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Intervista a Massimo Fagnoni – La confraternita dei Sikuri

INTERVISTA A MASSIMO FAGNONI – LA CONFRATERNITA DEI SIKURI

 

Ciao Massimo Fagnoni , bentornato sulle pagine de I Gufi Narranti. Ci ritroviamo dopo aver chiacchierato sul tuo romanzo “Il giallo di caserme rosse”.

Oggi parliamo del tuo nuovo romanzo edito dalla Fratelli Frilli Editori, “La confraternita dei Sikuri” da poco recensito.

Senza volere svelare nulla del tuo romanzo, viste le tematiche trattate più o meno direttamente:

 

  • Cosa pensi delle iniziative come il 25 novembre, il “codice rosso” e il movimento #metoo?

Credo siano tre risposte al problema diverse e se devo essere sincero il movimento metoo partito con presupposti lodevoli è stato anche usato in alcune situazioni in maniera poco chiara. Credo che la risposta debba essere ferma nei confronti della violenza di genere e credo anche nella forza delle associazioni di volontariato che devono essere supportate socialmente e nell’azione della magistratura e delle forze dell’ordine che deve essere risoluta. Non credo nelle fiaccolate e negli slogan ma nei gesti concreti.

 

Essendo tu un personaggio pubblico come ti rapporti con i contatti social e virtuali?

 

Il mio rapporto con i social si ferma a un livello soprattutto promozionale, in rete non racconto i fatti miei,  racconto dei miei romanzi, al massimo di ciò che sto leggendo, dei film o delle serie che sto guardando in televisione, e solo in alcune occasioni della mia attività di delegato sindacale della Polizia Locale, ma sempre meno.

Credo che in rete sia necessario muoversi con discrezione e pacatezza senza entrare nel merito di dibattiti politici, un tempo la politica, quella alta, si sviluppava nei luoghi deputati a tale ruolo, una piazza virtuale diventa troppo spesso pretesto per risse verbali che non servono a nulla se non ad alimentare il clima già avvelenato di  molti social.

  • Sei mai stato vittima di stalker o più semplicemente di heater magari per le tue idee politiche?

 

Come scrivevo prima, non è mai accaduto perché le mie idee politiche non le propagando nei social e ti confesso che oggi le mie idee non sono più assimilabili a un qualsiasi schieramento, se esistesse un movimento politico legato al Gaber pensiero, penso che lì mi schiererei

 

  • Il finale di questo libro mi è sembrato lasciare spazio a sviluppi futuri. Hai già in mente un seguito oppure la storia è conclusa?

In merito al finale ho avuto diverse domande dai miei affezionati lettori, stupiti dal colpo di scena, a tutti loro ho ricordato che il romanzo di genere nero ha questa caratteristica, fra le altre, nessuna certezza del trionfo del bene, nessuna garanzia di una conclusione sola, e la possibilità per il lettore di immaginare la sua conclusione ideale. Chi ha letto il bibliotecario di via Gorki ricorderà che anche in quel caso lasciavo un finale aperto, è il bello del mio genere, poi su eventuali sviluppi futuri, mai dire mai.

  • Qual è di Bologna l’aspetto più utile in una storia noir?

Bologna è una città che si presta perfettamente a un’ambientazione nera, solitamente gli scrittori bolognesi citano i portici che per antonomasia rappresentano l’idea di mistero, con le sue ombre e i punti nascosti. Io in realtà racconto un’altra Bologna, quella delle periferie dimenticate e poco estetiche, dei luoghi abbandonati, come Casaralta, il parco delle Caserme Rosse, l’ex mercato ortofrutticolo, quando era ancora in trasformazione, il parcheggio di via del Giuriolo, luoghi davvero oscuri e potenzialmente minacciosi, è la periferia che nasconde segreti e che ingiustamente viene trascurata spesso nella narrativa, forse è per questo motivo che Trebbi vive e si muove a Corticella, terra di confine.

 

  • Spesso chiedo a voi scrittori se vedreste le vostre saghe calate in un contesto di fiction TV. Massimo Fagnoni chi vedrebbe, come attore, nei panni di Trebbi e di Guerra?

 

Sono fermamente convinto che i miei romanzi sarebbero soggetti interessanti per una qualsiasi fiction e spero che uno sceneggiatore volenteroso un giorno decida di scrivere una sceneggiatura da proporre, ma so che è solo un sogno.

Per Trebbi andrebbe bene Francesco Pannofino, forse troppo bello come Trebbi ma con una fisicità paragonabile, o Jonathan Banks, splendido attore in Breaking Bad.

Per quanto riguarda Guerra, uno potrebbe essere Luca Argentero o un modello simile, una bellezza sobria, per Guerra il modello sarebbe più facile da trovare, più complesso e sfaccettato Trebbi, con la sua bolognesità, l’ideale sarebbe un grintoso attore cinquantenne bolognese, che onestamente non conosco.

 

Ringraziamo Massimo Fagnoni per la sua disponibilità e lo spettiamo in libreria per una nuova avventura di Trebbi e Guerra.

David Usilla

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