Exodus – Pleasures Of The Flesh – Finchè morte non ci separi.

Exodus – Pleasures Of The Flesh

Anno: 1987

Paese di provenienza: USA

Genere: thrash metal

Membri: Steve “Zetro” Souza – voce; Gary Holt – chitarra; Rick Hunolt – chitarra; Rob McKillop – basso; Tom Hunting – batteria

Casa discografica: Combat Records

1. Deranged

2. ‘Til Death Do Us Part

3. Parasite

4. Brain Dead

5. Faster Than You’ll Ever Live To Be

6. Pleasures Of The Flesh

7. 30 Seconds

8. Seeds Of Hate

9. Chemi – Kill

10. Choose Your Weapon

Sotto il segno di una vivacissima vena creativa gli Exodus con Pleasures Of The Flesh dimostrano di non essere solo un gruppo thrash canonico, ma anzi proseguono su un sentiero che ne definisce sempre di più personalità e stile. Bonded By Blood è stato come gettare le basi, Pleasures Of The Flesh segna il momento dell’elaborazione e della presa di coscienza di sapersi distinguere dai mostri sacri, che si stanno affermando, senza però invidiargli nulla. La scaletta, che gode di una varietà notevole, viene inaugurata dalla schizofrenica Deranged, una bordata insistita e nevrotica che da sola istiga un mosh infernale.

Pleasures Of The Flesh entra però nel vivo con ‘Til Death Do Us Part, traccia che delinea un pathos generalizzato che prende vita soprattutto nei ritornelli e in una coda strumentale di rara intensità emotiva. Le ritmiche sempre più serrate e mature ben si sposano con la timbrica e l’indole del nuovo cantante, Steve “Zetro” Souza, entrato al posto di un Baloff che si unirà di lì a poco, seppur per breve tempo, agli Heathen, altro eccellente gruppo di San Francisco che più avanti scriverà un’altra pagina importante nella storia del thrash metal. Corrosiva e pestata Parasite contribuisce ad accrescere il fascino di un disco fatto di melodie di chitarra inaspettate, armonizzazioni velenose e veri e propri urli chitarristici. Tanta sofisticatezza viene parzialmente ammorbidita da un esercizio che mette tutti d’accordo. Brain Dead poggia su un mid tempo poderoso e ti avvinghia con un ritornello semplice e di facile presa, un inno per la platea invasa dagli headbangers. Faster Than You’ll Ever Live To Be riprende un po’ il mood psicotico di Deranged con il suo incedere insistito e sorretto da una prova per niente scontata di Tom Hunting alla batteria.

Suoni e versi selvaggi che sembrano usciti da una giungla introducono poi Pleasures Of The Flesh, compendio degli Exodus del 1987. Composizione tortuosa con abbondanza di riff e assoli, tra le cui parole si legge tutto ciò che la prima censurata copertina del disco doveva mostrare, ovvero l’illustrazione degli stessi Exodus intenti a cannibalizzarsi a vicenda; la scelta definitiva ha poi consistito in una foto concettuale con i cinque musicisti seduti ad un bancone di fronte a dei teschi. Non sono proprio trenta secondi, ma trentanove, ma in ogni caso è 30 Seconds l’intermezzo strumentale melodico e quasi latineggiante che si infila così tra un pezzo e l’altro senza grandissimo senso forse, ma ci conduce ad un altro brano grandioso, Seeds Of Hate. Plettrate profonde, doppio pedale incessante, assoli al fulmicotone, Seeds Of Hate contiene i tratti distintivi di un genere musicale che andava raggiungendo il suo apice compositivo ed espressivo. Che dire poi della rincorsa inarrestabile di Chemi – Kill? Un sentiero vibrante in cui voce e musica si sposano alla perfezione, un alternarsi mirabile di vacue chitarre melodiche e armonizzazioni rarefatte. Con una strafottenza molto punk chiude la scaletta la fulminea Choose Your Weapon, episodio godurioso in cui plettrate da slogarsi il polso accompagnano le frasi acide e perfette di Souza. Per quanto Choose Your Weapon sia già di per sé grandiosa, è anche l’accortezza nel voler inserire una buona parte di effettistica sulla chitarra a costituire un valore aggiunto. Pleasures Of The Flesh, opera transitoria verso il culmine artistico degli Exodus, rappresenta comunque un capitolo importante per la band di San Francisco, il cui unico neo forse potrebbe essere un’eccessiva cerebralità, ma per chi scrive non costituisce affatto un problema, siamo vicini al capolavoro.

Voto: 9

Zanini Marco

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