Intervista a Paolo Cabutto autore de “Abissi” raccolta di racconti.

Cabutto

Paolo Cabutto Classel 1984. Ha al suo attivo numerosi suoi racconti pubblicati in antologie, siti e riviste letterarie. “Abissi” è la sua prima raccolta di racconti di cui trovate la recensione nel nostro archivio. Ma ora vediamo di conoscerlo meglio attraverso una breve intervista

Ciao Paolo, possiamo darci del tu?

R. Ciao, certamente! Grazie mille per l’invito, per me è un piacere essere ospite sul vostro blog.

Quando nasce il tuo amore per la scrittura?

R. Come ogni scrittore, o aspirante tale che si rispetti, nasco prima come lettore. Fin da piccolo trascorrevo gran parte del tempo libero a leggere. I libri sono da sempre una parte integrante del mio essere: senza di loro non potrei mai essere ciò che sono. La passione per la scrittura invece è maturata poco a poco, tra stralci di storie mai terminate e idee che sentivo necessario gettare su carta. È un’esigenza che si è fatta sentire con il tempo. Se dovessi però indicare un momento esatto, direi la stesura del mio primo racconto completo, “L’ultimo lavoro”, poi rimaneggiato più volte, fino a diventare “Non è lui che deve morire”, incluso anche in “Abissi”. Da lì in avanti è stato tutto un crescendo.

Qual è il tuo scrittore preferito?

R. Ci sono tantissimi autori che amo e che sono diventati i miei modelli letterari. Se dovessi però scegliere davvero il mio preferito, dovrei citarne almeno un paio: il maestro Edgar Allan Poe per quanto riguarda i classici e Haruki Murakami per i contemporanei.

Quando hai fatto il tuo primo concorso letterario?

R. Il mio primo concorso letterario risale al 2013, quando scrissi di getto un racconto da inviare a una piccola casa editrice che aveva indetto appunto un concorso di racconti brevi. Non venni selezionato, ma fu sicuramente l’inizio di un percorso che prosegue ancora oggi.

Parlaci del tuo blog.

R. Alla scrittura di testi narrativi affianco dal 2015 quella di articoli e recensioni, che raccolgo su “Blog con vista”, che gestisco insieme a un’altra persona. Il blog nasce come spazio in cui condividere opinioni sulle letture che ci sono piaciute e che ci hanno trasmesso qualcosa, con recensioni, approfondimenti e interviste. Nonostante i libri siano le fondamenta, a volte ci addentriamo volentieri anche nel cinema e nella musica. Insomma, amiamo l’arte a 360° gradi.

Stai lavorando già a qualche altro testo?

R. Sì, ho da poco iniziato a lavorare alla mia seconda raccolta di racconti, con l’intenzione questa volta di avere un fil rouge che colleghi le varie storie, rappresentato dall’ambientazione.
In parallelo sto sperimentando nuove narrazioni, a volte anche distanti dalle tinte horror di “Abissi”, per approcciarmi al mondo delle riviste letterarie.

Qual è stato dei tredici, il primo racconto che hai scritto?

R. Come ti dicevo sopra, è stato “Non è lui che deve morire”, un thriller onirico che inizialmente si intitolava “L’ultimo lavoro”, inzialmente senza l’idea precisa di raccoglierlo in una raccolta insieme ad altri scritti.

In che arco di tempo li hai scritti?

R. Ho impiegato circa tre anni a scrivere, riscrivere e revisionare “Abissi”. A cui possiamo poi aggiungere un altro anno di editing insieme alla casa editrice. È stato un cammino lungo e anche abbastanza tortuoso ma che mi ha portato una grande soddisfazione.

Grazie per disponibilità, in bocca al lupo per la tua raccolta di racconti dai Gufi Narranti.

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