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Gli anni 70. Tra cronaca nera, diritti civili e il mondiale di calcio (1970)

Gli anni 70. Tra cronaca nera, diritti civili e il mondiale di calcio (1970)     AGGIORNAMENTO

L’album dei ricordi ha una copertina a fiori colorati, ma all’interno molte foto sono in bianco e nero.

L’Italia degli anni 70 è un paese industrializzato e per certi versi ancora largamente agricolo, e in questo contesto la società dimostra di avere fame di diritti e riforme sociali. Scontri che chiamarono in causa operai, studenti e gente comune. Mentre il Vaticano esercitava forti pressioni sull’opinione pubblica, nell’ombra le trame nere dei servizi deviati tessevano una ragnatela di tensione ed orrore.

Una foto in bianco e nero fissa l’immagine di alcuni manifestanti con dei cartelli inneggianti al divorzio. In uno si legge chiaramente:”si al divorzio, no alla dittatura clericale.” In questa frase si coglie il disappunto verso l’ingerenza continua che la chiesa esercitava sulla vita sociale avvalendosi della politica democristiana.

Gli anni 70 si ricordano anche per i numerosi interventi legislativi, che modificarono sensibilmente l’assetto dello Stato. Una maggiore consapevolezza degli italiani e una maggiore effervescenza culturale contribuirono ai sospirati cambiamenti sociali.

Accadde nel 1970

 

1 febbraio muoiono 236 persone in un incidente ferroviario in Argentina, vicino a Buenos Aires.

4 maggio Alla Kent State University in Ohio gli studenti manifestano contro la decisione di Richard Nixon di invadere militarmente la Cambogia, in quanto alleata dei comunisti del Vietnam del Nord.

Dopo giorni di tafferugli il governatore dell’Ohio, William Rhodes, vieta il raduno ma non dichiara lo stato d’emergenza, che lo renderebbe, di fatto, illegale ed infatti la manifestazione si tiene ugualmente alle 12 del 4 maggio. La protesta viene repressa con violenza e 4 ragazzi di vent’anni cadono sotto i colpi di fucile della Guardia Nazionale in assetto antisommossa. Altri 9 vengono feriti. Per la cronaca i soldati vennero assolti.

1970 – La studentessa Mary Ann Vecchio piange accanto al corpo di Jeffrey Miller, uno degli studenti uccisi alla Kent State. La fotografia fruttò al fotografo John Filo il premio Pulitzer

14 maggio nascita del gruppo armato comunista RAF

Rapimento Hans-Martin Schleyer

Nel 1966 in Germania governa la Grosse Koalition con il Cancelliere Kurt Georg Kiesinger, nazista durante la guerra. Sono molti gli ex nazisti a lavorare nelle amministrazioni pubbliche.

Il partito comunista è bandito, ma le manifestazioni studentesche sono sempre più numerose.

Il 2 giugno 1967, in occasione di una visita ufficiale dello Scià di Persia viene ucciso, da un poliziotto, lo studente Benno Ohnesorg. Questo episodio suscita rabbia e frustrazione tra i giovani tedeschi.

Due studenti, Andreas Baader e Gudrum Ensslin, dopo aver dato fuoco a due grandi magazzini di Francoforte vengono condannati a tre anni di detenzione. Approfittando di una temporanea sospensione della pena i due riescono a fuggire in Francia, ma nel 1970 vengono ripresi e arrestati, ma con l’aiuto della giornalista Ulrike Meinhof riescono ad evadere e si danno alla clandestinità.

Il 14 maggio 1970 Baader e i suoi amici fondano il gruppo armato terroristico della Raf (Rote Armee Fraktion) che si affianca ad altri gruppi armati come le Cellule rivoluzionarie.

Gli aderenti della RAF vengono addestrati militarmente in Libano dal Fronte popolare della Palestina con il quale nasce un forte legame politico.

Il governo tedesco promulga durissime leggi anti terrorismo, che sono tutt’ora in vigore.

In poco tempo tutti i capi vengono arrestati e rinchiusi nel carcere di massima sicurezza di Stammhein a Stoccarda.

Nel 1976 viene trovata impiccata nella sua cella, Ulrike Meinhof, arrestata il 15 giugno del 1972 e condannata ad 8 anni di detenzione per un attentato ad Amburgo. Ufficialmente fu un suicidio.

Il gruppo terroristico però continua  imperterrito la sua “guerriglia urbana”.

Viene ucciso il pubblico Ministero, Siegfried Buback con l’autista e la guardia del corpo, poco dopo muore il banchiere Hans Jurgen Ponto, e il 5 settembre viene rapito il Presidente della Confindustria, il gerarca nazista Hans Martin Schleyer. Durante il sequestro muoiono anche i quattro uomini della scorta.

