Franco Battiato – Pollution – Rock ed elettronica combinati alla perfezione.

Franco Battiato – Pollution

Anno: 1972

Paese di provenienza: Italia

Genere: rock progressivo

Membri: Franco Battiato – voce e synth; Mario Ellepi – chitarra e voce; Gianni Mocchetti – basso e voce; Gianfranco D’Adda – batteria e percussioni; Roberto Cacciapaglia – synth e pianoforte

Casa discografica: Bla Bla

  1. Il Silenzio Del Rumore
  2. 31 Dicembre 1999 – Ore 9
  3. Areknames
  4. Beta
  5. Plancton
  6. Pollution
  7. Ti Sei Mai Chiesto Quale Funzione Hai?

Se con Fetus i semi del progressive erano stati piantati, in Pollution si assiste alla crescita di queste sonorità che come una pianta iniziano ad articolarsi e divenire più complesse. Alcuni pezzi infatti si arricchiscono di fasi strumentali e superano sovente i cinque minuti. Pollution non esaurisce l’interesse di Battiato per gli scritti di Huxley ma stavolta, pur mantenendo nei testi il linguaggio scientifico che lo aveva contraddistinto in Fetus, dedica l’intero album al tema dell’inquinamento. Emblematica in questo caso la seconda traccia, 31 Dicembre 1999 – Ore 9. Un’esplosione che sancisce la fine del mondo scatenando scenari distopici e post apocalittici nella mente dell’ascoltatore. A fare da apripista a questo brevissimo inciso c’è Il Silenzio Del Rumore, preannunciata dagli ariosi e sfavillanti richiami operistici che fanno da sottofondo alle parole enigmatiche di Battiato, che fin da subito ci interroga: “ Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”. E’ una virulenza inarrestabile, dove le trame rock e quelle post opera, arrivano accidentalmente a creare un grande collage di suoni, segno dell’inventiva e dell’estro di un musicista molto poco interessato ad accontentare tutto il pubblico, ma voglioso di sperimentare e creare. La caratteristica fondamentale di Pollution, e del suo successo, è l’abilità con cui il rock e la musica elettronica sono stati miscelati. Pezzi come Areknames o Plancton ne sono la prova più esemplare. Il primo onestamente è un capolavoro progressive che emoziona ed eleva chi ascolta ad un altro stato dell’esistenza. Il secondo, beh ragazzi, è una magnifica immersione subacquea dove i synth raggiungono la massima espressione del disco. Un momento straordinario della storia del prog. In mezzo a questi Beta invece ci mostra con anticipo un accenno del Battiato che si sentirà l’anno seguente in Sulle Corde Di Aries, altro disco fantastico. Beta è una composizione per lo più strumentale, di più di sette minuti che, dopo un avvio allucinato che nella mente prende le sembianze di un tappeto magico fatto di note di piano e vocalizzi evocativi e sognanti, ci porta negli sconfinati e psichedelici deserti dell’esistenza. Alla fine ecco gli archi tornare come in un loop continuo. Della medesima possanza è la suite che titola l’album, un grande snodarsi di fasi alternate, che vanno dalla concitazione ad ampi silenzi e rumori ambientali. Si stende dettagliata e variegata come un racconto in cui Battiato non rinuncia, sempre meravigliandoci, a decantare formule fisiche.

In un disco che demonizza l’inquinamento e ne esprime le angosce, non esiste conclusione più azzeccata di un uomo che singhiozza ormai sfinito e disilluso dalle paure e dai dubbi sulla sopravvivenza dell’umanità. Il tutto accompagnato da un largo uso di synth che creano atmosfere embrionali. Pollution è stato sicuramente, e lo è ancora, un disco importante per il rock progressivo in Italia e nel mondo. Allo stesso tempo segnò sicuramente la crescita di Battiato, sempre più votato alla sperimentazione e ad osare qualcosa di più. Manca forse la poeticità e il gusto delicato dell’esordio e un certo tipo di fluidità tra le fasi, cosa che qui viene meno a causa di una fredda meccanicità. A posteriori si ha l’impressione che Pollution sia un ottimo disco in procinto di trasfigurare di nuovo la musica di Battiato in qualcosa di sempre più lontano dalla nostra realtà…

Voto:8

Zanini Marco

Precedente I Misteri Di Blackstone - John Saul. Recensione di Sandra Pauletto Successivo Dio e il cinema - Donato Placido – Antonio G. D' Errico Recensione Didi Agostini

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.