Be Forest. – Knocturne – Un manifesto dell’indie italiano.

Be Forest. – Knocturne

Anno: 2019

Paese di provenienza: Italia

Genere: post rock

Membri: Costanza Delle Rose – basso e voce; Nicola Lampredi – chitarra; Erica Terenzi – batteria, synth e voce

Casa discografica: We Were Never Being Boring Collective

  1. Atto I
  2. Empty Space
  3. Gemini
  4. K
  5. Sigfrido
  6. Atto II
  7. Bengala
  8. Fragment
  9. You, Nothing

A giudicare dalla partenza, Be Forest. dovevano per forza di cose giungere ora ad un punto di svolta. Alle spalle un demo, qualche singolo, un paio di dischi e un bel po’ di date fuori dall’Italia, ma soprattutto nelle corde un indie rock melodico che, piaccia o non piaccia, risulta solidissimo. La popolarità gli da’ ragione. Certo che, dopo averli visti dal vivo senza rimanere particolarmente entusiasmato, non mi sarei mai aspettato di incappare in un prodotto del livello di Knocturne. Seppur la vena distensiva ed eterea del terzetto pesarese sia rimasta, è stato fatto un passo in avanti concettuale ed estetico. Laddove in precedenza si potevano riscontrare fraseggi scontati e strutture che poco si preoccupavano di una platea più sofisticata, qui la proposta si fa’ meno commerciale e più cupa, pur mantenendo una delicatezza ammaliante.

Fin dalle prime plettrate echeggianti di Atto I tornano alla mente The Cure e le loro atmosfere ovattate, che di fatti saranno uno dei punti di riferimento principali di tutto il disco per il lavoro di chitarra. Con questi sentori tenebrosi vanno a movimentare il terreno bagnato tappeti continui ed evocativi di percussioni che non possono non ricordare il folk/alternative di artisti contemporanei come Chelsea Wolfe, Emily Jane White, Agnes Obel o i nostrani Julinko. Atto I, intro strumentale, mette in luce comunque una peculiarità che fa’ parte di tutto Knocturne, ovvero una propensione alla traccia strumentale minimale ma dalla grande espressività a cui si accompagnano poche parole. Dopo la gradevole Empty Space segue una delle canzoni più emozionanti del disco, Gemini, pregna di un’intensità soffusa che ti stringe in un abbraccio caldo e gelido allo stesso tempo.

L’ottimo lavoro di chitarra di Nicola Lampredi prosegue in K, dove la voce si erge leggerissima con tratto molto ispirato. Bellissima anche Sigfrido, dalla struttura così semplice e ripetitiva da suggerire quasi uno stato di ipnosi. Come a sottolineare la divisione del primo lato dal secondo, Atto II è un altro breve strumentale meditativo e profondo che apre la strada a Bengala. Per quanto i brani arrivino ad assomigliarsi un po’ tutti, diventa chiaro che l’obbiettivo dei Be Forest. sia quello di musicare un viaggio mentale molto sentito ed emotivo dello spettatore, attraverso il buio. Fragment d’altro canto colpisce subito con i suoi affondi di basso profondissimi. La conclusiva You, Nothing forse è la traccia meno interessante del lotto ma va comunque a completare in maniera coerente Knocturne. Di fronte ad un album così ispirato, conciso e chiaro nelle sue intenzioni cosa si può dire? Che è un vero e proprio manifesto della musica indie italiana e del suo concetto appunto notturno, strano e crepuscolare. Un disco bello, che affronta una proposta musicale inusuale ma ammorbidendola con compromessi accettabili che la stemperano al punto giusto. La summa del percorso di un gruppo arrivato a maturità e forse in procinto di costruire una carriera davvero interessante.

Voto: 9

Zanini Marco

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