I terroristi chiedono in cambio della vita dell’industriale la liberazione dei detenuti, ma lo Stato tedesco rifiuta la trattativa. Schleyer viene ucciso, e nello stesso giorno ci sono i “suicidi” di Baader, Ensslyn e Jan-Carl Raspe.

Come per la Meinhof, anche per questi morti molti sospetti nacquero ma non furono mai chiariti dal governo.

Il 20 aprile 1998 l’agenzia di stampa Reuters riceve una lettera dattiloscritta dove la Raf annuncia ufficialmente lo scioglimento del gruppo.

Dopo 28 anni di “guerriglia urbana” che ha causato 47 morti e un numero imprecisato di feriti la Raf ritiene chiuso il progetto rammaricandosi di non essere riuscita a costruire una organizzazione politica e sociale che supportasse l’organizzazione militare, sulla falsariga dell’Ira.

Il 20 maggio Finalmente viene approvato lo “Statuto dei lavoratori”.

 

Viene approvata la legge sullo statuto dei lavoratori

Viene approvato con voto favorevole della maggioranza al governo (Dc, Psi e Pl) più, il sostegno Pri.

Il provvedimento era dovuto anche per osservare le disposizioni previste dalla Costituzione ma mai applicate.

Vengono sancite alcune norme come: La Libertà di opinione del lavoratore e quella definita dall’articolo 18 dove si prevede il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo.

Il Pc si astiene dal voto, malgrado sia d’accordo in linea di massima, perché deplora la mancanza di garanzia per i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti.

 

7 Luglio Alto Gradimento

Gianni Boncompagni, Mario Marenco, Giorgio Bracardi e Renzo Arbore

Iniziano su Radio 2 le trasmissioni di Alto Gradimento. Dal lunedì al venerdì dalle 12.30 alle 13.30.La conducono Renzo Arbore e Gianni Boncompagni. Una trasmissione che è diventata un cult della storia della radio. La comicità demenziale si alternava con le canzoni in un mix geniale orchestrato dai due conduttori che si sono avvalsi della collaborazione di personaggi divenuti famosi. Mario Marenco, Giorgio Bracardi e Marcello Casco. Alcuni tormentoni comici sono rimasti impressi per tanti anni negli ascoltatori.

14 luglio I moti di Reggio Calabria

Nel 1970 vengono istituite le Regioni.

A Reggio Calabria la Democrazia cristiana è alla guida del Comune e anche della Provincia e la città sembra avesse ricevuto notizie rassicuranti sulla sua eventuale nomina.

Geograficamente parlando Reggio si trova nell’estremo sud proprio di fronte alla Sicilia dalla quale è divisa da pochissimi chilometri. Una situazione che l’ha relegata in una sorte di isolamento sia sociale che economico. Povertà e disoccupazione opprimono fortemente la città.

Reggio Calabria 1970

In questa situazione di precarietà si è notevolmente rafforzata la criminalità locale e la ‘ndrangheta trova facilmente personale da reclutare attingendo nelle sacche di disoccupati.

Quando il Governo decide di nominare Catanzaro capoluogo di Regione si accende la scintilla della rivolta popolare ed i reggini protestano violentemente. Una vera e propria guerriglia urbane si combatte per le strade della città. Il Governo reagisce mandando diecimila tra poliziotti e carabinieri che confluiscono a Reggio provenendo da tutta Italia.

La città diventa un campo di battaglia.

Con la Democrazia cristiana, rappresentata dal sindaco Piero Battaglia, si affianca nella protesta anche l’MSI di Almirante, mentre il Pc e il Psi si defilano velocemente dalla protesta.

Un sindacalista della Cisnal, Ciccio Franco, simpatizzante del ’Msi, assurge a ruolo di eroe dei reggini in lotta contro il potere centralizzato formando il “Comitato d’azione per Reggio capoluogo” dove confluiscono fascisti e partigiani avendo un obbiettivo comune. Incominciano scioperi e manifestazioni che diventano sempre più violente con scontri contro le forze dell’ordine ed , inevitabilmente, arrivano anche le prime vittime.

Il 15 luglio Bruno Labate, un ferroviere, cade colpito, sembra da un candelotto sparato ad altezza d’uomo. Il 17 settembre muore Angelo Campanella, ucciso con un’arma da fuoco, e il vice brigadiere Vincenzo Curigliano colpito da un infarto in Questura, durante un attacco dei rivoltosi.

Il 12 gennaio 1971 un treno in partenza dalla stazione di Reggio Calabria verso il nord con a bordo un contingente di militari per il ritorno a casa, viene preso di mira con un fitto lancio di sassi. Il militare Antonio Bellotti viene colpito alla testa e morirà dopo tre giorni di coma. La quinta vittima è Carmine Iacobis colpito da un proiettile vagante. Il bilancio finale è di 6 morti e centinaia di feriti.

Dal 14 luglio al 23 settembre si contano 13 attentati dinamitardi, 33 blocchi stradali, 14 ferroviari, 6 volte viene attaccata la Prefettura e 4 volte la Questura.

