INTERVISTA A STEVEN AMSTERDAM – LA VIA PIU’ FACILE – Biplane edizioni

INTERVISTA A STEVEN AMSTERDAM AUTORE DE LA VIA PIU’ FACILE – Biplane edizioni

Steven Amsterdam

 

Innanzitutto ringraziamo Steven Amsterdam per la disponibilità nonché l’editore per aver reso possibile l’intervista.

Dopo aver letto e recensito il  romanzo “La via più facile – Biplane Edizioni”, non possiamo che fare qualche domanda all’autore.

Ciao Steven ,

 

  •  Cosa ti ha spinto ad affrontare una tematica così controversa come quella del suicidio assistito?

Io lavoro come infermiere per cure palliative. Capita che qualcuno sollevi l’argomento. “Voglio che finisca.” “Non permetterebbero ad un cane di andare avanti così.” E ne sento molte altre. Queste battute conducono a conversazioni più estese sulla sofferenza, i sintomi e cosa spinga il paziente al limite. Il mio team ha il compito di cercare di migliorare il migliorabile. Quando ho iniziato a scrivere il romanzo, mi aspettavo che una legge per consentire il suicidio assistito venisse approvata prima o poi (cosa che è successa lo scorso giugno in Australia), così ho iniziato a pensare a come avrebbero potuto cambiare le conversazioni quando fosse stato davvero una possibilità. Mentre credo nel diritto di ciascuno di scegliere per se stessi, ho iniziato a pensare cosa significherebbe avere un ruolo nell’aiutare qualcuno a morire e mi sono spaventato. Ho sentito come se i miei valori e i miei sentimenti non fossero allineati. Dal momento che molte persone hanno certezze granitiche sul tema, volevo sviluppare un personaggio che credesse in determinate cose e ne provasse delle altre, esplorandolo, senza preconcetti. Volevo seguire i personaggi.

 

  •  Perché pensi che si sia ancora così tanta opposizione all’idea del suicidio assistito? Cosa pensi del ruolo della religione in questo?

 

Ogni cultura ha I propri tabù. Mentre andava avanti il dibattito sul suicidio assistito senza praticamente che fosse ripreso nei notiziari, parallelamente si discuteva, anche dai e nei media, del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Questo mi ha colpito molto perché le persone potenzialmente toccate dalla morte assistita sono di gran lunga più di quelle toccate dal matrimonio tra persone dello stesso. Penso che la religione sia una causa della resistenza e che abbia un ruolo maggiore in Italia che in Australia (anche se pure le obiezioni al matrimonio tra omosessuali sono state spesso di natura religiosa). Nel caso della morte assistita, l’obiezione principale riguarda il fatto che in qualche modo tolga valore al processo della morte. Questo parte dall’idea che sì, morire può richiedere tempo, essere complicato e doloroso, ma la stessa cosa può dirsi del venire al mondo. Rendendo la morte un’opzione, in qualche modo ci de-umanizziamo. Questo forse, più delle obiezioni di natura religiosa, è quello che mi dà da pensare maggiormente. Forse siamo solo destinati ad affrontare quella transizione. Non pretendo di sapere cosa sia giusto, ma non vorrei trovarmi a disciplinare la sofferenza altrui.

 

  •  Qual è la parte che hai faticato di più a scrivere?

 

La scena di sesso. Ho volute inserirla perché rivela molto del protagonista e volevo sfidare il lettore su cosa si aspetta contenga un libro che parla della morte. Ho scritto almeno una dozzina di scene di morte, ma la scena di sesso è stato davvero ardua. C’erano tanti aspetti da considerare che è stato difficile tener conto di tutto. Ma è stato per me molto gratificante quando alcuni critici e alcuni lettori hanno scritto che la scena secondo loro funziona.

 

  •    Come ti senti per il fatto che i tuoi libri vengano letti al di fuori dell’Australia (in Italia, in particolare, nel nostro caso)?

Felice! Sento una grande affinità con l’Italia (le usuali passioni: cibo, storia, arte, paesaggio, mentalità) e ci sono stato diverse volte. Quando scrivi, è impossibile sapere cosa colpirà i lettori che ti leggono nella tua lingua, quindi è davvero un onore stabilire una connessione con i lettori che ti leggono in un’altra lingua. Come detto in precedenza, ogni cultura ha i propri tabù, quindi non so mai come un libro possa venire accolto quando viene pubblicato all’estero. Per l’Italia, la maggior parte del merito va ad Anna Mioni, che ha tradotto “la via più facile” e “ritratto di famiglia con superpoteri”. Quello della traduzione è un passaggio delicato con una importanza enorme. Trovare la parola giusta è una battaglia per me nel mio linguaggio, figurarsi per lei che deve destreggiarsi tra due lingue. E’ meravigliosa. Mi piacciono le sue domande e il nostro scambiarci e-mail. Per fortuna ci siamo incontrati di persona quando sono venuto in Italia per il primo libro. Mi è già capitato di avere i miei libri tradotti, ma non ho mai avuto una connessione così con un traduttore. Quando mi hanno chiesto di cedere i diritti per l’Italia, ho chiesto che la traduzione fosse affidata ad Anna. La ragione per cui mi state intervistando è perché Anna Mioni ha fatto un incredibile lavoro di traduzione.

 

Grazie mille a Steven Amsterdam per la disponibilità e al suo editore Biplane per avere reso possibile questa intervista.

Sandra Pauletto

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