INTERVISTA A DANIELE CAMBIASO E SABRINA DE BASTIANI

INTERVISTA A DANIELE CAMBIASO E SABRINA DE BASTIANI

Dopo avere recensito il volume “A distanza ravvicinata” edito dalla Fratelli Frilli Editore, possiamo dare il bentornato sulle pagine de I Gufi Narranti a Daniele Cambiaso e il benvenuto all’autrice Sabrina De Bastiani, autori del romanzo.

  • Sabrina visto che è la prima volta che i nostri lettori ti incontrano vuoi dirci qualcosa di te?

Bentrovati e grazie per la vostra ospitalità cari Gufi Narranti! Sono molto felice di essere con voi! La cosa che mi definisce meglio è la passione smodata per la lettura. Appartengo alla categoria delle persone per cui un libro, quando non è un salvavita, comunque la migliora! Seguendo questa  passione sono approdata a Thrillernord, blog e piattaforma web di riferimento, per la quale, mi occupo di  recensioni ed  interviste, assieme ad altri valenti collaboratori. La scrittura è arrivata dopo, dall’entusiasmo di Daniele Cambiaso, colpevole dell’azzardo di voler rischiare a quattro mani con una absolute beginner come me.

 

  • Come vi siete organizzati per scrivere il romanzo?

D: La tecnologia oggi aiuta moltissimo. Un file condiviso su Google, colori diversi per riconoscere subito a colpo d’occhio gli interventi dell’uno e dell’altra, ampia facoltà di rivedere, integrare e impastare il tutto ed è fatta. Certo, ci vogliono grande fiducia e stima reciproche, alla base, ma senza quelle neppure scrivi la prima riga. Devo dire che la fase di scrittura è stata molto fluida. Sulla fase di revisione abbiamo faticato di più, ma solo perché qualcuno si ostinava a creare insulsi file di Excel che hanno complicato tremendamente la vita a chi cercava di piazzare le virgole al punto giusto. Voi non mi vedete, ma sto ridendo…

 

S: Premetto che i file Excel sono fondamentali, una vera e propria lampada di Diogene nei meandri di una scrittura condivisa e dell’approccio ad una innovativa forma di punteggiatura emotiva. Così come è molto importante testare il livello di attenzione del co-autore cancellando il file condiviso sotto i suoi occhi per saggiarne la reazione e la prontezza di riflessi. Voi non mi vedete ma non sto ridendo … poco. Molto, molto di più…!!!

 

  • A chi è venuta l’idea?

D: Direi a entrambi, sia pure con modalità differenti. Venivamo da varie esperienze di racconti, che ci hanno divertito e gratificato, per cui ci siamo detti: proviamo a pensare più in grande? Sabrina ha posto le fondamenta con alcune caratteristiche legate ai personaggi e alla trama. Ad esempio, l’idea che Mistral e Pietro dovessero incrociarsi senza mai incontrarsi, questa sorta di gioco letterario che caratterizza in modo forte il romanzo, l’ha suggerita proprio lei sulla scorta dell’emozione suscitata da alcuni versi di Wislawa Szymborska, che non a caso abbiamo fatto inserire in esergo. Di mio ci sono altri aspetti della trama e dei personaggi, ognuno ha creato e inserito le varie tessere del puzzle, fino a quando non ci è parso completo. L’ideazione è un aspetto dannatamente divertente, credetemi.

 

S: Ed è stato dannatamente divertente anche scrivere dialoghi in presa diretta, la scena un canovaccio, senza sapere cosa avrebbe risposto l’altro e adeguandosi, nell’immediato, a ribattere. Oltre ad essere divertente ha evidenziato l’apertura, l’accoglienza delle idee di ciascuno, testate sul campo con spirito critico e sempre costruttivamente, nello spirito e nel rispetto  della storia che volevamo raccontare.

 

 

  • Perché avete scelto di ambientarla proprio nel 1998?

D: Cercavamo un periodo in cui anagraficamente potessero esserci, e pure in forma accettabile, i superstiti del periodo storico in cui affondano le radici degli antefatti e al contempo potessero muoversi credibilmente due giovani Mistral e Pietro, che vorremmo far crescere nelle prossime puntate. Il ‘98 in particolare, poi, per me non ha alcun significato particolare, ma Sabrina di certo l’ha individuato sulla base di complicati rimandi esoterico-sapienziali. Scherzo, ovviamente. Forse.