Dopo 10 mesi di guerra senza quartiere, con i carri armati ed autoblindo dell’esercito che si aggirano per la città, ormai in ginocchio, si conclude la rivolta urbana più feroce d’Italia.

Il Governo vara il “Pacchetto Colombo” con il quale Catanzaro si vede assegnare la Giunta regionale, Reggio Calabria il Consiglio regionale e Cosenza la sede dell’Università.

22 luglio. Strage di Gioia Tauro

In una calda giornata di luglio, parte da Palermo diretto verso Torino, la Freccia del Sud.

Circa 200 persone viaggiano con mete diverse. Tra gli altri ci sono anche una cinquantina di pellegrini diretti a Lourdes.

Verso le 17, nei pressi della stazione di gioia Tauro, il treno lanciato a 100 chilometri orari, subisce un violentissimo scossone. Il macchinista, Giovanni Billardi, attiva immediatamente la frenata di emergenza rallentando la corsa e dopo una violenta decelerazione le prime 5 carrozze si fermano a 30 metri dalla stazione di Gioia Tauro, ma la sesta esce con il carrello anteriore dal binario trascinandosi le altre 12. La nona carrozza si stacca completamente. Il convoglio si arresta dopo 500 metri di frenata e ai primi soccorritori si presenta diviso in tre tronconi, con delle carrozze schiacciate e altre adagiate sul fianco.

I vigili del Fuoco devono intervenire con la fiamma ossidrica per estrarre i corpi delle vittime incastrate dalle lamiere contorte.

Alla fine si contano sei morti e settantasette feriti.

Gioia Tauro dista una cinquantina di chilometri da Reggio Calabria dove in quei giorni sta vivendo un periodo di violenza urbana con scontri continui con le forze dell’ordine.

Comparando i dati emersi dalle perizie si riscontrano analogie con gli altri attentati avvenuti in quel periodo dei disordini di Reggio Calabria e malgrado alcuni sospettino che possa essere stato un attentato, l’indagine prende un’altra direzione. Errore umano o guasto meccanico sono le tesi preferite dagli inquirenti. Il Questore Emilio Santillo sostiene convinto che “ lo sbullonamento del carrello n°2 del corpo della nona vettura” è la causa del deragliamento.

La tesi non convince quasi nessuno e anche i giornali nutrono molti dubbi.

Una perizia datata 7 luglio 1971 esclude sia l’errore umano sia cause tecniche, ma conferma la tesi della presenza di esplosivo, infatti viene accertata la mancanza di quasi 2 metri della rotaia dovuta sicuramente ad una esplosione.

Nel 1993, 33 anni dopo la strage, il pentito Giacomo Ubaldo Lauro, rivela al Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Vincenzo Macrì, che il deragliamento del treno fu causato dalla ‘ndrangheta su commissione del “Comitato d’azione per Reggio capoluogo” di Ciccio Franco.

Il fascista Vito Silverini e Vincenzo Caracciolo con dei candelotti, esplosivo da cava e miccia a lenta combustione, furono gli autori dell’attentato.

Testimonianza confermata il 30 novembre sempre del 1993 dal pentito avanguardista, Carmine Dominici, al giudice istruttore del tribunale di Milano, Guido Salvini.

Dopo la riapertura del processo, nel febbraio del 2001, la Corte d’Assise di Palmi emise la sentenza che l’attentato fu causato da una esplosione dovuta ad una bomba e che gli autori furono Silverini, Caracciolo e Scarcella che però erano ormai deceduti.

Nessun colpevole per i sei morti del treno e nessun mandante ha mai pagato. Il solito drappo nero ricopre l’ennesima strage di quegli anni.

Nel 2006 fu condannato Giacomo Lauro per “concorso anomalo in omicidio plurimo”, ma intanto il reato si era estinto per sopraggiunta prescrizione.

Un altro dei tanti Misteri d’Italia, insabbiato e nascosto, ma la collusione tra l’estrema destra e la ‘ndrangheta e il collegamento tra i moti di Reggio Calabria e l’incidente ferroviario di Gioia Tauro risulta confermata.

Nessun colpevole per i sei morti del treno e nessun mandante ha mai pagato. Il solito drappo nero ricopre l’ennesima strage di quegli anni.

I morti dell’incidente ferroviario:

Rita Cacicia

Rosa Fassari

Andrea Gangemi

Nicoletta Mazzocchio

Letizia Concetta Palumbo

Adriana Maria Vassallo

Dalla strage di Gioia Tauro ne è derivata un’altra che si rivelò un altro ginepraio inestricabile.

Dopo il terremoto del 1908, a Reggio Calabria, vennero costruite delle case di emergenza, tra queste una villetta liberty, chiamata “baracca” viene saltuariamente occupata da un gruppo di anarchici reggini.

