Intervista a Vito Bruschini sul suo nuovo romanzo “Miserere”

VIto Bruschini

Intervista a Vito Bruschini sul suo nuovo romanzo “Miserere”

Innanzitutto ringrazio Vito Bruschini per la disponibilità e parto subito con la prima domanda:

D. Come nasce l’idea di un secondo attentato a Papa Giovanni Paolo II? E’ una semplice ipotesi di qualcosa che poteva facilmente accadere o è solo lo spunto per avviare tutto l’intreccio?

R. Nel novembre del 1985 la squadra Catturandi dei carabinieri della Caserma milanese di via Moscova, dopo una serie di appostamenti e indagini tra Torino e Milano, fermarono una banda di turchi che trafficava in droga, soprattutto cocaina. La facevano arrivare dalla Turchia, transitare per Brindisi e quindi la smistavano nel nord d’Italia. In una banca di Losanna avevano già accumulato svariati miliardi di lire. Durante un interrogatorio, uno dei turchi confessò che quei soldi servivano per organizzare un attentato contro papa Wojtyla. L’attentato anche questa volta, come avvenne anche per quello fallito da Alì Agca di quattro anni prima, era stato organizzato dall’ala degli irriducibili del KGB che vedevano in pericolo l’impero sovietico. Il papa a quell’epoca stava finanziando in Polonia il sindacato di Danzica, che si stava opponendo al governo filosovietico del generale Jaruzelsky. C’era il rischio che la determinazione del popolo polacco riuscisse a vincere il braccio di ferro con il generale per ottenere un regine più democratico, lontano dall’influenza sovietica. In effetti proprio in quei mesi Gorbaciov stava trattando con il presidente americano Reagan per un incontro che sancisse la fine della guerra fredda, cosa che poi avvenne. Ѐ di poche settimane fa la rivelazione di uno 007 britannico che in quei mesi lui stesso sventò un attentato a Gorbaciov organizzato dal medesimo gruppo di irriducibili del KGB. Ecco, da qui è partito lo spunto per raccontare come il killer, conosciuto con il nome in codice di Miserere, organizzò l’attentato. Tutti sappiamo che fallì perché Wojtyla è morto nel suo letto dopo una lunga malattia. Ma il come e perché costituiscono la trama di questo racconto.

D. Parliamo di Miserere. Personaggio forte, umano, affascinante. Si è ispirato a qualcuno in particolare per poter delineare così bene le sue contraddizioni psicologiche?

R. Stanislav Petrov si chiamava l’ufficiale che nel 1983 salvò l’umanità dalla catastrofe nucleare. Fu lui a decidere di aspettare a lanciare la ritorsione atomica contro gli USA, quando sugli schermi dei suoi radar comparvero le tracce di cinque missili in arrivo su Mosca. Era un falso allarme, dovuto a computer difettosi. Doveva diventare l’eroe dell’URSS, ma al contrario i sovietici, per non rivelare al mondo l’inadeguatezza del loro sistema difensivo, lo mise in pensione anticipata. Ho immaginato la frustrazione mista a rabbia di quest’uomo e ho deciso di farne l’eroe del romanzo.

D. Il romanzo è ambientato nei primi anni 80. Sono trascorsi quindi quasi quarant’anni da quel periodo. Quanto pensa che sia aumentato il “marciume” nel sistema che si nasconde dietro la roccaforte di Città del Vaticano?

R. La Chiesa è costituita da uomini. L’uomo sembra nato e conformato per il Potere. Anche all’interno del Vaticano, come nello stato laico, ci sono gruppi di potere. Alcuni di loro lottano per gestire le cose terrene, altri per diffondere un messaggio di pace e fratellanza. A noi scegliere da che parte stare. Quindi per tornare alla sua domanda, il “marciume” non è cresciuto, né diminuito… si mantiene sempre stabile.

D. Domanda pazzerella. Perché nessuno ha mai cercato di togliere di mezzo Papa Francesco? E viceversa, secondo lei quante mani hanno virtualmente cacciato fuori una figura autorevole e preparata come quella di Benedetto XVI? Ha mai pensato di scrivere un libro su questo?

R. Ci siamo domandati perché mai Papa Francesco non viva nel Palazzo Apostolico, quello per capirci dove si affaccia tutte le domeniche per l’Angelus? Perché vive in un appartamentino di soli 50 metri quadrati al secondo piano dello stabile di Santa Marta? Bergoglio ha vissuto in Argentina gli anni turbolenti del generale Videla e sa come proteggersi dai nemici. In quanto a Benedetto XVI, mi ha dato una bell’idea. Ci penserò…

D. Si può dire che, tutto sommato, il suo libro parli di redenzione? Nonostante tutto, c’è più di un personaggio vittima di un vero e proprio travaglio di coscienza…

R. Questa sua riflessione è molto vera. Io sostengo, o almeno mi piace pensarlo, che tutti gli uomini, anche i più immorali e corrotti, se riescono a trovare una giusta motivazione alla loro vita, possono riscattarsi e non dico diventare “buoni”, ma almeno raggiungere una dimensione più “umana”.

(D. Esiste un calendario delle presentazioni del suo libro in giro per l’Italia? O può anticiparci qualche data?

R. (eviterei questa domanda Sandra perché ancora oggi a un mese dall’uscita non sono riuscito a organizzare neppure la prima presentazione qui a roma. La sostituirei con la classica:….)

D. Progetti?

R. Per scaramanzia non si dovrebbero dire, ma io non sono superstizioso e in questo momento sto lavorando contemporaneamente alla presentazione (gli addetti ai lavori le chiamano “bibbie”) di tre miei romanzi opzionati da tre diverse produzioni cinematografiche (di cui una americana) per delle lunghe serie tv. Inoltre sto scrivendo la sceneggiatura di Miserere che diventerà una graphic novel, disegnata dal grande Vincenzo Giordano e che uscirà al festival del fumetto di Lucca a ottobre del 2019.

Grazie ancora a Vito Bruschini  per aver accettato l’intervista e in bocca al lupo per il suo nuovo libro “Miserere” che siamo certi scalerà le classifiche come sempre accade con i suoi romanzi!

Didi Agostini

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