Cannibal Ferox – Quando l’orrore può trasmettere un messaggio importante.

Cannibal Ferox

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Anno: 1981

Titolo originale: Cannibal Ferox

Paese di produzione: Italia

Genere: orrore

Regia: Umberto Lenzi

 

Cast: John Morghen (Giovanni Lombardo Radice), Robert Kerman, Zora Kerowa, Lorraine De Selle, Perry Pirkanen, Danilo Mattei, Walter Lucchini, Fiamma Maglione, Riccardo Petrazzi, Jake Teague, Venantino Venantini, John Bartha

 

A New York un ragazzo viene dimesso dall’ospedale. Si dirige a casa del suo spacciatore Mike Logan, ma non c’è. Ad aspettarlo invece ci sono due membri di una banda criminale a cui Mike ha rubato dei soldi. Per il ragazzo si mette male, non centra niente con questa storia, ma le sue ragioni non valgono niente per i due malviventi. Capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, viene freddato. La polizia, nella persona del tenente Rizzo, indaga sull’accaduto. Nel frattempo, l’universitaria Gloria Davis, si reca in Amazzonia con il fratello Rudy e l’amica Pat. Vuole addentrarsi nelle intricate giungle sudamericane in cerca di una popolazione indigena, per dimostrare nella sua Tesi di Laurea che il cannibalismo non esiste, ma è solo un’invenzione razzista dei conquistatori europei. Con la jeep impantanata, i tre però rimangono a piedi nella natura incontaminata e selvaggia. Lo snodo cruciale arriva quando rinvengono due cadaveri di indios brutalmente mutilati a cui segue l’apparizione di due ragazzi americani, uno gravemente ferito e l’altro che racconta di essere stati aggrediti da dei cannibali.

E’ da questo presupposto molto interessante, che vede prematuramente stroncata la speranza di Gloria, che il sangue comincia a scorrere veloce nella trama di Cannibal Ferox.

Umberto Lenzi ha forgiato il suo stile attraversando i generi, cercando di cavalcare l’onda del momento: dall’avventura allo spionaggio, dall’orrore alla guerra, dal giallo al poliziottesco. Il regista di Massa Marittima è diventato, insieme a Ruggero Deodato, Dario Argento, Mario Bava e Lucio Fulci, tra i più acclamati registi del b-movie italiano. Cannibal Ferox è indubbiamente una delle sue grandi opere, che fin dall’inizio evidenzia tutto il suo eclettismo. Di primo acchito infatti sembra di assistere ad un tipico poliziottesco, accompagnato da una musica adeguatamente spumeggiante e molto anni ’70, anche se siamo nell’81. Poi anticipatamente vengono servite le partecipazioni di Robert Kerman (tenente Rizzo) e Perry Pirkanen (Paul, uno dei due malviventi), che l’anno prima avevano recitato nel simile Cannibal Holocaust di Deodato. Con i paesaggi tropicali si comincia a respirare un’aria diversa, quella di mistero e paura, che ancora oggi viene ricordata da giovani registi come Eli Roth in The Green Inferno (2013). Una paura ancestrale che ha visto in questo genere il cannibalismo come l’argomento scomodo di cui parlare, un po’ per impressionare, un po’ per far riflettere. Servendosi di un taglio documentaristico, figlio anche del mondo movie, inaugurato con Mondo Cane (1962) di Jacopetti, Cavara e Prosperi, Lenzi vuole innanzitutto comunicare il realismo della natura spietata in cui il predatore mangia la preda.

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Mike Logan (John Morghen) sta per perdere qualcosa.

In questo caso le scene di uccisione di animali, disseminate per tutta la pellicola, non possono che rendere Cannibal Ferox un film controverso e ci si domanda se questa violenza fosse realmente necessaria. Perplessità che vengono momentaneamente spazzate via dalla mattanza seguente, che vede applicato questo crudo realismo anche sugli uomini. Curiosa ed intelligente la scelta dei personaggi, che vede su tutti l’incontro di una studentessa sveglia, caparbia e molto umana, con la canaglia luciferina e svitata dell’arrogante ragazzo americano, bravo a sedurre e ad uccidere. Rudy fa’ di tutto per sostenere e motivare Gloria mentre la superficiale Pat in realtà non comprende e non condivide il reale scopo del viaggio intrapreso. Poco male, perché tutti pagheranno, alcuni meritatamente e altri no, ma venire a contatto con un mondo inesplorato e lontano dalla nostra cosiddetta “civiltà”, non è una cosa sicura e soprattutto è difficile prevederne le conseguenze. A popolare questo paradiso/inferno gli indigeni con la loro inespressività, che da sola basta a terrorizzare l’inconsapevole visitatore e il pubblico. Mentre i giovani sono in balia della brutalità degli eventi, giù nelle amazzoni, a New York Rizzo continua le indagini e saltano fuori dettagli ancora più intriganti, tra cui spicca la donna che protegge strenuamente il farabutto Mike, chiara critica alla debolezza di certe donne che subiscono il fascino del delinquente di turno.

Cannibal Ferox scava profondamente nell’animo dell’uomo… e anche del corpo, mettendo in scena sequenze impressionanti di ultra violenza, superbamente realizzate. Considerarlo solamente uno spietato esercizio ferale sarebbe però restrittivo. Il messaggio politico e sociale che si porta dietro è molto profondo e in questo si può dire che abbia superato il predecessore Cannibal Holocaust, che comunque affrontava la tematica su binari non dissimili. Nel finale soprattutto però emerge una finezza nel trattare il cannibalismo e quello che ne deriva, davvero sorprendente. Una piccola pietra miliare insomma, non perfetta magari (qualcosa di più si sarebbe potuto fare sicuramente per quanto riguarda la fotografia); ma ciò che conta di più qui è il messaggio.

Zanini Marco

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