Il sospetto di sabotaggio spinge “Gli anarchici della baracca”, a fare luce sull’episodio.

L’indagine porta alla raccolta di parecchio materiale scottante.

In occasione della manifestazione, a Roma, contro il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon i ragazzi decidono di andare nella Capitale per partecipare alla dimostrazione e di far vedere i documenti raccolti ad un avvocato loro amico, Edoardo Di Giovanni, e il 26 settembre 1970, a bordo di una Mini minor gialla, partono.

La serata è bella, il cielo è sgombro di nuvole e la visibilità è buona, quando la Mini minor gialla alle 23.30 circa entra in contatto con un autocarro Fiat 690 con rimorchio.

Quando la polizia giunge sul posto trova tre ragazzi, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso, sbalzati fuori dalla vettura morti, mentre Gianni Aricò, alla guida è in condizioni disperate e morirà poco dopo l’arrivo in ospedale. Seduta accanto a lui c’è la compagna Annelise Borth, in attesa di un figlio, che morirà dopo 21 giorni di coma.
Dopo i rilievi del caso la Magistratura esclude la responsabilità dell’autista dell’autocarro e, sempre secondo i rilievi, la causa dell’incidente viene attribuita ad un tamponamento dovuto alla forte velocità.
Le competenze territoriali frenano le indagini sull’incidente e la Procura di Frosinone preferisce chiudere in fretta e il caso che viene velocemente archiviato.
Si sospetta l’ennesimo insabbiamento per coprire responsabilità della destra.
La dinamica dell’incidente, in realtà, presenta molti aspetti poco chiari.
L’autotreno, condotto da Serafino Aniello, mentre il fratello Ruggiero riposava, ha le luci del rimorchio integre ma spente, sia lo stop che quelle di posizione.
La vettura dei ragazzi è completamente distrutta nella parte anteriore e con il tettuccio scoperchiato.
Una perizia rivela che la macchina non può aver tamponato, a causa della forte velocità, smentendo la polizia stradale, perché i fanalini del rimorchio non presentano nessuna rottura e anche perché la macchina non è incastrata sotto il rimorchio.
Invece la vettura viene trovata ad una ventina di metri dietro l’autocarro nella medesima corsia di marcia.
Stranamente i tre passeggeri sul sedile posteriore sono fuori dalla vettura sbalzati dall’urto, mentre quelli seduti sui sedili anteriori sono rimasti al loro posto.
Qualcuno ipotizza che il contatto possa essere avvenuto durante un sorpasso e che l’autocarro abbia dato un colpo di coda con il rimorchio.
Si sospetta che sul luogo dell’incidente fosse presente anche una terza macchina che ha tamponato volutamente la Mini minor per spingerla contro l’autocarro.
Cinque giovani ragazzi muoiono tra l’indifferenza dell’opinione pubblica.
Gli oggetti personali e le agende dei ragazzi non sono mai stati riconsegnati alle famiglie

Sono anni che professarsi anarchico viene aspramente criticato ed infatti tutta la stampa sottolinea l’amicizia dei ragazzi con Valpreda, tra l’altro Angelo Casile e Gianni Aricò sono, dal 1969 anno della strage di piazza Fontana, controllati segretamente dalla polizia in merito alla loro attività politica.
Anche le critiche nei confronti della ragazza raggiungono livelli alti di meschinità da parte della stampa italiana.
Giovanni Marini è un anarchico che dopo l’incidente conduce una indagine e scopre che l’autista d dell’autocarro è un dipendente di una ditta intestata al principe nero Junio Valerio Borghese. Questa affermazione è stata smentita dallo storico e politologo Aldo Sabino Giannuli.
Altro particolare inquietante è che sul luogo dell’incidente si presenta la polizia politica di Roma diretta dal maggiore Crescenzio Mezzina, che pochi mesi dopo parteciperà al tentativo di golpe pensato ed organizzato sempre da Borghese, e che tutta la documentazione raccolta dai ragazzi sparisce dall’interno dell’auto.
Lo stesso Mezzina, tra l’altro, nel 1974 verrà arrestato condannato per cospirazione contro lo Stato nel fallito golpe bianco del 1974.
Nel 1993 il pentito di Avanguardia nazionale, Carmine Dominici, rivelò al giudice Guido Salvini che l’incidente che costò la vita ai 5 ragazzi anarchici fu causato da un gruppo di persone di destra specializzati nel simulare incidenti stradali.
Fu il pentito Carmine Dominici a rivelare, durante l’istruttoria, che seppe dal marchese Felice Genovese Zerbi che la morte dei ragazzi fu causata da un gruppo di fascisti specializzato in simulazione di incidenti stradali.
Questa testimonianza fu confermata da un altro pentito, Giuseppe Albanese, che aggiunse che fu Junio Valerio Borghese a voler eliminare i ragazzi con un incidente simulato.

