Captain Marvel – Un’eroina politica. Dialoghi e personaggi scialbi.

Captain Marvel

Anno: 2019

Titolo originale: Captain Marvel

Paese di produzione: USA

Genere: supereroico

Regia: Anna Boden, Ryan Fleck

Produttore: Kevin Feige

Cast: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Djimon Hounsou, Lee Pace, Lashana Lynch, Gemma Chan, Annette Bening, Clark Gregg, Jude Law

Vers è una Kree facente parte della Starforce, una sorta di squadra speciale composta da combattenti. Lei però non è una guerriera qualunque. Non conosce il suo passato, ma l’unica cosa che sa, come le ricorda la Suprema Intelligenza Kree, è che è stata dotata di poteri incredibili per servire il proprio popolo. Nello svolgimento di una missione gli Starforce si scontrano con gli alieni Skrull. Vers viene catturata e sottoposta ad un interrogatorio mentale da parte del leader Skrull Talos. Lei riesce a liberarsi e fugge su una capsula di salvataggio che la spedisce dritta sulla Terra, nel 1995. Qui scoprirà molte cose sul suo passato a dir poco sconvolgenti.

Il primo film su Captain Marvel si rifà alla sua ultima incarnazione nei fumetti Marvel, cioè quella femminile di Carol Danvers. Rappresenta inoltre un capitolo necessario per la galassia dei supereroi nell’avvicinamento ad Avengers: Endgame; di fatto la comparsa di Captain Marvel era già stata annunciata nel finale di Avengers: Infinity War. Interpellata come ultima risorsa ancora in vita si presume che Carol Danvers darà un fondamentale contributo nella lotta contro Thanos.

Brie Larson è Carol Danvers.

L’ambientazione in cui conosciamo il personaggio è quella spaziale (i Kree erano già stati trattati nel primo film dei Guardiani Della Galassia e infatti qui ri incontriamo Lee Pace nei panni di Ronan). Visivamente parlando Captain Marvel gode di un ottimo apparato e bisogna riconoscere a Brie Larson la capacità di vestire con buon carisma il costume, riempiendolo con una super scolpita tonicità muscolare. Una volta abbandonato lo spazio e atterrati sulla Terra il film cambia completamente tono e ahimè appassisce lentamente. Il ritorno agli anni ’90 offre un pretesto per rispolverare l’epoca grunge tra jeans e camice di flanella; un habitat in cui si sposa bene comunque l’atteggiamento serio e ribelle di Carol Danvers, che qui si rivela personaggio assolutamente rock ma raffinato. Di quel periodo viene pure riesumato un più giovane Samuel L. Jackson (gesto reso possibile dai miracoli digitali che ne cancellano ogni segno di invecchiamento), che si vede ritornato ai fasti che in quegli anni lo vedevano impegnato nei suoi film più celebri (Pulp Fiction ecc..). Qui duole dirlo ma la scoperta di sé e del proprio passato della protagonista vengono trattati con sufficienza e senza grandi sussulti. Peccato perchè in realtà la parabola sociale della Danvers è di tutto rispetto.

Lei è un soldato, ex pilota, eppure dimostra di essere interessata a tutto tranne che al conflitto, cosa che emerge quando capisce che il suo popolo (i Kree) opprimono le altre civiltà. Captain Marvel da’ il meglio quando arriva inaspettatamente ad attaccare la politica anti immigrazione trumpiana, schierandosi dalla parte degli immigrati oppressi. Come di consueto poi le vicende emotive di certi personaggi, così come la presa di coscienza dei propri poteri, coinvolgono e donano allo spettatore una carica incontrollabili, tuttavia Captain Marvel manca di quel graffio potente che avrebbe dato qualcosa di più anche ai dialoghi spesso incartati e scialbi. Allo stesso modo i tentativi di risultare divertente e ironico sono per lo più non riusciti. Un capitolo di raccordo a tratti interessante, bello da osservare, coinvolgente in certi punti e fautore di un gran bel messaggio politico, ma incompleto e un po’ superficiale negli snodi principali della trama.

Zanini Marco

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