Intervista a Ilia Pessoa Traduttrice di Gaijin edito dalla Funambolo edizioni

Intervista a Ilia Pessoa Traduttrice del romanzo Gaijin edito dalla Funambolo edizioni

Abbiamo di recente recensito il volume Gaijin della Funambolo edizioni. Dopo averne intervistato l’autore, con molto piacere e curiosità abbiamo la possibilità di intervistarne la traduttrice Ilia Pessoa

  • Ciao Ilia, possiamo darci del tu?

Certamente.

  • Quando hai deciso che avresti fatto la traduttrice ?

Non sono in grado di identificare un momento particolare. Posso però raccontarti che tanto i miei studi quanto la mia traiettoria personale mi hanno portato a sviluppare un interesse molto forte per le lingue straniere. Ho sempre desiderato viaggiare tanto, e proprio nel tentativo di coniugare questa passione e un tenore di vita sostenibile ho iniziato a svolgere le prime traduzioni come freelance coprendo una varietà di ambiti che spazia dai videogames ai report parlamentari. Più tardi ho iniziato a lavorare per una grande multinazionale. In quel contesto si è definito il mio profilo di traduttore letterario.

  • Cosa si prova a “riscrivere un libro” da una lingua straniera all’Italiano?

Quello della traduzione letteraria è un lavoro molto affascinante perché ti pone nella posizione di poterti avvicinare al testo in maniera più intima. Chi traduce si impegna in continue riletture del testo; legge l’edizione originale, legge ciò che si va producendo durante il processo di traduzione, e ancora legge il testo nella sua versione tradotta. Spesso legge il testo anche in fase di editing e revisione. Non mi sento di suggerire l’idea che un testo tradotto sia la riscrittura di un libro, perché significherebbe negare a priori quest’intimità.

  • Che rapporto ha il traduttore con l’autore?

Capita raramente che un traduttore si relazioni personalmente con l’autore del testo su cui lavora. Questo non significa che non si instauri con l’autore un rapporto di natura ideale. Che poi è un rapporto di natura conflittuale, perché tradurre un romanzo significa, da una parte, mediare fra sensibilità molto diverse e, dall’altra, lavorare con la consapevolezza del fatto che non si potrà mai essere totalmente fedeli alla forma del testo originale. Questo porta con anche la frustrante contezza che ad ogni libro tradotto equivale una lunga serie di rinunce, compromessi, mancanze, senza ricorrere alle quali non si sarebbe capaci di proporre la propria traduzione. Quei tagli, quelle aggiunte che ti obbligano, come suggeriva Eco, a dire quasi la stessa cosa, rappresentano la zona grigia e ambigua del nostro lavoro. Scegliere in che modo tradire la volontà dell’autore è la responsabilità principale di un traduttore e, in definita, l’azione destinata a viziare in partenza il rapporto con qualsiasi autore.

  • Qual è il momento più difficile del tuo lavoro?

I tempi di consegna molto stretti.

  • Cosa pensi dei libri in cui vengono tradotti anche i nomi dei protagonisti?

Non ne penso granché. La traduzione di un romanzo è un processo complesso che coinvolge una pluralità di figure che vanno dall’autore al lettore passando per l’editore. Spesso capita che proprio quest’ultimo ritenga utile assecondare uno specifico trend di mercato o adeguare un testo al profilo del proprio catalogo e, nel farlo, suggerisca l’italianizzazione di nomi di luoghi e personaggi o persino il ritocco del lessico. Succede. Mi interessa più valutare il testo nel suo complesso.

  • Il ruolo del traduttore viene spesso trascurato. Come si potrebbe metterlo in risalto?

Quello della centralità del ruolo del traduttore è un tema che in ambito editoriale circola con insistenza da sempre e francamente non ritengo si possa risolverlo con un nome promosso in copertina, come recentemente scelto da Tunué, o abbandonato in quarta come avviene nei Supercoralli Einaudi. Nella realtà dei fatti non è mai il ruolo del traduttore ad essere messo in discussione; e sfido a dimostrare il contrario, trattandosi della persona la quale materialmente si incarica dell’adattamento del testo alla lingua del lettore a cui l’editore si rivolge. Nel migliore dei casi quando il ruolo del traduttore si dice essere trascurato ci si riferisce alla sua visibilità. Un tema, questo, che ritengo andrebbe allargato a tutte le figure professionali che partecipano alla buona riuscita di un libro. A titolo d’esempio ti domando: sono forse meno importanti gli editor di un traduttore? Chiaramente no. Allora perché non dedicare anche a loro uno spazio in copertina?
Esiste però una forma veramente subdola di trascurare il lavoro dei professionisti freelance dell’editoria. Non riconoscere loro le spettanze del lavoro regolarmente eseguito. Questo sì che dovrebbe essere al centro del dibattito di chi si occupa di cultura e produzione libraria.

  • Gli scrittori spesso si ispirano ad altri autori. A chi si ispira il traduttore?

Proprio non saprei. Mi piacerebbe risponderti che ci si ispira allo stesso autore. Ma sarebbe una bugia. La verità è che si tratta di un lavoro decisamente più partecipato di quello che possa sembrare se visto dall’esterno e fin troppo spesso a influenzare il lavoro più che l’ispirazione è il confronto con altri professionisti e con la redazione delle case editrici.

  • Hai un traduttore preferito?

No, o meglio, sono diverse le persone alla professionalità delle quali guardo con molta ammirazione; fra questi Federica Aceto, Giuseppe Girimonti Grego, Anna Mioni, Gioia Guerzoni, Giulia Zavagna. Però non sarei in grado di individuare un traduttore o una traduttrice preferiti.

  • Vuoi darci il nome di altri titoli tradotti?

Vorrei ma come indicato sopra, i primi e finora più rilevanti passi che ho mosso in quest’ambito sono legati a una grande grande azienda (il cui nome inizia per A e finisce per N) alla quale devo tanto in termini professionali ma che mi obbliga a un importante livello di discrezione quando si tratta del lavoro lì svolto. Ti posso però anticipare che ho recentemente consegnato la traduzione di un romanzo che uscirà a dicembre per Editore XY.IT. Il titolo è Florecieron los neones e l’autore è l’argentino J.P. Zooey.

Grazie mille per la disponibilità ad Ilia Pessoa traduttrice ed in bocca al lupo per il tuo lavoro dai Gufi narranti

Sandra Pauletto

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