Anthrax – State Of Euphoria – Ironia oscura e thrash metal ipnotico.

Anthrax – State Of Euphoria

Anno: 1988

Paese di provenienza: USA

Genere: thrash metal

Membri: Scott Ian – chitarra; Charlie Benante – batteria; Frank Bello – basso; Joey Belladonna – voce; Dan Spitz – chitarra

Casa discografica: Island Records

  1. Be All End All
  2. Out Of Sight, Out Of Mind
  3. Make Me Laugh
  4. Antisocial
  5. Who Cares Wins
  6. Now It’s Dark
  7. Schism
  8. Misery Loves Company
  9. 13
  10. Finalé

A consacrazione acquisita agli Anthrax mancava solo un’artista capace di racchiudere la loro musica in un’illustrazione. Il fumettista satirico Mort Drucker, storico collaboratore della rivista Mad, spiralizza volti umani rendendo merito in maniera semplicissima al thrash ipnotico dei cinque newyorkesi. Be All End All per potenza ed efficacia è un po’ la hit di State Of Euphoria, nonostante si avvalga di un tratto cupo che si trascina lungo tutta la sua considerevole durata (sei minuti abbondanti). E’ proprio il ritornello strisciato da Belladonna, senza andare a toccare le acute vette a cui si era abituati, ad attrarre di più verso un punto senza fine al centro della spirale. Un motivetto che è impossibile non mettersi a cantare. Vicini ad Among The Living ma allo stesso tempo distanti. Non c’è la foga che si ricordava, ma forse un approccio più ragionato, rigoroso e meno energico. Out Of Sight, Out Of Mind, fantastico nello scandire un’atmosfera ironica, fa’ un po’ da contraltare cercando di mettere in luce un’attitudine più gigiona e spensierata. Diciamo che State Of Euphoria si regge un po’ su questo equilibrio tra oscurità e simpatia, ricco di idee ma in cui si nota spesso la mancanza di quel calcio sonoro che era Among The Living; forse proprio a causa di un Belladonna meno alto di tonalità e anche per delle chitarre meno briose. La fantastica Make Me Laugh, brano ferocemente identitario per i cinque, prende di mira un tema che avevano affrontato anche i Metallica in Master Of Puppets con Leper Messiah, cioè il televangelismo. Se però i californiani lo avevano colpito con acidità e brutalità, i newyorkesi lo fanno in maniera più scanzonata e leggera.

Di sicuro la presenza di una cover, per altro molto ben personalizzata, è una bella novità in una scaletta in cui trova spazio anche il tributo ad un gruppo hard rock poco conosciuto come i francesi Trust con il pezzo Antisocial. Dopo questa ottima versione, bilanciata tra riff malinconici e scazzottate metal, arriva Who Cares Wins, l’episodio più completo del disco con i suoi quasi otto minuti ricchi di riff e parole vorticanti. Dopo cotanta esibizione con Now It’s Dark ritroviamo un punto in comune con il disco precedente, cioè la connessione con il mondo della letteratura e del cinema. Direttamente ispirata al film Velluto Blu, la traccia musicalmente convince e costituisce uno dei momenti migliori per Belladonna, che si esibisce in una linea vocale vincente.

Impressione che si avverte anche nella seguente Schism, dall’incedere quasi danzante ma dalla potenza comunicativa sempre indiscutibile. A proposito di citazioni letterarie invece, Misery Loves Company parla proprio di Misery del sempre presente Stephen King. Brano riuscito che, dopo l’intermezzo 13 quasi rubato ai Faith No More, ci porta ad un finale che più finale di così non potrebbe essere. Finalé, compatta e nevrotica recupera tutto ciò che ci ha travolti lungo il disco ma in maniera un po’ più psicotica.

Tirando un bilancio complessivo si può dire che State Of Euphoria dice che gli Anthrax hanno toccato l’apice con Among The Living e da questa vetta si avverte una discesa. Questo non perchè State Of Euphoria sia brutto, anzi, è un ottimo disco, ma in cui sicuramente manca la veemenza e l’intensità dei suoi predecessori. L’immagine che comunque rimane nelle nostre orecchie è quella dell’angolo più simpatico del thrash metal maggiormente riconosciuto dalle masse.

Voto: 9

Zanini Marco

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