Intervista a Maurizio Gramolini – La grande Casa bianca –

Intervista a Maurizio Gramolini – La grande Casa bianca –

Cavinato Editore International

Ciao Maurizio, possiamo darci del tu?

Ovviamente

Vuoi presentarti brevemente per i nostri lettori?

Sono nato a Milano, dove ho vissuto fino al 1995, per poi trasferirmi, finalmente, in provincia di Bergamo. Dico finalmente perché la città non fa per me, preferisco spazi più ampi e provinciali. Padre di origine marchigiana, toscano lato materno, regione che ho sempre frequentato fin da bambino, avevamo una casa in provincia di Livorno (anche se non bianca e non in cima a un colle…). La Toscana mi ha profondamente influenzato, oltre a portarmi la mia attuale consorte.

Dalla tua bibliografia so che hai scritto alcuni romanzi e un racconto, spaziando tra generi diversi. Cosa ha in più (o in meno) La grande casa bianca rispetto ai tuoi primi lavori?

La genesi biblica…gli altri due romanzi e racconto, di genere brillante, li ho scritti in un baleno, il genere brillante mi viene abbastanza spontaneo, ma siccome mi pareva troppo semplice, (sò fatto così…male), mi sono detto prova a scrivere qualcosa che, anche se mi piace moltissimo horror e paranormale, non è nelle tue corde, se ne hai il coraggio…e così a marzo del 2014 ho cominciato la stesura della Grande casa bianca, terminato nel 2018. Non so se questo romanzo davvero ha qualcosa in più degli altri due, pare stia riscuotendo più interesse, certo non è stato facile. Quando scrivi rimane sempre la curiosità di capire se chi leggerà proverà davvero qualcosa, brividi, risate o pianti non importa, qualcosa, emozioni. La curiosità di capire se davvero sei in grado di “trasmettere”. È come con la musica, io suono rock blues in una band abbastanza attempata, ma con uno dei figli alla batteria, e si proseguirà fino a che qualcuno, ascoltandoci dal vivo, batterà mani e piedi a tempo, perché stiamo trasmettendo.

Quanto c’è di Maurizio nel protagonista Alberto?

Abbastanza, temo. Mia moglie potrebbe aggiungere parecchio in merito, testardaggine, scarso senso del rischio, impulsività e via di questo passo.

Quando hai cominciato a scrivere questa storia, eri consapevole del fatto che per scrivere del Male avresti dovuto scrivere dell’Amore con la A maiuscola?

L’Amore ha sempre la A maiuscola, nella mia vita almeno di sicuro.

Qual è stata la parte più difficile da scrivere ne La grande casa bianca? E come nascono i tuoi romanzi?

Ne La grande casa bianca la parte più difficile è stato concepire il finale, ma poi come spesso accade anche scrivendo musica, a volte basta spegnere l’interruttore della coscienza, della consapevolezza, e le note arrivano da sole, così come la trama di un finale di romanzo.

Solitamente scrivo partendo da un semplice fatto, una semplice scena, un’ispirazione anche brevissima, ma su cui rimugino e, a volte, non sempre, qualcosa di più corposo prende vita.

La casa dov’è ambietanto il tuo libro esiste davvero?

Sì, esiste

Il titolo del libro ha qualcosa a che vedere con la canzone di M. Sannia del 1968?

Assolutamente no, anche se, data la mia età, la ricordo bene.

Grazie per la tua disponibilità e in bocca al lupo per il tuo romanzo dai Gufi narranti

Didi Agostini

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