Gian Lorenzo Bernini: ” L’anima dannata ” – Approfondimento

Gian Lorenzo Bernini: ” L’ anima dannata ”

Anima dannata

Gian Lorenzo Bernini (Napoli 7/12/1598 – Roma 28/11/1680) è figlio d’arte.

Suo padre Pietro Bernini era infatti scultore e fu grazie alle sue conoscenze che al giovane artista vennero presto commissionati dei lavori. Le sue spiccate capacità fecero il resto. La famiglia Bernini si trasferì da Napoli a Roma tra il 1604 e 1605 ed è qui che l’artista produrrà la maggior parte delle opere.

Mille son i lavori del Bernini ma ora analizzeremo solo una : ” L’anima dannata “.

È un busto in marmo le cui misure sono indicativamente 40 X 29 X 25 centimetri.

L’opera vide la luce nel 1619 quindi quando l’artista aveva poco più di vent’anni, rientra infatti nelle sue opere giovanili e fu commissionata dal Monsignor Pedro De Foix Montoya.

Bernini è considerato da molti successore di Michelangelo per le sue capacità artistiche, ma è influenzato nella sua arte dai capolavori di Caravaggio (Milano 29/9/1571 Porto Ercole 18/07/1610). Anche nell’Anima dannata infatti è facile vedere i tratti de : “Lo scudo con la testa di Medusa” (1597) attualmente conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.

L’opera “L’Anima Dannata” per quanto scultura singola in realtà è costituita da due busti in antitesi tra di loro. L’Anima Dannata infatti ha come controaltare l’anima piatta. I due busti formano per i critici un’opera chiamata Animas.

I due busti sono fatti dello stesso materiale e divennero parte della collezione privata di Pedro De Foix Montoya, ora invece conservate presso l’ambasciata spagnola nel Palazzo di Spagna a Roma.

Sono due opere fatte una di seguito all’altra, anche se non ci è dato sapere se Bernini avesse completato prima una e poi l’altra, o come il suo genio alternasse il lavoro.

L’Anima Beata è nelle caratteristiche, per quanto stupenda, effettivamente un’opera giovanile che niente a che vedere con l’espressione dell’ Estasi di Santa Teresa che l’artista scolpì tra il 1647 e il 1652 per la chiesa Santa Maria della Vittoria nella Cappella Cornaro.

Discorso diverso pr l’Anima Dannata che per quanto eseguita contemporaneamente a quella Beata dimostra e trasmette maggiore impegno e trasporto emotivo. Non a caso, delle due opere l’Anima Dannata è maggiormente conosciuta.

È pura scultura barocca, e del barocco ne ha tutti i segni: l’ eccesso innanzitutto, la ricerca del movimento e della drammaticità, l’uso attento di luci e ombre, curve e spigoli. L’Anima Dannata pur non essendo policroma  par ugualmente viva.

La sua espressione con gli occhi spalancati quasi sporgenti, la bocca anch’essa aperta in un grido, e i capelli che come saette spigolose ed elettriche ricoprono il capo dello sventurato, trasmette però più che paura per la visione dell’inferno e del suo sovrano, rabbia ( non a caso Dante mette all’Inferno gli Iracondi – canto VII, V cerchio), diverse sono le ipotesi su chi rappresenta il volto della scultura.

Prima abbiamo citato una netta somiglianza con lo Scudo della Medusa, ma di certo anche un’altra opera avrà ispirato l’artista, stiamo parlando : Flagellazione di Cristo” realizzata tra il 1607 e il 1608 sempre dal maestro Caravaggio ora esposta nel Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.

Dell’opera un dettaglio richiama alla scultura di Bernini ossia la figura che con odio e quasi sadico piacere colpisce il martoriato corpo di Gesù. Lo sguardo in particolare lì rappresentato in pittura, ritrova vita nel marmo bianco dell’Anima Dannata.

 

 

 

 

 

Di recente, più precisamente nel febbraio del 2015 è stata pubblicata sulla rivista specializzata “Sculptura Journal” una notizia diffusa dallo studioso  David Garcia Cueto che avendo avuto modo di consultare dei documenti conservati presso l’archivio storico Capitolino di Roma ( piazza dell’orologio 4),  sostiene che i due busti sono in realtà rappresentazioni mitologiche più precisamente una ninfa lei, un satiro lui.

Queste tesi non toglie nulla alla bellezza dell’opera, ma offrirebbe effettivamente nuovi spunti di osservazione e farebbe vacillare anche la teoria che vede l’Anima Dannata un auto ritratto dell’artista.

Sandra Pauletto

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