INTERVISTA A DIEGO COLLAVERI – “FANGO” – LA CORTE EDITORE

INTERVISTA A DIEGO COLLAVERI – “FANGO” – LA CORTE EDITORE.

Diego Collaveri

Un gradito ritorno sulle pagine de I Gufi Narranti è quello di Diego Collaveri di cui abbiamo il piacere di recensire i romanzi da diversi anni. Oggi parleremo con lui del suo nuovissimo romanzo “Fango” edito de La Corte Editore. Ciao Diego e complimenti per il tuo nuovo progetto letterario.

 

  • Come ci si sente a ricominciare, in qualche modo, da zero?

Ammetto che è stimolante e spaventoso allo stesso tempo. Sai, io vivo la scrittura come curiosità e una sfida continua, quindi questo era un passo che volevo fare da tempo. Botteghi è un personaggio che ha il suo iter e che continuerà nel tempo, ma sentivo la necessità di raccontare altre storie, altri personaggi, che fossero in qualche modo lontani dal mondo del commissario e con un taglio narrativo decisamente diverso.

  • Come nasce un nuovo personaggio?

Spesso nasce prima la storia e il personaggio si sbozzola da solo mentre la sviluppi; altre volte è talmente ben delineato nella tua immaginazione che diventa il punto di partenza da cui costruisci la trama. Nel caso di Donati è stato un insieme delle due cose, un po’ la mia volontà di avere una figura che non fosse legata alle forze dell’ordine o alla macchina investigativa, ma anzi che si trovasse dall’altra parte, un po’ il voler raccontare un fatto di cronaca reale, come il traffico di droga della ‘ndrangheta nel porto di Livorno, da un punto di vista alternativo, di chi ci è a contatto in un modo diverso.

  • I tuoi romanzi non sono mai fini a sé stessi, in “Fango” affronti l’alluvione di Livorno del 2017 come scegli i tuoi argomenti?

Generalmente mi affido a fatti storici dimenticati o poco conosciuti, perché questo è un modo per rivalorizzarli e riportarli alla luce, ma in questo caso era diverso. Le ferite dell’alluvione sono ancora ben vive nella città e nella memoria collettiva dei suoi abitanti, quindi l’ho sempre considerato un argomento molto delicato, ma volevo davvero raccontare la capacità che queste straordinarie persone hanno tirato fuori nell’affrontare una tragedia simile, senza contare le mie sensazioni personali al solo ricordare quei silenzi e quella pioggia. Ho sempre concentrato le mie storie su di una visione della città diversa da ciò che appare e mai come in quel caso si assisteva impotenti a una maschera triste che Livorno stava indossando. Nonostante io sia stato uno dei fortunati che ha vissuto questa tragedia da spettatore, non credo potrò mai dimenticarla.

  • Come ti documenti?

Di solito c’è tantissima ricerca e mi avvalgo della collaborazione delle Guide Labroniche per la ricostruzione storica, in questo caso i ricordi e la cronaca dei mass media di quei giorni sono stati sufficienti.

  • Botteghi e Donati, i protagonisti dei tuoi romanzi di ieri e di oggi, sono molto diversi tra loro, quale dei due ti assomiglia di più?

Entrambi hanno qualcosa di me. Botteghi ha i miei ricordi e quindi la mia parte nostalgica; Donati invece ha quella capacità tipica livornese di essere “svelto di lingua” e di non prendersi mai sul serio, quindi mi ci rivedo molto. Ammetto che se dovessi scegliere tra i due preferirei essere Donati.

  • Fango è sicuramente un romanzo auto-conclusivo, ma qua e là incuriosisce il lettore sul passato sicuramente tormentato del protagonista. Hai in mente di farne una serie?

Non lo so, è presto per dirlo. Ci sono personaggi che cambiano nell’arco narrativo di un romanzo e quindi ben si prestano a essere sviluppati in una serie che li vede compiere un percorso nel susseguirsi dei libri (come Botteghi). Per Donati invece volevo un personaggio statico, che è uguale dall’inizio alla fine (come Indiana Jones per fare un esempio cinematografico), per cui ci si affeziona a lui ma non ci si aspetta una trasformazione perché piace proprio così com’è e non vorresti cambiasse. Questo mi dà anche modo di rendere più protagoniste le sue avventure.

  • Siccome non dubito del successo di Giacomo Donati, ma da lettrice non dimentico il commissario Botteghi, dici che prima o poi si potrebbe sperare in un cross-over?

Sarebbe una cosa molto interessante e per me parecchio divertente da scrivere. Chissà, magari in futuro i due si incontreranno, in fondo come scrivo sempre “Livorno è un paesone e alla fine ci si conosce tutti”.

 

In bocca al lupo a Diego Collaveri per questa nuova avventura e arrivederci a presto sulle pagine de I Gufi Narranti.

Sandra Pauletto

Precedente RECENSIONE: “SKY HUNTERS” – FRANCES JONSTONE – ROBIN & SON EDITORE Successivo Intervista a Franca Gualtieri - Materni dettagli - Il Rio edizioni

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.