I gatti nell’ antico Egitto – Approfondimento Teresa Breviglieri

Fin dall’antichità, i gatti sono stati i protagonisti principali di leggende e miti in tutto il mondo.

Un  legame soprannaturale ha sempre caratterizzato il rapporto tra umani e gatti, ritenuti animali dotati di poteri magici.

Gli antichi egizi chiamavano il gatto maschio “myeu” e la femmina “Techau”.

Gli antichi egizi resero domestici i gatti che vivevano sulle rive del delta del Nilo e appaiono nelle rappresentazioni tombali egizie verso il 1500 a.C.

Pare che la prima comparsa del gatto in una rappresentazione si trovi nella tomba di Khnumhotep III° (XII dinastia del Medio Regmo), a Ben Hasan. Il defunto è  rappresentato in una palude mentre cerca di infilzare un pesce con lo spiedo, il gatto è appostato sopra un fascio di papiri  che attende il momento propizio per rubare il pesce all’uomo.

Gli antichi egizi tenevano in grande considerazione questo animale, tanto da sceglierlo per rappresentare Bastet, un’antica divinità  raffigurata con corpo di donna e testa di gatto; anche la sorella di Bastet, chiamata Sekhmet è raffigurata con parti anatomiche di gatto. Questo regale animale condivideva con Bastet la fertilità e la chiaroveggenza e con Sekhmet la preveggenza.

I gatti erano considerati animali sacri al punto che, se uno di loro veniva ucciso anche in modo accidentale, il responsabile veniva punito con la morte.

 

Diodoro Siculo, storico del I° secolo assistette personalmente al linciaggio dalla falla di un romano che aveva ucciso involontariamente un gatto.

Altri esempi che dimostrano quando l’animale fosse tenuto in considerazione è il seguente: se in una abitazione vi era un’emergenza, come ad esempio un incendio, il primo ad essere salvato era  il gatto di casa, poi in successione i membri della famiglia.

Quando un gatto moriva, i familiari dell’animale, iniziavano un lungo periodo di lutto, caratterizzato dalla rasatura delle sopracciglia e dalla percussione di gong funebri per esternare il dolore della perdita. Gli Egizi credevano che anche per il gatto esistesse l’aldilà e per questo motivo venivano mummificati per essere poi successivamente venduti ai pellegrini, che li presentavano alla Dea Bastet come offerta.

I corpi degli animaletti venivano disidratati con il Natron (carbonato decaidrato di sodio); venivano poi avvolti in una bendatura, con le zampe parallele al corpo. In una tomba del 1700 a.C, furono trovati diciassette scheletri di gatto, ognuno dei quali era provvisto di una ciotola di latte che ne assicurava la sopravvivenza nell’aldilà, assieme a topi e piccoli animali mummificati.

Nell’antica città di Beni Assan, in un solo cimitero, furono ritrovate più di trecentomila piccole mummie. Nelle tombe regali del Nuovo regno, nella Valle dei Re, è riportato un testo funerario conosciuto come “Le Litanie del Sole”. Questo testo descrive le settantasette forme che può assumere Ra e il gatto è una di queste forme.

La religione egizia, esprime un conflitto eterno tra Ra che rappresenta la continuità della creazione e un enorme serpente di nome Apopi; è un conflitto cosmico perchè Apopi cerca di bloccare il percorso del sole per tornare al caos delle origini e questo conflitto è il tema dominante di tutti i testi funerari regali in cui ovviamente Ra risulta sempre vincitore.

Nei vari libri funerari, Ra è coadiuvato da assistenti divini e alcuni di questi, rappresentati con orecchie di gatto, sono impegnati a straziare o a tagliare le teste degli alleati di Apopi. L’eterna lotta tra Ra e Apopi è rappresentata con scene vivaci in tombe private e in papiri che riportano le vignette del Libro dei morti: un enorme e feroce gatto, Ra, che con un grosso coltello seziona Apopi il serpente, che in ogni caso, la notte successiva, tenterà nuovamente di bloccare il corso del sole.

Ma vorrei soffermarmi anche su chi rappresentava la gatta femmina chiamata come detto: Techau”

Spesso rappresenta Hathor, dea della gioia e dell’amore, che nel “Mito della Vacca celeste” si trasforma nella  leonessa Sekmet che ho citato all’inizio di questo articolo.

La leggenda racconta che per vendicarsi di un manipolo di uomini che lo contrastavano, Ra ordinò ad Hathor di distruggere l’intera umanità. Hathor si trasformò in leonessa ( Sekmet ) e compì una strage. Ra, alla vista di questo scempio si pentì e per salvare gli uomini, ricorse ad un trucco: durante la notte, mentre Sekmet riposava, fece preparare una grande quantità di birra, colorata di rosso, che fece spargere nel deserto. Il mattino dopo Sekmet, quando si svegliò, si fece ingannare dal colore e bevve la birra credendo che fosse sangue. Così, si ubriacò e dimentico di terminare la strage umana che aveva iniziato.

In Egitto, nel mese di Thot che iniziava il 29 agosto, si festeggiava con grandi bevute di vino, il ricordo di come l’umanità era stata salvata.

La venerazione per i gatti in Egitto, è presente in ogni necropoli scoperta dagli archeologi. Recentemente a Saqqara che è diventata una delle più importanti necropoli egiziane a sud del Cairo, un team di archeologi ha scoperto tre tombe del Nuovo Regno (1550-1069 a.C.), usate appunto come necropoli di gatti. Sono state dissotterrate “decine di mummie di gatto assieme con cento statue lignee dorate” raffiguranti i felini adorati dagli antichi egizi e tra i tanti oggetti rinvenuti, vi è anche una statuetta in bronzo dedicata alla dea-gatta Bastet.

Le mummie dei gatti sono state scoperte esattamente in sette tombe ed insieme ad esse sono stati ritrovati anche insetti, perlopiù scarabei imbalsamati.

gatti mumificati

Quello che è stato sottolineato da un esperto, è che la devozione verso i gatti è nata dalla soggezione e dal timore che i felini incutevano agli uomini. Perciò, attraverso il culto, si è tentato di “esorcizzare” questa sorta di potere magico dei gatti. Un animale tutto da scoprire che nel corso dei secoli è stato compagno anche delle streghe, ma questa è un’altra storia….

Teresa Beviglieri

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