INTERVISTA A MICHELA CHIUCCHI – Crawling back to you 

INTERVISTA A MICHELA CHIUCCHI – Crawling back to you  Inspired Digital Publishing.

Dopo avere recensito il suo romanzo, “Crawling back to you”, abbiamo la possibilità

di scambiare qualche parola con l’autrice Michela Chiucchi.

Ciao Michela, possiamo darci del tu?

Sì, certo!

Questa è la prima volta che i nostri lettori hanno modo di conoscere Michela

Chiucchi come scrittrice. Ti va di raccontarci qualcosa di te?

Che dire? Come tante altre persone in questo mondo, sono una sognatrice. Aspiro a diventare traduttrice, ho studiato per questo, ma la strada è tuttora tortuosa. Però la scrittura ha sempre avuto un certo spessore nella mia vita. Ho iniziato a scrivere alle medie, più o meno sui 12-13 anni. Avevo appena scoperto l’esistenza dei forum. Mi ricordo che in quegli anni internet ne era pieno… e così ho scoperto le fanfiction e ho iniziato a scrivere. Certo, non avevo di certo la stessa padronanza di linguaggio che ho ora, ma quello è stato sicuramente un trampolino di lancio non indifferente.

La prima curiosità che mi è venuta leggendo il tuo romanzo è stata sulla

scelta della location. Come hai scelto proprio Londra come teatro della tua

storia?

Quando ho iniziato a scriverla, 10 anni fa, sognavo con tutto il cuore di andare a Londra. E’ una città metropolitana che mi ha sempre affascinato. Ora i miei gusti in fatto di città europee in cui andare a fare una vacanza sono un po’ cambiati, ma l’idea di fare un salto lì rimane sempre.

Hai scelto di raccontare una storia che ruota nell’ambiente che oggi

chiamiamo delle boy-band, ragazzi che bruciano le tappe del successo, dal

quale spesso vengono fagocitati. Com’è nata l’idea che poi hai sviluppato

nel tuo romanzo?

Diciamo che nemmeno io, durante i miei anni adolescenziali, sono stata immune al fascino dei “bellissimi ragazzi famosi.” Tuttavia qui, se si nota bene, la vita lavorativa è quasi messa in secondo piano rispetto al viaggio psicologico che il lettore fa con i personaggi. Ed è proprio questo percorso interiore che porta a scoprire gli “scheletri nell’armadio” dei due protagonisti e a comprendere il motivo di certe scelte. Del perché uno si ferma nella vita pubblica per dedicarsi a quella privata e del perché viceversa, l’altro fa l’esatto opposto.

Uno dei temi toccati è quello delle fake-news (oggi tema di grande attualità).

Cosa ti ha spinto ad affrontare un tema così complicato?

L’idea è venuta da sé non appena ho iniziato a pensare che non volevo una trama scontata. Per una volta volevo creare della suspance e piantare il seme del dubbio nel lettore catapultandolo in una scena che è già nel pieno del suo svolgimento, per poi prenderlo per mano e accompagnarlo attraverso tutte le tappe che hanno portato alla scena iniziale. Quasi fosse un cerchio che si chiude e in cui finalmente viene svelato il mistero che è il filo che tiene legata tutta la storia.

C’è qualcuno dei personaggi che ti assomiglia di più?

Direi Ginevra, la protagonista.

Ho avuto la sensazione che gran parte della storia si regga sul non detto, su

quelle parole che vorresti dire ma che per paura o per una sorta di pudore e

orgoglio non si riesce a far uscire dalla bocca e, per assurdo, sono proprio

quelle che l’altro vorrebbe sentirsi dire. Secondo te è un’analisi corretta?

Sì, è senza dubbio una corretta analisi. D’altronde se Charlie avesse parlato cosa sarebbe successo? Ginevra avrebbe sposato Duncan oppure no? Sarebbe uscita con Charlie per vedere come si sarebbe sviluppata la loro storia?

Ci sarebbero state senza dubbio miriadi di possibilità di sviluppo diverse a seconda di come si sarebbe comportato Charlie in quel determinato momento della storia. Se avesse parlato prima del matrimonio sarebbe andata in un modo, dopo sarebbe andata in un altro. Come? Non lo so nemmeno io.

Penso però che questo “non dire” sia stato, in questo caso, alla base della fake-news che si è creata. Tutti gridavano allo scandalo, ma nessuno, nemmeno i diretti interessati, ha fatto nulla per evitare il peggio chi perché non si è accorto di cosa stesse succedendo intorno a lui, chi per volontà.

È stata molto interessante la scelta narrativa di dare la parola a tutti i

personaggi facendoci conoscere il loro punto di vista.

Sei partita nella stesura del romanzo già con questa idea o è maturata via

via che sulle pagine prendeva forma la storia?

Inizialmente l’unica a parlare doveva essere Ginevra. Però, come piace dire a me, è successo che sono entrata talmente tanto nel testo che i personaggi hanno preso vita. Ed ecco che anche quelli “secondari” hanno avuto voce in capitolo. Duncan poi, doveva per forza averla, essendo la seconda persona implicata in tutti i fatti narrati, dopo Ginevra e prima di Charlie.

L’ultima domanda riguarda i tuoi progetti futuri. Hai in mente un sequel?

Direi che ci sto pensando, ma sarà il pubblico ad avere l’ultima parola a riguardo.

Grazie mille ancora per la gentilezza riservataci. In bocca al lupo per il prosieguo

della tua carriera. A presto sulle pagine de I Gufi Narranti.

David Usilla

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