Black Tide – Personaggi tipici, interpretazioni di livello e trama coinvolgente.

Black Tide

Anno: 2018

Titolo originale: Fleuve Noir

Paese di produzione: Francia, Belgio

Genere: thriller, noir

Regia: Érick Zonca

Produttore: Olivier Delbosc

Cast: Vincent Cassel, Romain Duris, Sandrine Kiberlain, Charles Berling, Hafsia Herzi, Élodie Bouchez, Jérôme Pouly, Laurèna Thellier, Sadek

Dany Arnault è sparito. Il poliziotto François Visconti inizia ad indagare. Solange, la madre di Dany, affranta ed incredula per la sua scomparsa, rimane sola a badare alla figlia down Marie; il marito fa’ il marinaio e questo lo tiene spesso lontano dalla famiglia. Dapprima si pensa che il ragazzo sia sparito per entrare in una cellula jihadista, poi però Visconti incontra Yann Bellaile, vicino di casa degli Arnault. Bellaile nella vita fa’ il professore ma coltiva anche la passione per la scrittura. Il suo modo di porsi nei confronti delle indagini desta più di un sospetto.

Visconti e Bellaile si incontrano in cantina.. starà per succedere qualcosa?

L’avvicinamento di Érick Zonca al thriller – noir (in cui il primo genere prevale sul secondo) sa di elogio alla materia. Tanto per cominciare Black Tide è ispirato a Un Caso Di Scomparsa dello scrittore israeliano Dror Mishani. In seconda battuta il ruolo di François Visconti, prima di essere affidato allo sconfinato talento di Cassel, era stato studiato appositamente per il connazionale Depardieu, che avrebbe dovuto prendere spunto da un suo vecchio personaggio, il Mangin di Police (1985). A causa di incomprensioni sul set, Gerard ha dovuto abbandonare ed è stata proprio di Vincent Cassel l’idea (non troppo originale) di esasperarne le inclinazioni misogine, instabili e trasandate. Non che gli calzino male anzi, se c’è un aspetto che meglio si sposa all’attore francese è proprio quello dell’ispettore spettinato, sporco e ruvido. Sotto questo punto di vista non si può dire che Black Tide brilli per inventiva, considerato poi che Visconti ha pure alle spalle una relazione fallita con la moglie e un rapporto più che problematico col figlio. Gli ambienti utilizzati da Zonca, quasi sempre notturni o grigi di umidità, inquadrano la vicenda in un clima intensamente negativo, perfetto corollario per i suoi personaggi oscuri. La recitazione si pone come prima grande risorsa del film. Da Cassel (sempre eccezionale), alla prova di spessore di Romain Duris (un Bellaile fantastico quanto a tratti forse troppo caricaturale), passando per le ottime Sandrine Kiberlain (Solange Arnault) e la viscerale Élodie Bouchez (feticcio di Zonca), ma senza escludere gli altri, il cast è di alto livello. All’interno Black Tide ci parla della crisi delle realtà familiari, fallite nei rapporti genitoriali, dubbiose sul clima di fiducia e di amore che dovrebbe esistervi. In più il regista francese riporta lo spettatore a stretto contatto con la materia investigativa (considerata dal curioso e folle Bellaile un’occupazione eccitante) e si dimostra al passo coi tempi operando saltuari richiami allo spaccio di droga (gli ambienti in cui vi pare invischiato il figlio di Visconti), alle affiliazioni terroristiche e nel finale anche agli abusi sessuali.

Con questi spunti Zonca crea una storia ricca di elementi comuni al genere, ma con una forza interpretativa che attira e una trama che si lascia seguire fino all’ultimo colpo di scena, che effettivamente salva Black Tide dall’anonimato. A ragionarci un po’ tutti gli azzardi di Zonca tornano, a partire dalla recitazione a volte sopra le righe di Duris, che giustifica l’approccio prettamente teatrale dell’opera, all’indole disastrata di Visconti: come può un uomo che sacrifica la propria vita all’indagine non vivere nella dannazione? Anche questo sembra un aspetto su cui il regista vuole farci riflettere.

Zanini Marco

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