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Intervista a Carmelo Greco – Focara di sangue – Fogliodivia edizioni

Intervista a Carmelo Greco – Focara di sangue – Fogliodivia edizioni

Abbiamo da poco recensito “Focara di sangue” (Edizioni Fogliodivia) di Carmelo Greco e abbiamo ora la possibilità di scambiare con lui quattro chiacchiere

Buongiorno Carmelo, se sei d’accordo, ti darei del tu. Partiamo con le domande:

  • È la prima volta che ti recensiamo e che di conseguenza abbiamo il piacere di intervistarti. Ci piacerebbe conoscerti meglio sia dal punto di vista umano che da quello artistico. Ti va di dirci tre pregi e tre difetti?

 

Non è facile parlare di sé, soprattutto perché chi scrive preferisce che siano le sue opere, i suoi romanzi a parlare al posto suo. Per questo lascio che sia il lettore a scoprire, tra le righe di Focara di sangue, quali possano essere i miei pregi e i miei difetti. Sperando, ovviamente, che soprattutto i secondi non facciano da ombra alla lettura del libro.

 

  • Hai scelto di ambientare il tuo romanzo in un luogo fittizio, che sicuramente è collocabile in Puglia, che non esiste sulle carte geografiche. Come mai questa scelta?

 

È una scelta dettata dall’appartenenza alla tradizione narrativa che vuole trasformare la storia in metastoria, non per attenuarne potenza e verità, ma per conferirgli valore simbolico perenne. Dietro la Vigata di Andrea Camilleri tutti sappiamo che c’è Porto Empedocle, eppure la città in cui si svolgono le indagini del commissario Montalbano è qualcosa di più di quella reale. È un paese che appartiene ormai al mondo dell’arte e non soltanto a quello della geografia. Per questo è immortale.

 

  • Le tradizioni popolari come la focara di cui parli credi abbiano sempre lo stesso valore o le vecchie tradizioni anche al sud si vanno perdendo?

 

Le tradizioni continuano a essere coltivate, se possibile con maggiore dispendio di risorse e maggiore clamore. Basti pensare alla notte della Taranta, che ormai attira migliaia di curiosi e visitatori. Semmai si sta perdendo il legame con l’origine, con il motivo per cui si festeggia. Ma questo è fisiologico, non bisogna farne una tragedia.

 

  • Il Sud che racconti è un luogo dove forse i giovani sono costretti loro malgrado a crescere troppo in fretta e a fare i conti con una realtà molto complicata che li rende facili prede del mondo della malavita. Quale ruolo credi possa avere la letteratura per dare voce a questo dramma?

 

La grande scrittrice americana Flannery O’Connor sosteneva che la narrativa è la più umile delle forme d’arte. L’etimologia di “umile” è la stessa di humus, terra. La letteratura è utile se aiuta chiunque legga a scoprire qualcosa di terra terra, di vero nella sua semplicità, ma che non sempre si vuole o si può guardare. E questo vale per i giovani e per i meno giovani.

 

  • C’è qualche passaggio della storia che si è rivelato più difficile da scrivere?

 

Quello in cui ho dovuto scoprire a forza che la speranza è l’ultima parola su tutti noi, compresi i protagonisti del romanzo.

 

  • Quando scrivi da parte tua c’è una immedesimazione nelle vicende dei protagonisti oppure tendi più ad avere un atteggiamento da osservatore esterno che racconta la storia in maniera super partes?

 

È una immedesimazione super partes, perché ogni personaggio chiede la tua completa attenzione e dedizione, per cui devi concedergli entrambe quando serve, farti condurre, ma poi provare a tirare le fila. Comunque non puoi essere un osservatore neutrale, sei un tifoso, seppure di una specie strana, perché tifi per tutte le squadre in campo.

 

  • Sei già al lavoro su nuovi progetti letterari? Se sì, ti va di anticiparci qualcosa?

 

Ho cominciato a scrivere più di una storia, ma confesso che la pandemia è stata un fenomeno dirompente che, di fronte a così tante persone colpite, mi ha interrogato sull’utilità della letteratura. Sto provando a rispondere a questo interrogativo e vorrei che il mio prossimo romanzo potesse in qualche modo lenire il dolore, alleviare la fatica di quanti sono rimasti toccati in vari modi dal Covid-19.

Grazie a Carmelo Greco per essere stato con noi e speriamo di averlo presto di nuovo ospite sulle pagine de I gufi narranti

 

David Usilla

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