Intervista a Matteo Speroni autore de Milano rapisce

INTERVISTA A MATTEO SPERONI

Milano rapisce Frilli editori

 

Oggi diamo il benvenuto a Matteo Speroni di cui abbiamo da poco recensito il romanzo: “Milano rapisce”, per il quale gli facciamo i complimenti.

Ma vediamo di conoscerlo meglio con qualche domanda.

    • Da quanto tempo avevi in mente di scrivere questo romanzo?

Milano rapisce” nasce da un’idea di qualche anno fa, ma alcuni temi che attraversano la narrazione – giustizia, vendetta, redenzione – hanno caratteri universali, atemporali. Per quanto riguarda la trama, il “gioco” (un poco sadico) di mettere in comunicazione i prigionieri soltanto a due a due tramite un interfono – il romanzo si sviluppa nelle relazioni tra nove persone rapite da un misterioso sequestratore e segregate in diverse celle – è frutto di una visione della fantasia, dalla quale discende però una struttura matematica rigorosa. Un’importante fonte di ispirazione è stata il film claustrofobico “The Cube” di Vincenzo Natali.

    • Tra i personaggi rapiti hai inserito, pur camuffandolo, qualcuno che realmente conosci?

Credo che in molte opere letterarie i protagonisti siano proiezioni – più o meno aderenti alla realtà – dell’identità dell’autore. Nei miei romanzi (“I diavoli di via Padova”, “Brigate nonni”, “Milano rapisce”), i personaggi principali sono tutti estensioni, ognuno in una specifica direzione, della mia psicologia, storia e sensibilità. Frammenti di me stesso che germogliano per creare altre persone, le quali poi intraprendono una vita propria. In questo senso sono entità simili ai figli.

    • Il tuo libro mi ha richiamato il gioco degli scacchi, sai giocarci?

Il gioco degli scacchi è una metafora molto interessante e, anche, impegnativa, che ricorre nella storia della letteratura. Di certo la sfida, la partita che procede una mossa dopo l’altra, la tensione che pervade ogni passaggio, l’incognita del finale appartengono anche alla struttura di “Milano rapisce”. Direi, più in generale, che tutto il libro è architettato pensando alle dinamiche di un gioco, dove divertimento e crudeltà si intrecciano naturalmente. Ah… Sì, so giocare a scacchi.

    • La musica fa la sua presenza nel romanzo attraverso la voce del protagonista, che spesso canta la stessa canzone, vuoi argomentare meglio questa scelta?

Ho scritto io il breve testo del ritornello che compare nel libro, culminante nella frase “Siamo noi, siamo noi, siamo noi i condannati”. Non è la prima volta che mi viene chiesto quale sia l’origine di questo brano, e mi fa piacere, si vede che funziona. In più, ho la fortuna che il mio caro amico cantautore e compositore Folco Orselli ha musicato la canzone, da noi definita la “nenia”, in occasione di uno spettacolo in forma di reading tratto da “Milano rapisce”, che abbiamo allestito e portiamo in scena.

    • Il tuo personaggio è un buono travestito da cattivo, pensi che sarà possibile incontrarlo ancora nei tuoi prossimi libri?

È esattamente così: il protagonista di “Milano rapisce” è un buono costretto a comportarsi da cattivo, per colpa di una società dove i valori sono ribaltati. Il modello a cui si riferisce, per ritrovare etica e umanità, è quello della classicità, non a caso nel libro compaiono molti riferimenti all’”Orestea” di Eschilo. Se tornerà? Forse. Anzi, è probabile. Viviamo in un mondo malato, sempre più superficiale, ingiusto, decadente. E tutto ciò lui non riesce a sopportarlo.

Grazie a Matteo Speroni per la disponibilità e complimenti ancora per il tuo romanzo: “Milano rapisce”, edito dalla Fratelli Editori e alla prossima sulle pagine del blog “I Gufi Narranti”.

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