 

S: 1 9 9 8, nove più nove diciotto, diventano due diciotto, otto più uno nove, otto più uno nove, nove più nove diciotto. Non posso negare che questa appassionante sequenza mi abbia ispirato … 😉 …  e probabilmente anche il fatto che in quell’anno mi trovavo in un momento di vita analogo a quello che attraversa Mistral nel romanzo. Mi è stato in questo modo più facile trasferirle, in base ai miei ricordi, atteggiamenti e reazioni coerenti all’emotività propria dei suoi anni.

 

  • Siete entrambi appassionati di storia?

D: Per quanto mi riguarda, la storia è un amore sbocciato fin da quando ero bambino. Adoro la storia contemporanea, in particolare, e ovviamente mi piace frugare negli aspetti meno noti o, comunque, più oscuri. Il periodo compreso tra il ventennio fascista e gli anni di piombo mi affascina in modo particolare, forse perché si salda a memorie di famiglia o addirittura a momenti vissuti quando ero ragazzino. E forse anche perché in quegli anni affondano le radici più resistenti di ciò che siamo e viviamo oggi, con le nostre contraddizioni.

 

S: Daniele è appassionato di Storia, io maggiormente di storie. A suo pieno merito l’avermi saputo avvincere alla materia.

 

  • Sulla copertina c’è scritto prima indagine, state già sviluppando il prossimo libro?

D: Questi personaggi li abbiamo sentiti fin da subito molto vivi e direi che quasi immediatamente ci ha stuzzicato l’idea di vederli crescere, evolvere, cambiare. L’esperienza della scrittura insieme è stata molto stimolante e divertente, così in effetti ci sono nate idee per altre avventure di Pietro e Mistral e le stiamo sviluppando. Chiaramente, a Dio, pubblico ed editore piacendo…

 

S: La situazione contingente, che ognuno di noi sta affrontando con i propri mezzi e le proprie difese, ci ha provocato rallentamenti e ripartenze. Ma la scrittura è un richiamo troppo forte, sa aspettarti, ti blandisce, è quell’onda che muove sempre il mare anche quando sembra, in apparenza, una tavola.

Per cui sì, assolutamente. La storia c’è. Noi anche.

 

  • Pensate d’impostarlo sempre con la separazione per voce narrante?

D: Su questo manterrei un po’ di riserbo, semplicemente perché… siamo in pieno work in progress! Credo che non si possa impostare un ciclo mantenendo questa caratteristica in modo credibile, però posso azzardare che i due personaggi potrebbero riservarsi degli spazi di autonomia all’interno di una storia. Vedremo cosa ci chiederanno le storie, perché in fin dei conti sono loro che arrivano e ci dettano le regole di ingaggio.

 

S: Possiamo dire che manterremo una scansione temporale di luoghi e avvenimenti e che la storia si svilupperà, anche qui, in un arco di tempo relativamente breve … ma gli accadimenti lasceranno segno e cambiamenti irreversibili. Forse.

 

  • Daniele cosa ti ha ispirato a scrivere un libro così lontano dal tuo format?

D: A distanza ravvicinata è indubbiamente diverso dai miei romanzi precedenti, ma non è poi così drasticamente lontano da ciò che ho scritto in passato. Con Nora, una donna, scritto in collaborazione con Rino Casazza, avevo cercato di dare voce e spessore interiore all’enigmatica Nora oltre che al protagonista, il commissario Paolo Picasso, e lì ho trovato il gusto di scavare in profondità nei pensieri e nell’emotività di due personaggi ricchi di sfaccettature. In precedenza, mi ero calato in soggettiva nelle dure esperienze di vita di un gangster del dopoguerra come il Corso, il protagonista di Off Limits; ancora prima io ed Ettore Maggi ne L’ombra del destino avevamo mosso due investigatori profondamente diversi e distanti come Stefano e Giulio, un poliziotto e un carabiniere che indagavano su due casi intimamente collegati per poi confrontarsi con un lontano passato, che prima li aveva visti amici e poi drammaticamente li aveva separati. Diciamo, quindi, che in quest’ultimo romanzo ho voluto sviluppare e ampliare alcuni aspetti che in precedenza avevo scandagliato meno, ma che non mi erano del tutto estranei. Sabrina mi ha pungolato molto in questo senso, sia con le caratteristiche della sua scrittura, che ha una forte vena poetica e introspettiva, sia con le suggestioni e le idee che ha messo in campo. In più, il grande stimolo adesso per me è quello di provare a ragionare su una serie, con tutto quello che comporta in termini di evoluzione e orchestrazione dei personaggi, anche secondari.

