INTERVISTA A NATHAN MARCHETTI – REQUIEM VENEZIANO

INTERVISTA A NATHAN MARCHETTI – REQUIEM VENEZIANO

veneziano

Dopo avere recensito il romanzo “Requiem veneziano” di Nathan Marchetti edito  dalla Fratelli Frilli Editori, abbiamo la possibilità di scambiare quattro chiacchIere con lui.

Ciao Nathan, ben arrivato sulle pagine de I Gufi Narranti, possiamo darci del tu?

Grazie, con piacere! Mi sembra la cosa migliore.

  • Nei tuoi romanzi è molto presente l’uso del dialetto, non temi che questo possa essere un problema per chi legge il tuo libro in altre parti d’Italia?

 

È stato il lavoro del Maestro Andrea Camilleri a darmi sicurezza in tal senso. Lessi le indagini di Montalbano comprendendo così che la lingua personale, ovvero la lingua intima di uno scrittore, può certamente essere compresa e apprezzata da un vasto pubblico. Lettrici e lettori di tutt’Italia percepiscono questo percorso di consapevolezza. Infatti, tendono ad accostarmi al Maestro. Non c’è onore più grande.

 

  • Sono notevoli le tue descrizioni di Venezia tu che la conosci bene c’è un posto che i turisti non conoscono e che invece è di notevole bellezza?

 

Nel romanzo “Giallo Venezia” si sbarca nell’Isola della Giudecca; in “Requiem Veneziano”, andiamo invece a Olivolo, antica sede del Patriarcato. Oltre che di bellezza, ogni angolo della città trabocca di storia e di cultura. Anche i luoghi più famosi di Venezia, in verità, nascondono dei segreti. Ad esempio, nella Piazzetta adiacente Piazza San Marco si ergono due gigantesche colonne. In origine, dovevano essere tre. Una, però, cadde in acqua durante il trasbordo, in epoca medievale. Usufruendo di tecnologie all’avanguardia, il mio amico Roberto Padoan sta cercando la Terza Colonna sul fondale della Laguna Veneta. Ritrovarla, sarebbe a dir poco meraviglioso.

 

  • Il personaggio principale dei tuoi libri è il commissario Fellini c’è qualche riferimento al famoso regista?

 

Fellini fuoriuscì un bel giorno dall’elenco del telefono: uno strumento che trovo utilissimo per dare il la ai processi creativi. Stendo liste di nomi e cognomi. Immagino voci e volti, storie personali, caratteri…

Comunque, ho sempre amato l’opera e la poetica del Premio Oscar riminese. Amo al limite della venerazione i registi Federico Fellini, Stanley Kubrick e Ingmar Bergman.

Non mi crederai, ma te lo dico lo stesso: da quando è “nato” Enzo Fellini, accadono strani fenomeni. L’ultimo si è verificato una decina di giorni fa.

Pioveva a dirotto. Ero senza ombrello. Entrai in un minimarket per acquistarne uno. Ma gli ombrelli erano finiti, perciò mi trattenni nel negozio attendendo che il temporale passasse o, almeno, che diminuisse di intensità.

Per caso, scambiai qualche parola con un anziano signore. A un certo punto, egli estrasse dalla tasca interna della giacca una fotografia stropicciata. Nella foto, c’erano lui stesso (più giovane di trent’anni) e Federico Fellini sul set de “La voce della luna”: l’ultimo film di Fellini, del 1990.

 

  • Egidio [attenzione: si chiama Egisto] Badalamenti, il questore, ha un carattere con solo qualche sprazzo di umanità, come ti è venuto in mente di creare questo personaggio?

 

Abbiamo conosciuto tutti, credo, certi carrieristi egocentrici che assomigliano a Egisto Badalamenti. Anche se con rammarico, occorre riconoscere che le logiche del potere favoriscono gli spudorati, gli amorali: persone che se manifestano qualche sprazzo di umanità, è già tanto. Potremmo fare migliaia di esempi, citando la storia. E l’attualità.

Propendo per una descrizione nuda e cruda della commedia umana, senza edulcoranti.

 

  • Chi ti assomiglia di più? Il questore o il commissario?

 

Parteggio per Enzo Fellini, chiaramente. Guarda caso, i capitoli riservati a lui sono scritti in prima persona. Enzo e io abbiamo maturato quel tantino di esperienza che aiuta ad affrontare la vita. Inoltre, anzi, soprattutto… be’… amiamo le donne.

Aggiungo un dettaglio rilevante: Enzo è il nome di mio papà, Enzo Marchetti, che da giovane assomigliava a Che Guevara. Tanto che potei appendere una foto del Che in salotto, in una cornice dorata. I parenti credevano che fosse mio padre. Ah ah ah…

Ecco perché il commissario Enzo Fellini assomiglia a Che Guevara.

 

  • Qual è il ruolo della musica nella tua vita?

 

Studiai al conservatorio dagli 11 ai 23 anni, dilettandomi con Händel, Monteverdi e altri geniali compositori del passato; gli stessi, tra l’altro, che la mia esimia collega Donna Leon dichiara di amare alla follia.

Il massimo, per me, è l’ascolto interiore: mi siedo a tavolino e leggo gli spartiti come fossero libri, lasciandoli risuonare nella mente. Allo stesso modo, leggo e creo romanzi figurandomi con cura la voce narrante.

Narrare è scegliere una musicalità, un ritmo.

 

  • Molti dei tuoi personaggi hanno degli atteggiamenti che potrebbero venire definiti non proprio irreprensibili. È una scelta dettata del romanzo o credi nella massima libertà dell’individuo a cui tutto è concesso?

 

Nella vita, non tutto è concesso. Ma tutto può capitare. Si presentano, così, le più diverse situazioni. Ciascuno reagisce a modo proprio, sulla scorta dei valori (e/o disvalori) in cui si riconosce. Devo fermarmi qui, cara Sandra, altrimenti correrei il rischio di svelare il finale di “Requiem Veneziano”…

 

Ringraziamo Nathan Marchetti autore de Requiem veneziano, augurandoci di rivederci  presto sulle pagine de I Gufi Narranti.

Grazie mille a voi. Cari saluti a tutte e a tutti! A presto!

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