31 luglio L’Irlanda del Nord venne scossa dalla guerra di religione tra i cattolici e i protestanti.

5 ottobre rapimento di Sergio Gadolla

Sergio Gadolla, figlio di un facoltoso imprenditore genovese, viene rapito dal gruppo terroristico “XXII” Ottobre”. La famiglia paga 200 milioni per il rilascio.

24 ottobre

In Cile Salvador Allende viene eletto Presidente.

Salvador Allende

E’ il primo presidente marxista eletto democraticamente nelle Americhe. Il suo mandato sarà tragicamente interrotto dal colpo di Stato ordito dagli Stati Uniti con la sua morte nel 1973.

30 agosto

Un fatto di cronaca nera turbò, anche con un pizzico di morbosità, gli italiani in quel caldo agosto del 1970.

L’odore di cordite aleggiava nella stanza. L’aria calda, della sera agostana, entrava dalla finestra del salotto dell’attico, al terzo piano, davanti a Villa Borghese. Il marchese Camillo Casati Stampa guardava attonito sua moglie Anna, seduta sulla poltrona papalina, morta fulminata da tre colpi sparati a bruciapelo al braccio, alla gola e al petto. Massimo, l’amante di Anna, bello, biondo dalla lunga chioma era a terra prono, in una pozza di sangue che si allargava velocemente, colpito alla schiena e alla nuca. Il sangue era schizzato sui tendaggi di broccato, sulle poltrone, sui muri e sul mobile Luigi XV. Lentamente il marchese ricaricò il fucile Browning calibro 12, con gesti sicuri e meccanici e come in un film rivide velocemente i momenti importanti della sua vita. Il giorno del matrimonio con Letizia, la prima moglie, il giorno della nascita della figlia AnnaMaria, l’incontro con Anna, bella, dalla pelle olivastra e dai denti bianchissimi. La separazione e l’annullamento del matrimonio dalla Sacra Rota, costato un miliardo, distribuito a Cardinali, Vescovi e prelati. Il nuovo matrimonio e i giochi erotici con Anna, il desiderio crescente di vederla fra le braccia di giovani sconosciuti. La scoperta della gelosia sempre più insopportabile, fino a quella sera del 30 agosto 1970. Camillo aveva maturato la decisione estrema, si puntò la canna del fucile sotto al mento ed esplode l’ultimo colpo della sua vita. La testa venne devastata, materia cerebrale schizzò sul muro dietro e un orecchio volò e rimase attaccato ad un quadro.

Anna Fallarino e Camillo Casati Stampa

Tra le carte e documenti del marchese fu trovato il testamento autografo redatto nel 1961, dove veniva riconosciuta erede universale la moglie Anna Fallarino. Dall’esame autoptico risultò che il decesso di Anna avvenne pochi attimi prima del marito suicida, fu quindi la figlia minorenne AnnaMaria a diventare erede. Il patrimonio stimato in circa 400 miliardi di lire (siamo nel 1970) comprendeva ingenti proprietà sia terriere che immobiliari, molte delle quali si trovavano in Lombardia. Il Tribunale dei minori affidò come tutore della marchesina un vecchio amico del padre, il senatore liberale Giorgio Bergamasco. Come avvocato curatore degli interessi legali della gestione patrimoniale venne chiamato il futuro pregiudicato Cesare Previti. Quando raggiunse la maggiore età, AnnaMaria decise di vivere in Brasile con il marito, e quindi delegò ancora la coppia Bergamasco-Previti per tutelare e gestire patrimonio e le incombenze fiscali. Le tasse ordinarie e quelle di successione erano onerose e la marchesina decise di vendere alcune proprietà per fronteggiare le spese. Durante un viaggio in Italia, AnnaMaria, sconsideratamente, sottoscrisse un “contratto preliminare di compravendita” con la Edilnord centri residenziali, riguardante l’enorme proprietà terriera di Cusago. Un accordo vantaggiosissimo per la società berlusconiana (in realtà il futuro premier non figurava come socio, anche se il realtà dietro c’era sempre lui), perché in pratica vincolava fino a tempo indeterminato la proprietà Casati Stampa senza esborso alcuno. Nel 1973 Previti cercò di rendere nullo questo precontratto capestro con la Edilnord, che invece si rifiutò di ridiscutere gli accordi presi con la marchesina. Berlusconi, si mise d’accordo con Previti, a scapito di Anna Maria ignara del tutto. Da questo momento in poi, l’avvocato, integerrimo e incorruttibile, divenne il losco affarista con Berlusconi alla faccia del conflitto d’interessi.

28 settembre Morte di Nasser

Gamal Ab del-Nasser nasce il 15 gennaio 1918 ad Alessandria d’Egitto. Il sacro fuoco della politica lo sente già durante l’età studentesca. L’indipendenza dal Regno Unito lo convince ad abbracciare l’ideale nazionalista. Nel 1937 entra all’Accademia Militare Egiziana e nel 1948 col grado di sottotenente partecipa alla Guerra arabo-israeliana.

