Exodus – Fabulous Disaster – Rock e metal per un disastro favoloso.

Exodus – Fabulous Disaster

Anno: 1989

Paese di provenienza: USA

Genere: thrash metal

Membri: Gary Holt – chitarra; Steve Souza – voce; Rick Hunolt – chitarra; Rob McKillop – basso; Tom Hunting – batteria

Casa discografica: Music For Nations

1. The Last Act Of Defiance

2. Fabulous Disaster

3. The Toxic Waltz

4. Low Rider

5. Cajun Hell

6. Like Father, Like Son

7. Corruption

8. Verbal Razors

9. Open Season

10. Overdose

Ce li vedo Steve Souza e soci in quel periodo, a discutere su quale strada seguire dopo Pleasures Of The Flesh. Il secondo disco degli Exodus aveva messo in luce tutto il loro talento, ma dopo una prova così ostinata e particolare bisognava tornare con prepotenza nell’immaginario collettivo. Fabulous Disaster sembra voler dire (o urlare) proprio questo. La serratezza del trittico The Last Act Of Defiance – Fabulous Disaster – The Toxic Waltz è l’istantanea di una macchina da guerra che portava il nome Exodus. Il muro del suono, la tessitura di riff pesanti come macigni e veloci come un treno, uniti ad una batteria implacabile e sparata a mille, fanno compiere al gruppo di San Francisco un ulteriore salto di qualità, non solo in termini esecutivi ma anche per quanto riguarda il coinvolgimento. Fabulous Disaster appare proprio come un’evoluzione ancora più energizzata e violenta di Bonded By Blood. Va da sé che già questi tre pezzi d’apertura diventano simbolici per tutta la scena grazie a ritornelli facili da ricordare e a strutture strumentali portentose, come gli assoli totalmente stile Exodus. Grandissimo lavoro anche da parte di Steve Souza, tessitore di testi chilometrici ed al limite della pronunciabilità, che riescono a mantenere tutta la follia in seno al gruppo attraverso un cantato rancido e schifato.

Dal pachidermico riff di The Toxic Waltz, vera e propria esaltazione del mosh, gli Exodus compiono il salto definitivo ad un’altra galassia del thrash, quella dei fuoriclasse. L’inserimento di una rockeggiante e divertente cover dei War, Low Rider, è infatti il preludio ad una virata verso sonorità più dilatate, pesanti e… blues! Seguendo la scelta di inserire una certa varietà nel thrash metal, come fecero i Metallica, gli Exodus discendono in un inferno cajun, annegato in un feeling chitarristico paludoso e in salsa Mississipi. Queste ultime due composizioni, che aprono le strade del mid tempo al quintetto, evocano un’attitudine sporca e massiccia, che bene si abbinerebbe ad un b – movie politicamente scorretto.

Like Father, Like Son, che lambisce quasi territori doom, spinge sul tasto della disperazione completa. I colpi di tom da parte di Tom Hunting sono botte ineluttabili sull’anima, il ritornello gracchiato da Steve Souza una condanna per l’umanità, gli assoli armonizzati di Rick Hunolt e Gary Holt lamenti velenosi che sono una manna dal cielo per la storia del metal. Da non sottovalutare assolutamente il riff virulento di Corruption, una mazzata sul collo del thrasher accorso sotto il palco per sbattere la testa ovunque. Verbal Razors e Open Season proseguono il sentiero con un occhio molto rivolto al thrash metal più tipico, ma questo non guasta, anche perché la qualità dei riff è sempre altissima.

Tornando però al rock troviamo in chiusura un’altra cover, stavolta degli AC/DC, gruppo al quale Steve Souza forse deve più di qualcosa. Che dire? Senza inventarsi niente siamo di fronte ad un’esecuzione ben fatta che ben si sposa con il resto della scaletta nonostante la differenza di genere. Ebbene si signore e signori, gli Exodus sono riusciti a fare un capolavoro anche inserendo due cover nello stesso album. Fabulous Disaster è un altro fottutissimo simbolo nella storia del thrash metal. Grasso, grosso, fottutamente violento e con dei suoni da orgasmo.

Voto: 10

Zanini Marco

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