Il Caso Spotlight – Importante film d’inchiesta ma stesura senza sussulti.

Il Caso Spotlight

Anno: 2015

Titolo originale: Spotlight

Paese di produzione: USA

Genere: storico, drammatico

Regia: Tom McCarthy

Produttore: Blye Pagon Faust, Steve Golin, Nicole Rocklin, Michael Sugar

Cast: Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery, Stanley Tucci, Brian d’Arcy James, James Sheridan, Billy Crudup, Gene Amoroso, Maureen Keiller, Paul Guilfoyle, Len Cariou, Neal Huff, Jimmy LeBlanc, Michael Cyril Creighton, Laurie Heineman, Duane Murray, Richard O’Rourke, Eileen Padua, Michael Countryman, Doug Murray, David Fraser, Anthony Paolucci, Don Allison, Mairtin O’Carrigan, Joe Stapleton, Rob DeLeeuw

Marty Baron, neo direttore della squadra giornalistica Spotlight del Boston Globe, inizia nel 2001 una profonda indagine per smascherare i sacerdoti dell’Arcidiocesi di Boston, colpevoli di abusi sessuali sui minori. Abusi che già negli anni ’90 erano stati denunciati dai media ma presto insabbiati dalla comunità ecclesiastica. Un’operazione tardiva quella del Boston Globe, un po’ come quella di Tom McCarthy che porta nei cinema questi fatti nel 2015. Meglio tardi che mai, considerato che col senno di poi il cardinale di allora Bernard Francis Law (deceduto l’anno scorso) fu sollevato dall’incarico, anche se trasferito alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

La squadra Spotlight al lavoro. Da sinistra a destra: Rachel McAdams (Sacha Pfeiffer), Michael Keaton (Walter ‘Robby’ Robinson), Mark Ruffalo (Michael Rezendes), Liev Schreiber (Marty Baron) e Brian d’Arcy James (Matt Carroll).

Allo stesso modo, la scelta di filmare un documento ormai storico di questo tipo e di importante denuncia sociale, è stata giusta e necessaria. Così come sia fuori di dubbio che la determinazione con cui la squadra Spotlight si è mossa nei confronti della Chiesa sia da ricordare e da seguire come esempio per il giornalismo mondiale. Per raccontare questa impresa americana McCarthy non poteva che servirsi di attori solidi tra cui svettano le ottime e realistiche interpretazioni di Mark Ruffalo, Michael Keaton, Liev Schreiber e Stanley Tucci. Il film ha un taglio quasi documentaristico e non gode di grande dinamismo. Per quanto la messa in scena si sforzi di rassomigliare il più possibile alla realtà, prefiggendosi come compito principale quello di riportare le testimonianze di vittime e sacerdoti, accompagnare la visione con qualche sbadiglio è cosa probabile. Se la volontà era quella di proporre uno script quanto più reale immaginabile, allora forse tanto valeva gettarsi direttamente nel documentario utilizzando filmati veri (se esistenti), oppure ricorrere alla telecamera a mano, così in voga ai nostri tempi per sbizzarrirsi nel montaggio. McCarthy invece vuole mantenere qualcosa di romanzato e trova a tutti i costi necessario far emergere il carisma dei suoi personaggi senza togliere un’oncia dello stile americano.

E’ chiaro che la denuncia fatta da una pellicola d’inchiesta come questa sia importante e credo che tutti lo riconoscano; anche se comunque sembra essere circoscritta ad un gruppo di cattolici delusi dalle perverse inclinazioni ecclesiastiche trattate. Comprensibile anche l’americano sbigottimento (dato il bigottismo generale) di fronte alla scelta di una testata giornalistica di scagliarsi in maniera irremovibile contro la Chiesa, ma sentire per più di quattro volte: “Vuoi veramente fare causa alla Chiesa cattolica?” è qualcosa che da il volta stomaco. Si vuole pensare bene che evidenziarlo sia il tentativo di muovere anche una profonda critica nei confronti del popolo americano, legato a valori arcaici e discutibilissimi. Senza nulla togliere allo scopo quindi, tuttavia i difetti di Il Caso Spotlight risiedono tutt’al più nella forma.

Zanini Marco

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