Gamal Ab del- Nasser

Entra a far parte dell’organizzazione segreta dei “Liberi Ufficiali”.

Nella notte tra il 22 e il 23 luglio 1952 il re Faruq viene obbligato a scappare in esilio e la Monarchia cessa di esistere in Egitto.

Il 23 giugno del 1956 Nasser diventa Presidente della Repubblica succedendo a Muhammad Nagib.

Viene scritta una Costituzione di chiara ispirazione Repubblicana e socialista.

Nasser nazionalizza la Compagnia del Canale di Suez, di proprietà degli inglesi e francesi che con l’appoggio anche di Israele reagiscono attaccando militarmente l’Egitto. Il Sinai viene conquistato e il Cairo subisce l’attacco dell’aviazione. Intervengono si l’Unione Sovietica che gli Stati Uniti e il conflitto viene arrestato.

Nel 1967 altro scontro con Israele che infligge una dura sconfitta all’esercito Egiziano e Giordano.

Israele invade il territorio della Cisgiordania, il Sinai egiziano, le alture del Golan in Siria e anche la striscia di Gaza che era sotto il controllo egiziano dal 1948.

Nel frattempo in politica estera l’Egitto si allontana sempre di più dall’influenza Statunitense avvicinandosi all’Unione Sovietica.

Nasser muore il 28 settembre 1970 in seguito ad un attacco di cuore. Milioni di egiziani partecipano al suo funerale.

1 dicembre 1970, grazie al radicale Loris Fortuna e ai voti dei partiti laici (Pc, Psi e Pli) viene approvato dal Parlamento l’articolo 898 sul divorzio. L’Italia si smarca dalla stretta vetero cattolica malgrado la fortissima pressione della Chiesa esercitata sulla Dc, Msi e partito Monarchico.

7/8 dicembre

La foto di Junio Valerio Borghese, detto il principe nero, ex comandante della X Mas, ci ricorda del tentativo di un colpo di Stato. Il piano,chiamato: “Tora Tora”, ordito da gruppi neofascisti, da Cosa Nostra e industriali con l’appoggio di 187 uomini delle Guardia Forestale di Città Ducale, prevedeva l’occupazione del Ministero dell’Interno, della Difesa e delle sedi Rai di varie città. Oltre al rapimento del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.

L’ordine venne annullato quando gli uomini di Borghese si trovavano già nei locali della Rai e il tentativo di golpe fallì. Rimane un mistero il motivo per cui Borghese decise di annullare il golpe.

Il terrorista nero Pierluigi Concutelli definì Borghese: “un traditore per il fatto che aveva abbandonato i suoi uomini proprio nella notte lasciandoli privi di ordini”.Sempre secondo Concutelli sembrerebbe che il principe nero si fosse indebitato di circa 150 milioni di lire con una banca di Roma e Andreotti lo convinse a desistere dal tentativo di golpe in cambio di un suo aiuto per l’estinzione del debito e per la sua fuga in Spagna, dove in realtà si diresse accolto dal regime di Franco.

In terra iberica Borghese morì nel 1974 misteriosamente, mentre i 76 golpisti affrontarono un iter processuale per cospirazione politica e insurrezione armata, ma per la Cassazione nel 1986 furono tutti assolti.

Sport

Il Cagliari vinse l’unico scudetto della sua storia. Nel mitico stadio dell’Amsicora , guidata da Manlio Scopigno detto il filosofo, la squadra fece un’impresa incredibile ed irripetibile. Una vittoria che assunse anche altri significati oltre a quello prettamente sportivo. Scopigno costruì una squadra con Albertosi, Cera, Domenghini, Nenè, Greatti, Gori e il grandissimo Riva.

La Coppa dei Campioni venne vinta, per la prima volta da una squadra dei Paesi Bassi. Il Feyenoord di Rotterdam superò dopo i supplementari il Celtic di Glasgow.

Il Manchester City sconfisse la squadra polacca del Gornik Zabrze nella Coppa delle Coppe.

Nella Coppa delle Fiere un’altra squadra inglese, l’Arsenal vinse contro l’Anderlecht

Nel giugno del 1970 si giocò il Campionato del mondo di calcio in Messico. L’Italia, campione d’Europa in carica, vinse senza entusiasmare il suo girone regolando la Svezia, con un gol di Domenghini, e pareggiando a reti bianche contro Uruguay e Israele. Nella fase successiva, ad eliminazione diretta, Riva segnò due gol e il risultato finale fu di 4-1 contro i padroni di casa del Messico. La Germania Ovest regolò il proprio girone, anche grazie ai gol di Gerd Muller, e ai quarti di finale trovò l’Inghilterra. I tedeschi s’imposero dopo i tempi supplementari per 3-2, e si presero la rivincita contro gli inglesi che quattro anni prima avevano vinto la finale del mondiale proprio contro i tedeschi.

