Franco Battiato – Caffè De La Paix – Mitologia e spiritualità. Tutto Battiato.

Franco Battiato – Caffè De La Paix

Anno: 1993

Paese di provenienza: Italia

Genere: pop

Membri: Franco Battiato – voce; Filippo Destrieri – tastiera; John Giblin – basso; Gavin Harrison – batteria; Angelo Privitera – tastiera; Antonio Ballista – pianoforte; Jakko Jakszyk – chitarra; Debentra Kanti Chakraborty – tabla; Buddhaev Das Gupta – sarod; Alessio Alba – tamboura; Fabrizio Merlini – viola; Marco Boni – violoncello; Roberto Mazza – oboe; Guido Corti – corno; Chamber Music – cori; Pouran Ghaffarpour – voce

Casa discografica: EMI

  1. Caffè De La Paix
  2. Fogh In Nakhal
  3. Atlantide
  4. Sui Giardini Della Preesistenza
  5. Delenda Carthago
  6. Ricerca Sul Terzo
  7. Lode All’Inviolato
  8. Haiku

Dopo l’apertura definitiva al pop più tipico degli anni ’80 sembrava la musica d’autore sinfonica ad aver attratto definitivamente Battiato. Questa crescita lo ha portato a realizzare Fisiognomica (1988) e Come Un Cammello In Una Grondaia (1991), dischi permeati da un approccio lirico molto personale ed intimista.

Caffè De La Paix invece sembra riportare il cantautore catanese al fascino sfaccettato per l’esotico che aveva reso monumentale L’Era Del Cinghiale Bianco (1979), pur mantenendo un largo uso di strumenti orchestrali. Si può dire infatti che Caffè De La Paix fino a questo punto sia l’album di Battiato più completo, dove emergono equamente partiture pop, rock e sinfoniche. Allo stesso modo nei testi ci si ritrova spesso immersi nel folclore di differenti popoli così come avvolti da elevazioni mistiche e spirituali; in pratica il Battiato pensiero a tutto tondo.

Suadente, ammaliante, un tripudio di sonorità esotiche che circondano come un turbine di sabbia e ricordi. Le emozioni scatenate dalle note di Caffè De La Paix sono tante e la sua composizione caleidoscopica porta Battiato ad un nuovo livello di eclettismo musicale. Il titolo stesso del disco e della canzone citano volutamente il locale di Parigi in cui Georges Ivanovič Gurdjieff scriveva i suoi libri, filosofo e e mistico armeno da sempre grande icona del cantante. Dopo questa esibizione musicale traducibile nell’immaginario come la suggestiva diapositiva sbiadita di un passato mitico, ci si addentra nella tradizione irachena con Fogh In Nakhal, magica esibizione in lingua araba avvolta da un intrigante velo di mistero. Con la seguente Atlantide, musicalmente così ricca da ricordare il passato prog dell’autore, si prosegue con un ritmo interamente volto a rapire l’ascoltatore per farlo viaggiare nei luoghi più affascinanti del globo e della storia. Il mito greco del mondo sommerso viene qui raccontato da arrangiamenti ispirati e accattivanti che fanno da base a un cantato ugualmente interessante.

Sui Giardini Della Preesistenza, che riaggancia Battiato al tema mistico a lui tanto caro, è molto sentito ma risulta musicalmente poco entusiasmante. Di tutt’altro registro Delenda Carthago che, sulla stessa linea appassionante di Atlantide, attrae con le sue architetture musicali e colpisce con il testo metà in italiano e metà in latino. Stavolta la macchina del tempo si ferma nell’antica Roma. Ricerca Sul Terzo invece si fa’ ricordare grazie ai grandi arpeggi del sarod di Buddhaev Das Gupta che scrivono un gradevolissimo viaggio nei territori più inesplorati del mondo e dell’anima. Lode All’Inviolato supera Sui Giardini Della Preesistenza sul filone trascendente con la giusta commistione di pop e rock che crea un’apprezzabile struttura a metà strada tra la new wave degli anni ’80 e la musica autoriale. A riprova del multiculturalismo offerto da Caffè De La Paix l’ultima traccia è un haiku, perciò preso dal giapponese, ma tradotto in persiano. Il titolo è proprio Haiku ed è fondamentalmente una quieta preghiera con cui Battiato chiude poeticamente il disco.

Caffè De La Paix è il ritratto di un’artista che si risolleva da un certo impoverimento creativo per dimostrare di avere ancora qualcosa da comunicare. Siamo di fronte ad una nuova quadratura del cerchio di maggiore completezza, una sorta di caro diario dove Battiato racchiude tutte le sue sfumature e le sue inclinazioni mistico esotiche. Un disco dannatamente convincente.

Voto: 8

Zanini Marco

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