Il grande Torino e la tragedia di Superga

Il grande Torino e la tragedia di Superga

Il campionato del 1941/42 fu vinto dalla Roma, il Torino arrivò secondo e il Venezia terzo. Fu proprio da questo secondo posto che iniziò la favola del Grande Torino.

La squadra granata pose il primo mattone acquistando proprio dal sorprendente Venezia, Ezio Loik e Valentino Mazzola, quello che viene considerato il più grande giocatore italiano di tutti i tempi.

Grande Torino 1942-43

Nella stagione successiva, 1942/43, il Torino vinse lo scudetto iniziando quella fantastica serie di vittorie che culminerà con la conquista di ben cinque scudetti consecutivi, interrotti purtroppo dalla sciagura del 4 maggio 1949.

Grande Torino 1948-49

Il 27 febbraio 1949, allo stadio Luigi Ferraris di Genova l’Italia affronta il Portogallo in una amichevole. La nazionale italiana è rappresentata in larga parte dai giocatori del Torino, ed il divario fra le squadre è decisamente ampio, infatti l’Italia regola agilmente il Portogallo con il risultato di 4-1.

Alla fine della partita il portoghese Francisco Ferreira esprime il desiderio a Valentino Mazzola di voler giocare la partita del suo addio al calcio a Lisbona contro il Torino, considerata una delle squadre più forti del mondo degli anni 40.

Il capitano della nazionale, lusingato, accetta volentieri l’invito. Viene concordata la data del 3 maggio. Per consentire questa partita la Federazione decide di anticipare quella di campionato a San Siro contro l’Inter al 30 aprile.

L’incontro è fondamentale per la corsa allo scudetto. Un risultato negativo potrebbe compromettere la vittoria finale del Torino che si sta avviando verso la conquista del 6° scudetto, il quinto consecutivo. La partita si conclude con uno 0-0 molto sofferto ma che permette al Torino di mantenere i 5 punti di vantaggio sull’Inter a 4 giornate al termine del campionato.

Arrivo del Torino a Lisbona

Alla vigilia della partenza devono rinunciare alla trasferta, Sauro Tomà per un problema ad un ginocchio, il portiere di riserva Renato Gandolfi e il giovane Giuliano ultimamente aggregato alla prima squadra. Anche il noto radiocronista Nicolò Carosio rinuncia per la Comunione del figlio, mentre il presidente del Torino, Ferruccio Novo, è bloccato a letto da una broncopolmonite.

Il 3 maggio, allo Estadio Nacional di Lisbona, il Torino e il Benfica s’incontrano per la partita di addio di Ferreira. In realtà l’incontro, pare servisse al giocatore lusitano per raggranellare qualche soldino in funzione liquidazione. La partita si dimostra una festa dello sport, calcio spettacolo e divertimento assicurato per il pubblico accorso numeroso. Finisce 4-3 a favore dei portoghesi.

Mazzola e Ferreira

Benfica-Torino 4-3

Benfica: Contreros (Machado), Jacinto, Fernandes, Morira, Felix, Ferreira, Corona (Batista), Arsenio, Espiritosanto (Julio), Melao, Rogerio.

Torino: Bagigalupo, Ballarin, Martelli, Grezar, Rigamonti, Castigliano (Fadini), Menti II, Loik, Gabetto (Bongiorni), Mazzola, Ossola.

Marcatori: pt 9′ Ossola, 23′ e 39′ Melao, 33′ Arsenio, 37′ Bongiorni; st 40′ Rogerio, 44′ rig. Menti II

L’indomani, 4 maggio, giorno della partenza per il ritorno a casa, il cielo è nero ed il tempo previsto è pessimo.

L’aereo, un trimotore I-Elce, parte da Lisbona e fa scalo a Barcellona per il rifornimento.

Il comandante Meroni, invece che puntare verso l’aeroporto di Milano, decide, malgrado le brutte condizione atmosferiche, di andare direttamente a Torino.

Poco prima delle 17 l’aereo si trova ormai nei pressi di Torino e la torre di controllo dell’aeroporto Aeritalia informa il comandante del Fiat G 212 che la visibilità è zero. L’aereo viaggia sballottato da forti raffiche di vento in mezzo a nuvole nere come la notte.

Meroni alle 16.58 avvisa che si trova a duemila metri sopra Torino, quindi si interrompono le comunicazioni. In realtà l’aereo è in linea con la Basilica di Superga a poco più di duecento metri di quota. Non si sa se per un guasto delle apparecchiature di bordo o per errore dovuto alle avverse condizioni del tempo, ma alle 17.05 un boato scuote la zona quando il velivolo si schianta contro il muro perimetrale della Basilica. Dopo il tremendo impatto i primi a correre sul luogo del disastro, scorgono tra la nebbia che avvolge la zona quel che rimane della carlinga. Piccoli fuochi ardono ancora e disseminati intorno i miseri resti dei corpi in mezzo ai bagagli sparsi.

 

Vittorio Pozzo, ex allenatore della nazionale e unico ad aver vinto due mondiali di calcio il primo a Roma nel 1934 e a Parigi nel 1938, ha il triste compito di riconoscere quelli che erano stati i suoi giocatori. Alcuni sono identificati solamente da oggetti personali, mentre Martelli e Maroso sono riconosciuti per esclusione.

Le bare vengono esposte Palazzo Madama e i funerali sono seguiti da mezzo milione di persone a testimonianza che il Grande Torino, al di là del tifo campanilistico era l’orgoglio di una nazione che si stava rialzando dopo la tragedia della guerra. Incarnava valori condivisi da tutti.

Immensa folla assiste attonita all ‘ uscita da Palazzo Madama delle salme dei giocatori del Grande Torino
©LaPresse
Archivio Storico
06-05-1949 Torino

 

Quel maledetto giorno perirono nell’incidente:

I membri dell’equipaggio:

Pierluigi Meroni, Celeste D’Incà, Cesare Bianciardi e Antonio Pangrazi.

I giocatori:

Valerio Bagigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Pieo Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti e Giulio Schubert.

Gli allenatori:

Egri Erbstein e Leslie Levesley.

Il massaggiatore:

Ottavio Cortina

I dirigenti:

Arnaldo Agnisetta, Andrea Bonaiuti ed Ippolito Civalleri.

Giornalisti sportivi:

Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (Gazzetta dello Popolo) e Luigi Cavallero della Stampa.

Il 26 maggio 1949 la squadra argentina del River Plate decide di rendere omaggio al Grande Torino scomparso giocando una partita amichevole e destinando il ricavato in parte alle famiglie delle vittime.

Per questa partita della solidarietà la squadra granata è composta da giocatori dell’Inter, del Milan e della Juventus.

Tra gli altri giocarono: Sentimenti IV, Annovazzi, Nyers, Boniperti, Nordhal, Hansen, Lorenzi con Furiassi della Fiorentina, Moro del Bari e Pietro Ferraris del Novara.

Nelle ultime quattro partite di campionato il Torino schierò la formazione giovanile incontrando le formazioni giovanili del Genoa, Palermo, Sampdoria e Fiorentina.

Per la cronaca, il Torino le vinse tutte e di conseguenza anche il sesto scudetto, quinto consecutivo.

 

Alberto Zanini

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