1917 – Capolavoro bellico di Mendes tra rassegnazione e sopravvivenza.

1917

Anno: 2019

Titolo originale: 1917

Paese di produzione: USA, UK

Genere: guerra

Regia: Sam Mendes

Produttore: Pippa Harris, Callum McDougall, Sam Mendes, Jayne – Ann Tenggren

Cast: George McKay, Dean – Charles Chapman, Mark Strong, Andrew Scott, Richard Madden, Claire Duburcq, Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Daniel Mays, Adrian Scarborough, Jamie Parker, Michael Jibson, Richard McCabe, Chris Walley, Nabhaan Rizwan, Michael Cornelius, Daniel McMillon

Il 6 Aprile 1917 , il Deusches Heer tedesco, dopo essere stato sconfitto dalla Triplice Intesa in territorio francese, si rintana nel Fronte occidentale. Il colonnello Mackenzie è dunque pronto a sferrare un nuovo attacco, sicuro della superiorità militare inglese. Fotografie aeree pervenute al Generale Erinmore dimostrano però che i tedeschi stanno preparando una tremenda imboscata con un plotone ben più nutrito. Erinmore incarica quindi i giovani caporali Tom Blake e William Schofield di avvisare Mackenzie tramite una lettera, visto che i contatti telefonici sono in avaria. Per i due inizia una corsa contro il tempo, che consta nel percorrere quindici chilometri al fine di salvare più di 1.600 vite, tra le quali c’è anche il fratello di Blake.

Prima Guerra Mondiale, scontro di posizione, Sam Mendes fa’ emergere dalle trincee due eroi e immerge lo spettatore nel suo punto di vista che, esclusi due stacchi, non abbandona mai la scena. Chi guarda accompagna dunque come terzo personaggio la rischiosa missione di Blake e Schofield, messaggeri erranti di una nuova prospettiva bellica, approntata dal regista con altissima qualità formale e un focus emotivo implicitamente anti guerra.

William Schofield (George McKay) e Tom Blake (Dean – Charles Chapman) si nascondono dalle ronde aeree tedesche.

Rimane infatti solo l’epica inevitabile di un’impresa suicida disperata a delineare i caratteri grandiosi di 1917, film permeato da sentimenti dimessi e rassegnati, affogati nei lunghi silenzi delle linee nemiche abbandonate, ma anche nelle improvvise esplosioni di mine o di assalti aerei e a terra. In questo sono perfetti George McKay e Dean – Charles Chapman (quest’ultimo è Tommen Baratheon de Il Trono Di Spade), attori giovani già bravissimi a congelare nelle loro espressioni tutto lo sconforto e la stanchezza della Prima Guerra. I due caporali, che già fisicamente possono suscitare facilmente empatia (uno magrolino, l’altro basso), svelano, anticipandosi di tanto in tanto sul cammino, le loro personalità, non così distanti l’una dall’altra ed entrambe lontane da qualsiasi fanatismo guerrafondaio. Gli eroi protagonisti di Mendes salvano le vite piuttosto che terminarle, sia che si parli di compatrioti, che di nemici stranieri. Questa rivelazione tematica arriva in 1917 gradualmente, anche lentamente, in sequenze che vogliono mettere alla prova lo spettatore, il cui sguardo viene comunque riempito dai particolari che si aggiungono al lunghissimo piano sequenza che è tutto il film.

Compaiono uomini che si riposano, ma che allo stesso tempo attendono l’improvviso scatenarsi di un putiferio; ci si addentra in un bosco dove da lontano perviene l’ugola soave di un soldato che intona canzoni; si segue l’incessante fluire della corrente quando Schofield vi rimane travolto; si assiste ad una delle sequenze più terrificantemente emozionanti della storia del cinema, basata tutta sui chiaroscuri che descrivono un attacco aereo, gioco di ombre mirabile che abbraccia completamente lo stato d’animo del combattente accerchiato (da pelle d’oca). 1917 è un saggio di cinema, brutale, doloroso, ma anche tristemente poetico. In 1917 vince chi sopravvive, chi riesce a recapitare un messaggio schivando le bombe, un messaggio di rinuncia, perchè la guerra miete troppe vittime, è meglio ritirarsi. Gli operatori di questo estenuante conflitto sono logori della claustrofobia ma anche dell’agorafobia che Mendes rappresenta benissimo usando i cunicoli tedeschi e gli spazi sterminati dei fronti o delle campagne disabitate, addolcite dai ciliegi ma scalfite dagli aerei colpiti. Mendes compie una perizia non indifferente scegliendo una lettura videoludica che libera da ogni artificio grazie ad un’esibizione tecnicamente di livello e ad un rigore da grandissimo regista.

Zanini Marco

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