Frankenstein Di Mary Shelley – Didascalico e diretto prima. Pesante dopo.

Frankenstein Di Mary Shelley

Anno: 1994

Titolo originale: Mary Shelley’s Frankenstein

Paese di produzione: UK, Giappone, USA

Genere: drammatico, orrore

Regia: Kenneth Branagh

Produttore: Francis Ford Coppola, James V. Hart, John Veitch

Cast: Kenneth Branagh, Robert De Niro, Helena Bonham Carter, Tom Hulce, Aidan Quinn, Ian Holm, Richard Briers, John Cleese, Robert Hardy, Cherie Lunghi, Trevyn McDowell, Hannah Taylor – Gordon

La vicenda inizia dove finisce, cioè tra i ghiacci, dove una nave si sta dirigendo alla scoperta del Polo Nord guidata da un capitano folle ed incurante delle difficoltà del viaggio.

E’ qui che la ciurma incontra il dottore Victor Frankenstein, che giunge stremato arrancando tra la neve e la bufera, seguito da urla terrificanti che si perdono nella desolazione degli iceberg. L’equipaggio non sa cosa si sta avvicinando ma il dottore li mette in guardia perchè sulle sue tracce c’è un vero e proprio abominio. Dieci anni prima Frankenstein viveva a Ginevra con la famiglia e la sorella adottiva Elizabeth, in seguito sua moglie. Il suo sogno quello di eguagliare il percorso di studi del padre, medico di grande fama. In particolare ciò che lo anima di più è il mistero della morte e la possibilità di restituire la vita ai defunti; cosa che cresce ancora di più in lui dopo la perdita della madre. Così un giorno decide di recarsi alla scuola di Ingolstadt dove attira però soprattutto lo scetticismo e l’inimicizia dei medici che lo considerano un pazzo, non uno scienziato, ma un alchimista, alla stregua di personaggi controversi come Paracelso. Victor però, determinato a spiegare l’esistenza della vita dopo la morte, servendosi del cadavere di un impiccato, delle placente di donne incinte e di pezzi di altri cadaveri, crea nel suo laboratorio un’immensa attrezzatura per partorire un mostro. Ci riesce ma le conseguenze saranno per lui devastanti.

Kenneth Branagh (Victor Frankenstein) e Helena Bonham Carter (Elizabeth).

Uno dei più classici racconti della letteratura inglese del 1800 riportato sul grande schermo promettendosi questa volta di essere il più fedele possibile al libro di Mary Shelley. In realtà il film di Branagh lo rispetta concettualmente ma non ne replica le lunghissime fasi. Tutto ciò che anticipa la creazione del mostro viene ridotta all’osso realizzandosi in un didascalismo a tratti frettoloso che ricompare anche nella parte centrale (la scena del matrimonio tra Victor ed Elizabeth rasenta il ridicolo per la concisa solennità). Per quanto la teatralità di Branagh si faccia apprezzare come puro veicolo di intrattenimento, è spesso debordante ed eccessiva, facendo perdere alla storia quella sana truculenza che dovrebbe avere. Una scelta di tono che rischia spesso di essere fraintesa visto che già vent’anni prima su Frankenstein è stata fatta anche una parodia fantastica, che ne deride i momenti più importanti, cioè Frankenstein Junior. Un peccato perchè i corpi ritagliati e ricomposti ci sono e pure fotografia e scenografia sono di primo ordine.

L’adattamento temporale è di alto livello grazie a costumi ben realizzati ed inquadrature suggestive. Insomma un lavoro dalla non trascurabile perizia che perde molto sul livello narrativo; in fin dei conti è la storia di un creatore e della sua creatura che, una volta venuti a conoscenza l’uno dell’altro, rimbalzano tra stilettate dolorose e sguardi di affetto, tra l’odio e l’amore, per poi rovinarsi la vita a vicenda ed arrivare al grande inseguimento. La visione sa coinvolgere soprattutto nell’antefatto in cui viene ben sottolineato il desiderio della scoperta e l’atmosfera gotica e lugubre prende il sopravvento sugli occhi dello spettatore, ma la narrazione si affievolisce sui continui cambi di fronte dei personaggi e sulle loro sparizioni, che diventano ad un certo punto davvero monotone. Il cast era buono con un Kenneth Branagh sempre ottimo e altri nomi di primo ordine come la affascinante Helena Bonham Carter, il maestro Ian Holm, Tom Hulce e un inedito ma perfetto De Niro nei panni della creatura. Al botteghino non fu un successo e questa volta aveva ragione.

Zanini Marco

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