Intervista a Ippolito Edmondo Ferrario – Assedio mortale a Milano

Intervista a Ippolito Edmondo Ferrario – Assedio mortale a Milano – Fratelli Frilli editori

 

Ippolito Edmondo FerrarioAbbiamo da poco recensito “Assedio Mortale a Milano. La terza indagine del banchiere Raul Sforza” (Fratelli Frilli Editori) di Ippolito Edmondo Ferrario e abbiamo ancora una volta il piacere immenso di avere l’autore nostro graditissimo ospite. Con lui parliamo del suo nuovo libro per approfondirne i temi trattati e per conoscere meglio i personaggi che lo animano.

Buongiorno Ippolito Edmondo, bentornato, è un piacere immenso per me poterti avere un’altra volta ospite sulle nostre pagine, ormai sei diventato una piacevolissima abitudine, sia per me che, immagino, per i nostri lettori.

  • Torna Raul Sforza, e non si può dire che non ritorni con il botto, e se il buongiorno si vede mattino, gli affezionati del Banchiere nero non possono che aspettarsi un romanzo pieno di azione e colpi di scena. Il libro questa volta è particolarmente corposo, il numero di pagine è piuttosto elevato, è ciò nonostante è un libro che si legge davvero molto velocemente. Quanto tempo ci è voluto per preparare e scrivere un libro così articolato nella trama e così aderente a quella che è una triste realtà dei nostri giorni? La stesura del romanzo è durata poco più di un anno, scrivendo quasi quotidianamente, senza contare il tempo necessario per le opportune revisioni e correzioni.
  • Una delle caratteristiche della personalità di Raul è il suo amore, per l’arte, per la raffinatezza, per la musica e per tutto ciò che è bellezza. Quanto c’è da questo punto di vista di te nel personaggio di Raul? Che rapporto hai con l’arte? In questo Raoul mi assomiglia molto. Arte significa amore per il bello, una vera e propria ancora per sopravvivere alla quotidianità. La musica è energia, amplificazione degli stati d’animo, un qualcosa di cui non posso fare a meno, esattamente come lui…
  • Questo tuo nuovo libro inizia raccontando la vita, se così si può chiamare, nel campo profughi di Bani Walid nel distretto di Misurata in Libia. L’accuratezza e la dovizia di particolari con cui racconti quel luogo, quel contesto, quella realtà, mi fa pensare ad un grande lavoro di ricerca fatto da te prima di scrivere il libro. Come si è svolta la tua ricerca? Cosa ti ha lasciato dentro questo tipo di lavoro? Anni fa leggendo al cronaca di Milano appresi di un episodio interessante, dal mio punto di vista: nei pressi della Stazione Centrale un gruppo di immigrati aveva riconosciuto uno degli aguzzini presenti in uno dei campi di detenzione libici. L’uomo era sfuggito al tentativo di linciaggio per l’intervento della polizia. Ne era nata un’indagine della magistratura su ciò che si cela dietro al fenomeno degli sbarchi. Scafisti e torturatori sono i  cosiddetti “pesci” piccoli di un sistema complesso che prospera indisturbato.
  • Nonostante Raul non sia propriamente uno stinco di santo, non rappresenti per nulla il cliché dell’eroe senza macchia, sia abbastanza cinico e per niente affabile, riscuote un certo successo da parte dei lettori, è un personaggio che alla fine viene apprezzato ed amato. Come mai, secondo te, alla fine il lettore tenda a stare dalla parte di Raul? Credo che i lettori abbiano bisogno di un cavaliere senza macchia e senza paura, di qualcuno che metta ordine, faccia pulizia e garantisca un lieto fine in certe situazioni drammatiche. Di questi tempi credo se ne sente sempre più il bisogno davanti alla violenza, all’ingiustizia che spesso rimangono impunite. Ecco perché il lettore transige su certe intemperanze del banchiere e sta dalla sua parte.
  • Per caratteristiche del protagonista mi vien da pensare che Raul possa essere trasversale a più fasce d’età. C’è un target di lettori che è più attratto da tuoi romanzi oppure davvero c’è abbastanza eterogeneità? Non saprei, ma credo che i romanzi con protagonista Raoul Sforza, proprio per la particolarità del personaggio, possano piacere a più fasce d’età. Tutto sta nel fatto che il “banchiere nero” è libero da condizionamenti politici, ideologici e al contempo è libero da condizionamenti del suo stesso passato. Come amo definirlo io, Sforza è “tutto il contrario di tutto”…
  • Questo è ormai il terzo libro che dedichi alle vicende del Banchiere nero, e personalmente ho notato un’evoluzione dei personaggi ricorrenti. Secondo te come si sono evolute, se ritieni che si siano effettivamente evolute, le figure di Raul, del sindaco Villa e di Amedeo nel corso del tempo? Le figure si evolvono, naturalmente secondo le storie e le situazioni ed è giusto così. Forse quella che ha seguito un percorso più interessante è quella del Sindaco attraverso un vero e proprio percorso quasi catartico, il tutto grazie al ricatto esercitato dal banchiere. Una sorta di esperimento portato avanti da Raoul che non ha come scopo quello della redenzione del sindaco. Il banchiere non crede nel riscatto di alcune persone.
  • Ho sempre avuto l’idea che per scrivere dei romanzi seriali serva molta abilità, molta attenzione e che, soprattutto, bisogna essere bravi nel riuscire a trovare un giusto equilibrio tra evoluzione dei personaggi principali e coerenza nel caratterizzarli. Credo che poi servano sempre idee nuove, idee originali per non incorrere nel già letto, nel dejà vu. Tu come ti trovi con lo scrivere di un personaggio seriale? Ottima domanda. Ti rispondo che non bisogna cadere nella trappola, se il personaggio funziona, di trasformarsi in una sorta di librificio in cui ogni anno si sforna un romanzo per accontentare lettori ed editore. Occorre tenere vive le cose senza scadere nel banale e nella routine. letteraria che a lungo andare porta effetti negativi anche sulla scrittura.
  • Ippolito Edmondo Ferrario hai scritto tanto a livello di saggistica su Milano e ora questa città è una dei protagonisti dei tuoi libri, un personaggio vero e proprio. Da saggista sapresti diri i pregi e i difetti di questa città? Il pregio che riconosco a Milano è che ha una storia radicata nel tempo, un suo genius loci. Peccato però che negli ultimi anni la sua identità sia andata stemperandosi fino ad assumere il volto di una metropoli apolide come altre. Proprio per questa attuale vocazione, al momento non ne colgo più pregi.
  • Credo che Raul sia un personaggio che può avere ancora molto da dire, è un personaggio davvero molto potente. Che progetti hai per lui per il prossimo futuro? Il prossimo passo sarà un fumetto, tratto dal primo romanzo. Per il quarto romanzo occorrerà aspettare un poco.

 

Grazie mille ancora una volta ad Edmondo Ippolito Ferrario per essere stato nostro graditissimo ospite e speriamo naturalmente di poterlo ospitare ancora e presto qui sulle nostre pagine.

 

David Usilla

 

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