 

  • Perché avete scelto Lavagna come ambientazione?

D: Sabrina saprà spiegartelo meglio di me, ma è stata una sorpresa, conoscendoci, scoprire di avere in comune un passato rivierasco. Io a Lavagna sono nato e ho vissuto i miei primi anni di vita ed è un luogo, quindi, che mi è particolarmente caro, come potrai immaginare. Sabrina addirittura ha radici familiari in quelle zone e vi ha trascorso le estati dalla nascita fino alla piena adolescenza, quindi per lei è, credo, un autentico “posto dell’anima”. Volevamo per il nostro primo romanzo un’ambientazione che ci muovesse delle corde interiori, per cui, alla fine, la scelta è stata quasi naturale. Ti rivelo un dettaglio, che potrà spiegarti quando ”sentiamo” Lavagna: quando è arrivato il contratto, per festeggiare siamo andati a siglarlo in un bar di via Roma, proprio nel cuore della “nostra” cittadina, dove abbiamo fatto muovere Mistral e Pietro. Eravamo davanti a una bella striscia di focaccia e un prosecchino come si deve. Sabrina veramente no, lei è una brava ragazza, solo un innocuo caffé…

 

S: Dovendo firmare non un contratto,  ma quello che per noi era IL contratto,  più che mai dovevo mantenere lucidità … e considerato che non reggo nemmeno le bollicine dell’acqua tonica…

Per dire dell’ambientazione, Daniele non poteva descrivere meglio la nostra motivazione. Ci siamo ritrovati un giorno, del tutto casualmente, a parlare di Lavagna ed è stato immediatamente evidente quanto fossimo legati a questa cittadina, quanto facesse parte di noi. È nata in quel momento la voglia, prima dell’idea di una storia, di tornare in quel luogo, che già così tanto raccontava di noi.

 

 

  • Odessa nonostante il tempo è un argomento sempre attuale, esiste secondo voi attualmente qualche associazione a cui potremmo paragonarla?

D: Giustamente tu hai ravvisato la presenza di Odessa, la fantomatica organizzazione clandestina dei reduci delle SS attiva nel dopoguerra, con potenti ramificazioni nell’America meridionale e centrale. Senza espormi a troppe rivelazioni rispetto alla trama, rilancio indicandoti anche il Noto Servizio come entità adombrata nelle pagine di questo romanzo. Pare, per esempio, che esponenti del segretissimo Noto Servizio –  quanta italica ironia in questa denominazione ufficiosa – siano intervenuti per favorire la fuga di Kappler, che sarebbe avvenuta con modalità ben diverse rispetto alla famosa valigia trasportata dalla moglie. Indubbiamente, sono molte le pagine oscure del dopoguerra che ancora si presterebbero a essere raccontate in un romanzo, ma non so dirti se oggi esista qualcosa di analogo, una volta andate in soffitta per ragioni storiche e anagrafiche queste realtà. Hanno dei discendenti? Ci sono degli epigoni? Credo che le ultime guerre nella ex-Jugoslavia e più di recente in Ucraina abbiano messo in evidenza l’esistenza di un bacino di potenziali contractors legati ad ambienti piuttosto ideologizzati, ma se esista qualcosa di veramente ramificato e organizzato non saprei dirlo. Potrebbe essere, però, lo spunto per un romanzo, perché no?

Vi ringraziamo per la disponibilità e in bocca al lupo a Pietro e Mistral per le loro prossime indagini.

 

D: Grazie ai Gufi Narranti per questa piacevole chiacchierata e… crêpes al lupo! Speriamo che Mistral e Pietro abbiano buon vento nelle vele. Alla prossima!

S: Mi unisco a Daniele nel ringraziarvi di cuore …  e  nelle crêpes al lupo … la mia alla marmellata!

A presto!

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