Intervista: Alfio Privitera – Le campane di San Carusaru – Dialoghi

Intervista: Alfio Privitera – Le campane di San Carusaru – Dialoghi

 

Alfio Privitera

 

Abbiamo da poco recensito “Le campane di San Carusaru” (Dialoghi) di Alfio Privitera e abbiamo ora la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con lui per parlare del suo ultimo libro, farci raccontare qualcosa di lui e dei suoi futuri progetti

Buongiorno Alfio, grazie per aver accettato di chiacchierare con noi. Mi permetto di darti del tu se per te non è un problema:

  • È la prima volta che ti recensiamo e che quindi abbiamo il piacere di intervistarti. Ci piace prima di tutto conoscere meglio l’autore che andiamo a scoprire di cui impariamo ad apprezzare le opere. Assieme all’artista ci piace conoscere l’uomo. Ci puoi raccontare qualcosa di te?

Buongiorno e grazie per l’intervista. Sicuramente è più facile raccontare storie che se stessi. Ci provo. Vivo felicemente con la mia compagna e la figlia in una casa immersa nel verde a Gravina di Catania. Con loro condivido la passione per i libri, la musica, il cinema, il teatro e i fumetti. Ho studi classici e ho lavorato per circa trent’anni in uno studio medico. Sono musicista quando occorre, ma principalmente mi occupo di fogli parlanti.

 

  • Amedeo è il protagonista del tuo ultimo libro ed è un personaggio molto particolare. Come è nata l’ispirazione che ti ha portato a raccontarne le gesta?

 

Il sagrestano Amedeo protagonista del romanzo prende spunto da una filastrocca popolare ancestrale che mi raccontava mia nonna. Per noi bambini di paese la figura ormai scomparsa del sagrestano, ovvero colui che governava l’organizzazione della parrocchia e che gestiva l’uso delle candele e delle campane, era una persona misteriosa e inquietante. Ovviamente Amedeo è un personaggio frutto della fantasia, vittima consapevole e furbacchiona di questa fiaba nera ed è stato divertente vestirlo di grottesco e stravaganza. Ugualmente pittoreschi sono tutti gli altri personaggi e le situazioni che vanno via via intrecciandosi in questo “road movie” che si snoda tra paese e campagna circostante. Da questa immagine infantile, un sagrestano che trova un soldo sotto una panca è nato il romanzo.

 

  • Questo se non sbaglio è il tuo primo romanzo. Cosa ti ha spinto a cimentarti con l’arte della scrittura?

 

Piuttosto cosa è più corretto dire chi mi ha spinto a scrivere. La mia compagna. In verità in un passato recente avevo già scritto e messo in scena pièces teatrali, sceneggiature per cortometraggi e testi di canzoni, ma questo è il mio primo romanzo. Anche se il soggetto de “Le campane di San Carusaru” mi gironzolava in testa da tempo è stato lei lo sprone che ha permesso di vincere la mia pigrizia.

 

  • Hai descritto il paesino di San Carusaru ed i suoi abitanti in maniera magistrale. A cosa ti sei ispirato nel creare questo stravagante microcosmo?

Nessuna ispirazione in particolare. È un viaggio a ritroso nella memoria tra la gente, nelle strade, nelle piazze, nel quotidiano. Una cruda realtà sociale che si scontra con personaggi immaginari e situazioni tragicomiche dove l’ironia sopravvive alla poesia e la redenzione al peccato.

 

  • Hai attinto a piene mani al dialetto siciliano nel raccontare questa storia. Cosa credi possa aggiungere e cosa possa togliere l’uso del dialetto nell’economia di un romanzo?

 

Tutto dipende dal soggetto, dall’ambientazione, dai personaggi, in poche parole dallo scrittore, dalle sue circostanze e dalla sua sincerità. Ai libri ben scritti, esatti, eruditi, ricercati preferisco quelli poveri, diretti, essenziali, sbagliati…dalla gente e per la gente. Io credo che nel mio romanzo l’uso del dialetto, del parlato immediato secco e scarno sia fondamentale a creare il giusto impatto emotivo e a rendere autentiche persone, immagini e fatti. Il linguaggio volutamente “basso” impone giustizia alla narrazione che altrimenti perderebbe di credibilità e funzionalità. Un libro deve essere tante cose, ma non menzogna. Ovviamente è un punto di vista.

 

  • Oggi viviamo un periodo storico assai complicato, un periodo storico in cui soprattutto il mondo dell’arte in genere rischia di subire grossi danni. Come ti sei organizzato per promuovere di persona il tuo romanzo? Fai delle dirette sui social, oppure?

Uso internet, i siti e i blog letterari, ma ho ritrosia per i (dis)social. Preferisco promuovere il mio libro col contatto diretto tramite presentazioni, eventi culturali, passaparola di amici, biblioteche. Purtroppo il periodo è terribile per qualsiasi attività. Ma dopo la pioggia viene sempre il sereno, non è così che si dice?

Un grazie enorme per l’intervista e per il tempo dedicatomi.

Un abbraccio.

Alfio Privitera

Grazie a te per la disponibilità arrivederci a presto sulle pagine de I gufi narranti

David Usilla

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