Il 17 giugno davanti a 102 mila spettatori Italia e Germania s’incrociarono in semifinale. Gli azzurri andarono subito in gol con Boninsegna, e impostarono la partita secondo la classica attitudine, difendendosi e ripartendo in contropiede. Nel secondo tempo ci fu la solita stucchevole staffetta Mazzola-Rivera. La Germania sebbene pressasse continuamente non impensierì molto la nostra difesa, ma il finale divenne tambureggiante e in pieno recupero Schnellinger (che giocava nel Milan) raccolse un cross di Grabowski dal limite sinistro e in spaccata mise la palla in rete battendo Albertosi. Si dovette fare ricorso ai supplementari. Qui praticamente iniziò un’altra partita, quella che mise a dura prova le coronarie di parecchi tifosi, italiani e tedeschi. Valcareggi tolse Rosato, in non perfette condizioni fisiche, e lo sostituì con Poletti. Beckenbauer strinse i denti e giocò con una vistosa fasciatura per contenere una lussazione alla spalla. La Germania andò subito in gol al 5′ ad opera del solito Muller che approfittò di un malinteso fra Albertosi e Poletti. L’Italia, visibilmente sotto shock, non sembrò di non avere la forza per reagire, ma una punizione dalla tre quarti di Rivera, apparentemente innocua, si trasformò, per un errore della difesa tedesca, in un assist per Burgnich che fece gol. Mancava un minuto alla fine del primo tempo supplementare e Domenghini ricevette la palla da Rivera e involandosi sulla fascia sinistra, servì Riva che addomesticò la sfera con il suo magico sinistro, si allargò e fece partire una rasoiata a filo d’erba, non potente ma chirurgicamente precisa, che superò Maier alla sinistra depositandosi in fondo alla rete. Nel secondo tempo supplementare, il caldo torrido e la stanchezza incominciarono a farsi sentire nelle gambe dei giocatori. I tedeschi riuscirono a trovare il pareggio, ancora al fatale 5′ minuto, con il solito Muller che di testa trovò uno spiraglio tra il palo e Rivera che si trovava sulla linea di porta. Muller, piccolo e tozzo, dimostrò di essere un attaccante letale come pochi, e vinse la classifica dei marcatori con dieci gol.

Si ripartì dal 3 a 3, ma neanche il tempo di rimettere la palla da centrocampo che Facchetti fece un lancio a Boninsegna sulla sinistra, Bobo resistette alla carica di Schulz ed appena entrato in area mise la palla al centro dove Rivera si fece trovare pronto e con un piatto destro prese in controtempo Sepp Maier e depositò la palla in rete per il definitivo 4 a 3.

Negli ultimi minuti con i tedeschi ormai visibilmente stremati gli azzurri controllarono tranquillamente la partita, e al 120′ l’arbitro fischiò la fine. Partita memorabile e indimenticabile per chi ha avuto la fortuna di vederla e di non farsi venire l’infarto.

All’interno dello stadio Atzeca, che fu testimone di quella partita memorabile, venne posta una targa commemorativa dove si ricorda “el partido del siglo” La partita del secolo.

Quattro giorni dopo si giocò la finale contro il fortissimo Brasile di Pelè. Dopo un primo tempo equilibrato finito 1 a 1 con i gol di O Rei e Boninsegna, nel secondo tempo il Brasile dimostrò di essere più forte ed il 4 a 1 finale lo sta a testimoniare.

Nel ciclismo sono gli anni in cui Eddy Merckx la fa da padrone. Vinse sia il Giro d’Italia, con Gimondi ottimo secondo, e anche il Tour de France.

La classica Milano-Sanremo fu appannaggio di Michele Dancelli.

Alla televisione si vedeva Rischiatutto e Novantesimo minuto, mentre alla radio si ascoltava Alto Gradimento.

Al cinema uscirono ottimi film d’autore: “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri, con un grandissimo Gian Maria Volontè nella parte del commissario.

Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni con la colonna sonora dei Pink Floyd e altri autori come Jerry Garcia dei Grateful Dead. “Il giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica, “Anonimo Veneziano” di Enrico Maria Salerno, “Soldato Blu” di Ralph Nelson, “Piccolo grande uomo” di Arthur Penn con Dustin Hoffman, “Dramma della gelosia” di Ettore Scola.

Il 10 aprile si sciolgono ufficialmente i Beatles, uno dei gruppi più emblematici del panorama musicale mondiale che ha fatto ballare e cantare intere generazioni di persone.

Il gruppo si forma a Liverpool nel 1960. In nucleo originale era composto dai John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Stuart Sutcliffe e Pete Best. Dopo poco tempo il bassista Sutcliffe per chiari limiti tecnici lasciò il gruppo. Nel 1962, sembra per gelosia degli altri componenti del gruppo, venne licenziato il batterista Pete Best e sostituito da Ringo Star.

