INTERVISTA A NOVELLI E ZARINI – Dare e avere –

INTERVISTA A NOVELLI E ZARINI

Autori di “Dare e avere” – Fratelli Frilli editori

Novelli

È passato qualche anno dall’ultima volta in cui abbiamo scambiato due parole con la coppia noir della “scuderia “Frilli”.

In quel periodo era da poco uscito un loro romanzo: “La superba illusione” oggi, dopo aver recensito il loro nuovo lavoro “Dare e avere”, che ha per protagonista sempre l’investigatore Astengo, abbiamo per loro delle nuove domande.

Ciao e grazie per esser tornati. Mentre leggevo il romanzo più volte, ho cercato di capire quando scrive uno e quando scrive l’altro ma non sono stata capace di distinguerle.

  • Ci raccontate come è organizzata la vostra scrittura a quattro mani?

Innanzitutto, grazie per l’ospitalità Sandra, grazie ai Gufi Narranti per l’occasione di poter essere sulle vostre pagine. Riguardo all’organizzazione del lavoro, probabilmente è più facile a farlo che a dirlo. Ormai sono anni che seguiamo un metodo professionale che è lo stesso che usano gli sceneggiatori cinematografici. Per prima cosa avviene il concepimento della storia, la quale viene poi strutturata con massima attenzione agli snodi narrativi e colpi di scena, dall’inizio alla fine. Poi attraverso un cronogramma si verifica il tutto, poiché tutto deve girare come un orologio. I personaggi vengono creati anch’essi prima di iniziare a scrivere, come pure la raccolta del materiale necessario alla stesura. Per chi vuole approfondire consigliamo la lettura di “Screenplay” di Syd Field. Lui un film per esempio lo immaginava suddiviso così:

  1. Atto I: setup, che termina con il primo colpo di scena.

  2. Atto II: confronto, che termina con il secondo colpo di scena.

  3. Atto II: risoluzione, terzo e ultimo colpo di scena

  • Visto che il vostro romanzo è parte di una serie, l’ispettore Astengo è da considerarsi come i personaggi dei fumetti per i quali il tempo non passa mai oppure invecchia e si evolve?

Dopo un primo episodio in cui sostanzialmente Michele Astengo ha rispecchiato lo stereotipo del detective privato hard boiled, abbiamo deciso di farlo evolvere a partire dal terzo libro. Siamo quindi passati da una caratterizzazione specifica di genere, ad approfondire il personaggio dandogli una tridimensionalità e profondità maggiore. Come detto in precedenza abbiamo lavorato come nelle serie TV, dove generalmente i personaggi nascono e rimangono molto fedeli a sé stessi e subiscono evoluzioni solo più avanti, dopo averli molto ben consolidati. Idem nello sviluppo degli altri personaggi della serie, che man a mano hanno preso sempre più campo, diventando a tutti gli effetti dei co-protagonisti dell’investigatore. In questa quarta storia, anche per loro c’è stato un ulteriore sviluppo, anche dal punto di vista sentimentale se pensiamo a Dalia-Astengo. La serialità permette di far crescere i personaggi durante le storie e trovare loro la giusta collocazione all’interno del mondo che si sta descrivendo e di cui si sta parlando.

  • La musica in qualche modo è sempre presente nei vostri romanzi e lo è sicuramente in “Dare e avere”. Qual è il vostro rapporto con la musica?

Siamo molto attenti a tutti i cinque sensi. Per rifarci ai grandi della letteratura, Marcel Proust nella “Recherche du temps perdu” evoca la potenza evocativa di un odore o di un sapore, soprattutto se esso ci rimanda a un’esperienza della nostra infanzia. In questo senso anche l’udito è parte integrante della nostra narrazione. Ci piace inserire, come fosse un film, una colonna sonora che rispecchi i personaggi, gli eventi e la tensione narrativa del momento. Musica che possa evocare un qualcosa in chi legge. Senza contare che anche durante la stesura, la musica spesso accompagna la scrittura.

  • Nel libro i dialoghi sono in qualche modo esilaranti. Anche tra di voi ci sono dei sagaci battibecchi durante la stesura del romanzo o siete sempre d’accordo su tutto?

Non è mai accaduto che non fossimo allineati su decisioni inerenti al lavoro di scrittura. Le scelte narrative sono sempre concordate e stabilite prima di scrivere il romanzo, perché una volta determinata in ogni sua componente, in ogni suo sottoinsieme, è la trama che conduce il gioco e che ci porta alla soluzione più congeniale. C’è da aggiungere, che a volte, ci accorgiamo da soli se un’opzione è più o meno sensata, quindi non arriviamo nemmeno a proporla all’altro. Per quanto riguarda i dialoghi avete colto nel segno, perché facciamo ampio utilizzo dell’ironia che ci contraddistingue nella vita reale. Michele Astengo è improntato come personaggio sul Philip Marlowe di Raymond Chandler, scrittore di cui abbiamo sempre ammirato la sottile ironia e l’arguto cinismo oltre alla grande capacità di sintesi e alla capacità di colpire con la rapidità e la dinamica di un proiettile.

  • Abbiamo parlato di musica e ora parliamo di cinema. Chi di voi due è fan del regista Stanley Kubrick? sembra esserci un omaggio a uno dei suoi film

Hai colto nel segno. L’omaggio c’è e siamo contenti che sia stato notato. Stanley Kubrick, insieme ad Alfred Hitchcock e Sergio Leone è sicuramente stato il migliore.

Perché non ha replicato il cinema, ma lo ha innovato come gli altri due. Il lavoro kubrickiano si basa su tre concetti fondamentali: ordine, caos, violenza.

Il suo ordine, in cui lui imprigiona i protagonisti del suo cinema, è fatto da linee simmetriche, da geometrie che poi saranno alterate e distrutte dall’evento che genererà il caos e di conseguenza l’episodio violento. Kubrick ha sempre visto il cinema per immagini fisse, una dopo l’altra, come un fotografo che congiunge, unisce ogni scatto, fino a farlo diventare azione.

Detto dei tre maestri, non dimentichiamo nemmeno le capacità narrative di Michael Mann e Christopher Nolan. Tutti sono registi di riferimento sia per le storie che hanno raccontato, sia per il perfezionismo che si ricerca ogni volta quando si comincia a raccontare qualcosa. È quello che anche noi proviamo a fare, cercare l’optimum per la storia. A volte riusciamo, altre no, ma l’importante è provare ogni volta a dare il meglio e a fare in modo che la storia si senta a proprio agio nell’essere raccontata, senza veicolare sensazioni e sentimenti verso il lettore, ma lasciando che il lettore trovi le proprie reazioni nella storia stessa, che deve essere semplicemente raccontata, mai indirizzata, tranne che per i colpi di scena che in una scrittura di genere come thriller, noir e giallo, sono necessari. Tutto il resto, deve trovarlo il lettore, leggendo, non avvertendo imposizioni dall’autore.

  • Grazie per la disponibilità e complimenti ancora per la nuova avventura dell’investigatore Astengo e della sua squadra.

Grazie ancora a voi, è stato un piacere essere stati vostri ospiti. Alla prossima.

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