica o scrivo. Spero che chi ha i miei stessi problemi ascoltando l’album si senta almeno un po’ meno solo. Soltanto questo. E chi fortunatamente non li ha possa capire meglio come una persona che soffre di BPD si senta. Mi sono accorta che purtroppo molta gente è davvero ignorante, dopo che mi sono ammalata al lavoro non mi lasciavano fare due turni di fila in cassa perché pensavano che non potessi reggerli. Ok, sono border, non ritardata. Vorrei che le persone lo capissero. Certo, magari in alcune cose ci vuole un po’ più di tatto perché sono iper sensibile, ma a parte questo voglio essere trattata come una persona normale. Vedere che faccio pena a quelli che un tempo reputavo miei amici è la cosa peggiore. A me è capitato tante volte, ormai sono abituata, ma non voglio che succeda a qualcun altro. Quindi ecco, concludo così, spero che la mia musica faccia riflettere la gente. Lo dice già il titolo dell’album. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Nel corso della recenzione S. ha citato Brigade Bardot e Abençoada, e visto che noi ci teniamo che voi conosciate quanta più musica possibile, vi forniamo i link per ascoltare la loro musica.
    soundcloud.com/brigadebardot soundcloud.com/aben-oada666
Precedente Filastrocca delle mani - Sandra Pauletto Successivo Il Caso Spotlight - Importante film d'inchiesta ma stesura senza sussulti.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.