Il Drive – In – Sangue, pop – corn, la folle apocalisse dell’Orbit.

Il Drive – In

Quattro ragazzi: Jack, Bob, Randy e Willard (poco più grande di loro). La loro passione per il cinema dell’orrore. Il Texas e l’Orbit, il suo gigantesco drive – in. Tra una lettura di Fangoria e l’altra, l’appuntamento obbligatorio è la notte horror. Una sera la rassegna è composta da: Ho Fatto A Pezzi La Mamma, La Casa, La Notte Dei Morti Viventi, Utensili Per L’Omicidio e Non Aprite Quella Porta. Con il camper di Bob, i quattro si dirigono all’Orbit convinti di trascorrere una serata divertente, ma si rivelerà il loro incubo peggiore.

Il Drive – In esce alla fine degli anni ’80 e si pone come omaggio al cinema horror americano di quella decade; lo stesso che Joe R. Lansdale andava a vedere proprio nei drive – in e che lo colpiva profondamente per la bassa qualità degli effetti speciali più che per le grandi quantità di sangue. Ma l’autore texano in fin dei conti ha basato una carriera sulla valorizzazione di una narrativa poco sofisticata e molto grezza. Citandolo nella sua nota biografica conclusiva dall’edizione italiana di Einaudi del 2007: “Ignoravo che potesse esistere una qualche graduatoria di valore tra una forma letteraria e un’altra. Credo che questa sia stata una delle cose più significative della mia carriera: l’ignoranza.”

Un amore per le parole e per il cinema che lo hanno portato ad esprimere una personale visione dell’intrattenimento horror. La Notte Del Drive – In (ciclo comprensivo di tre libri iniziato appunto con questo Il Drive – In del 1988) è un assoluto racconto di genere, ma la chiave di lettura è totalmente destrutturante. Violenza e sangue, nel loro eterno ripetersi costituiscono la lobotomia che degrada il pubblico e lo conduce ad una natura selvaggia ed incontrollabile. Lansdale mette in completo risalto, attraverso un linguaggio pulp esagerato e caricaturale, tutto ciò che riguarda e circonda l’universo video ludico. La quantità di schifezze da gustare durante le proiezioni (qui sono sangue corn, ovvero pop corn irrorati di una stucchevole salsa ai frutti rossi, oltre agli snack al cioccolato e alle bibite zuccherate), che ammansiscono e anestetizzano il pubblico; usi e costumi dell’americano medio diretto alla sua dose di divertimento splatter; il qualunquismo e l’arroganza delle masse condotta ad una furibonda lotta per la sopravvivenza.

Vi siete mai chiesti cosa potrebbero fare tanti esseri umani costretti in un drive – in a guardare i soliti cinque film a rotazione, con solo cibo spazzatura da mangiare e un wc che non viene mai pulito? I presupposti sono terrificanti, le conseguenze devastanti. Lansdale ricava da questa situazione assurda l’immagine di un’umanità allo sbando, fuori controllo, tenuta in vita solo dalla simulazione della realtà, cioè quella dei film, che attraverso misteriose entità, chiamate “dèi del cinema di serie B”, ci assoggettano al loro potere manipolandoci e mettendoci l’uno contro l’altro. Il quadro sembra drammatico e lo è! Il punto è che Lansdale ha uno stile così ironico ed eccessivo che stempera perfettamente i toni rendendo la lettura molto fruibile, godibile e allo stesso tempo di qualità, per quanto riguarda linguaggio e tempi comici. Non a caso stiamo parlando di un libro passato alla storia nel circuito di genere, eleggibile tranquillamente al rango delle opere di Stephen King, a cui contrappone un’assoluta capacità di sintesi, che duole dirlo ma il più delle volte allo scrittore del Maine manca. Il fatto che poi Lansdale non abbia raggiunto la popolarità del suo collega è sicuramente attribuibile al coraggio e all’incisività iconoclasta con cui l’autore texano si è scagliato contro alcune brutture della nostra società; in questo caso è esemplare la descrizione della comunità religiosa che si forma all’Orbit, fanatica e violenta; così come l’intransigenza con cui descrive l’americano medio grasso e rincoglionito. L’immaginario ricalcato urla anni ’80 da tutti i pori e si denota in rappresentazioni immaginifiche impressionanti, come si vede nella descrizione del Dio del pop corn, un essere composto da due umani, con tatuaggi per nulla sobri che si animano e prendono vita, pistole che si fondono con la carne e proiettili che si infilano in appositi alloggiamenti nelle braccia. Una sorta di trip delirante alla Videodrome (1983), film di David Cronenberg che guarda a caso parlava molto del carico di violenza che l’intrattenimento video ludico esercita sull’uomo. Molte volte è la letteratura ad influenzare il cinema, ma questa volta sembra proprio che sia successo il processo contrario; anche perchè La Notte Del Drive – In non ha ancora ricevuto un adattamento cinematografico (nel caso uscisse e fosse ben fatto diventerebbe subito un cult!).

Un romanzo corto e irresistibile, da leggere quasi tutto d’un fiato, perchè bisogna riflettere, ci si deve divertire ma soprattutto… “L’Orbit deve morire.”

Zanini Marco

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