Nel 1962 venne inciso il loro primo 45 giri: “Love Me Do”, seguito nel tempo da altri 22 singoli e ben 13 album in studio.

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Dopo lo scioglimento i quattro ragazzi di Liverpool hanno proseguito la carriera solista con alterne fortune.

Come Beatles hanno però mantenuto un favore mondiale che li ha consacrati icone immortali.

John Lennon venne ucciso a New York l’8 dicembre 1980 da Mark David Chapman, con quattro proiettili che lo colpirono alle spalle.

Il 29 novembre 2001 muore anche George Harrison a causa di un tumore ai polmoni.

Il motivo dello scioglimento non è mai stato chiarito, ma probabilmente una serie di concause ha portato il gruppo a prendere la decisione finale. John e Paul ormai non nascondevano più gli obiettivi musicali diversi. John era decisamente portato alla sperimentazione, mentre Paul preferiva rimanere nel solco di una musica pop tradizionale. George, probabilmente, si sentiva emarginato schiacciato dalla forte personalità degli altri due e il ruolo subalterno lo infastidiva.

Anche questioni economiche – manageriali, nate dopo la morte di Brian Epstein, potrebbero aver inciso sulla fine dei Beatles. Qualcuno azzardò che la famosa compagna di John, Yoko Ono, potesse essere stata responsabile dello scioglimento del gruppo, ma la tesi fu smentita in seguito dallo stesso Paul McCartney.

L’8 maggio venne pubblicato “Let It Be” ormai considerato postumo, mentre dal punto di vista legale la data ufficiale dello scioglimento dei Beatles viene considerata il 31 dicembre 1970.

Le foto dell’album mostrano l’immagine di un festival musicale. Si svolse sull’isola di Wight in Gran Bretagna. Fu l’edizione più famosa perché vi parteciparono tra gli altri anche gli Who, Jethro Tull l, Free, Ten Years After, Joan Baez, The Doors, Moody Blues, Joni Mitchell, e purtroppo fu anche l’ultima apparizione pubblica di Jimi Hendrix perché morirà il 18 settembre 1970 in un appartamento di Londra, forse a causa di un cocktail di alcool e tranquillanti.

 

 

Anche Janis Joplin morirà pochi giorni dopo, il 4 ottobre, in una stanza di un hotel di Hollywood a causa di un overdose di eroina.

Il Progressive si può considerare a tutti gli effetti la musica che ha segnato gli anni 70. l’Europa con la sua cultura è stato il terreno ideale dove far germogliare il progressive rock. Una musica che a differenza del rock classico che accompagnava storie d’amore, non esprimeva felicità disincantata ma notevoli capacità musicali con testi più impegnativi. Una musica labirintica dove era facile perdersi. Virtuosismo e fantasia. Simboli fiabeschi e comunque immaginari dove i contenuti superavano la forma. Il 1967 si può considerare l’anno di nascita del rock-progressive, quando, primi i Moody Blues e quindi i Procol Harum ed i Nice di Keith Emerson osarono contaminare il rock con la musica classica. Alcuni inorridirono, ma molti altri impazzirono. Rispetto al rock classico la tastiera ( che in seguito si evolverà elettronicamente: moog, mellotron sintetizzatore) prese il posto della chitarra, i brani divennero lunghi come suite e i testi si arricchirono di contenuti.

Nel 1970 uscirono: Emerson Lake and Palmer e Gentle Giant con i loro dischi omonimi, Genesis con Trespass, Jethro Tull con Benefit, King Crimson con In the wake of Poseidon, Pink Floyd con Atom Heart mother, Traffic con John Barleycorn must die e i Van Van Graaf Der Generator con H to He Who am the only one.

Gentle Giant

 

 

In Italia raccoglievano successi: Lucio Battisti (Anna, Emozioni, Fiori rosa fiori di pesco e Mi ritorni in mente), Mina (Bugiardo ed incosciente, Insieme, Io e te da soli), Gianni Morandi (Al bar si muore, Occhi di ragazza, Ma chi se ne importa), Adriano Celentano (Chi non lavora non fa l’amore, Viola), Domenico Modugno (La lontananza), Renato dei Profeti (Lady Barbara), Ornella Vanoni (L’appuntamento), I Camaleonti (Eternità), Fabrizio De Andrè (Il pescatore), ma anche hit stranieri come: Mungo Jerry (In the summertine), The Aphrodite’s Child (It’s five o’clock, Springer Summer Winter and Fall), The Beatles (Let it be), David Bowie (Space Oddity) e The shocking Blue (Venus)

 

Alberto Zanini                   (Aggiornamento)

 

La prima parte è raggiungibile anche da questo link

Gli anni 70. Tra diritti civili e stragi. Introduzione

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