Intervista a Marco Di Tillo – L’orco di Mussolini – Mursia – 

Intervista a Marco Di Tillo – L’orco di Mussolini – Mursia – 


 

Abbiamo da poco recensito “L’orco di Mussolini” (Mursia) di Marco Di Tillo che quindi è tornato a farci visita sulle nostre pagine e con cui abbiamo ancora una volta la possibilità di chiacchierare per sviluppare ed approfondire i temi del suo ultimo libro.

 

Buongiorno Marco ben tornato sulle pagine de “I gufi narranti”. Partirei subito con le domande:

  • Marco Di Tillo questa volta hai messo in panchina l’ispettore Marco Caneva, personaggio che ti ha dato più di qualche soddisfazione, per raccontare una storia vera, un fatto di cronaca che ha fatto molto rumore negli anni 20 del secolo scorso, ma del quale si era un po’ persa la memoria. Come mai hai voluto raccontare la storia del “Mostro di Roma”?

Da ragazzo avevo visto il bellissimo film “Girolimoni” con Nino Manfredi, ispirato alla vicenda dell’uomo che fu ingiustamente accusato dell’omicidio delle bambine di Roma, negli anni ’20. Ma non sapevo niente riguardo all’esistenza del commissario di polizia Giuseppe Dosi, l’uomo che scagionò Girolimoni e trovò il vero colpevole. L’ho scoperto per caso e non ho potuto evitare di mettermi a scrivere. Amo la Storia e già in passato, soprattutto in alcuni libri d’avventura per ragazzi, ho mescolato personaggi realmente vissuti a quelli inventati da me. Mi piace mescolare la realtà e la fantasia. Ma con “L’orco di Mussolini” di fantasia non ce n’è stata così tanta, purtroppo. Le vicende, tristi e serie, erano drammaticamente vere.

 

  • Credo che infondo i due protagonisti di questa storia siano Gino Girolimoni, ingiustamente accusato di nefandezze che non ha commesso, e Giuseppe Dosi integerrimo poliziotto che non solo non era convinto della colpevolezza di Girolimoni, ma voleva a tutti i costi far venire a galla la verità e far condannare il vero autore di quegli atti criminali. Cosa ti ha lasciato a livello emotivo la storia di questi due personaggi? Cosa ti ha colpito di queste due figure?

Girolimoni è stato il classico innocente accusato di qualcosa che non aveva fatto. Ce ne sono stati tanti nella storia di innocenti così, anche se lui è stato accusato di uno dei crimini più orrendi, quello della pedofilia e degli abusi sui bambini, macchia che, nonostante la sua scarcerazione e l’attestato di non colpevolezza, gli è rimasta addosso per tutta la vita, tanto che nessuno gli ha più voluto dare un lavoro ed è poi morto poverissimo e dimenticato da tutti. Giuseppe Dosi era già di per sé un personaggio da romanzo. Il più bravo detective a disposizione al Ministero dell’Interno negli anni ’20 che aveva anche salvato la vita a Mussolini, sottraendolo all’ultimo momento ad un attentato.  Alto, grande e grosso, simpatico. Suonava il violino e la fisarmonica. Da ragazzo aveva fatto l’attore e così, nelle sue indagini, spesso si travestiva. Ben 33 diversi travestimenti, di cui uno da donna. Una volta si introdusse in casa di Gabriele D’Annunzio sotto le sembianze di un poeta polacco claudicante. C’è di più, per quel che mi riguarda. Lui abitava a Roma in via Vejo 53, lo stesso palazzo in cui, 50 anni dopo, ho abitato anche io, per un certo periodo. Insomma, Dosi era proprio nel mio destino.

 

  • Recensendo questo libro ho voluto porre l’accento sull’accuratezza dei dettagli riguardanti i fatti narrati ed il contesto in cui i fatti sono avvenuti. Hai ricostruito questo fatto di cronaca di un secolo fa in maniera magistrale facendo emergere ogni particolare, ogni dettaglio. A quali fonti ti sei ispirato, come è avvenuto il tuo lavoro di ricerca e preparazione?

Giuseppe Dosi nel 1973 ha pubblicato con Vallecchi il suo libro “Il mostro e il detective”, una specie di diario di bordo di tutta la vicenda incredibile in cui si è venuto a trovare. Mi sono basato sulle sue minuziose descrizioni dei fatti. In più ho consultato numerosi giornali e riviste dell’epoca e letto molti altri libri sul fascismo, sul caso Matteotti e sulle abitudini degli italiani in quel particolare periodo storico. Non mi è costata troppa fatica poiché, da sempre, sono letteralmente innamorato della Storia e amo documentarmi sui fatti che sono accaduti nel passato.

 

  • Questa storia è finita un po’ nel dimenticatoio, come tante altre storie anche del recente passato. Quanto pensi sia importante il contributo di libri come il tuo per riaccendere i riflettori su determinate storie e magari per ripulire l’immagine ingiustamente infangata di una persona innocente?

Io spero che lo sia, anche se sono passati moltissimi anni. Non nego di aver scritto questo libro proprio in omaggio alle povere bambine di Roma che non hanno potuto avere una vita e anche per “infangare” il più possibile l’uomo colpevole di tutto che, incredibilmente, è uscito pulito dalla vicenda e non ha mai pagato per i suoi orrendi crimini.

  • Nel raccontare la vicenda di Girolimoni, racconti anche uno spaccato dell’Italia del ventennio, racconti di come Roma viveva in quell’epoca. Che Roma, e che Italia, era quella dell’epoca del fascismo?

L’idea che mi sono fatto è che, in quei primi anni, tutti gli italiani fossero affascinati dal fascismo e dalla figura del suo fondatore. Amavano Mussolini e credevano in lui. Non per niente, fino allo scoppio della guerra, quelli vennero poi chiamati dagli storici “gli anni del consenso”. Era una Roma completamente diversa da quella di oggi. Il centro, ad esempio, era vissuto dal popolo. Tutta la storia del romanzo si svolge tra la zona di San Pietro e quella di via Giulia, pochi chilometri, con il fiume Tevere in mezzo. Lì viveva la povera gente, i bambini giocavano da soli per strada fino a sera. Un mondo che, per i giovani romani di adesso, è molto difficile da capire. Io, in parte negli anni ’50 della mia gioventù, ho conosciuto qualcosa di simile. Anche io giocavo a calcio per strada e mia madre mi doveva venire a riprendere ogni sera.

 

  • Tra i tuoi progetti futuri c’è già l’idea di rimettere in azione Marco Canepa? Hai già altri progetti letterari?

 

Marco Canepa tornerà in un nuovo giallo per i Fratelli Frilli Editori. Non so quando uscirà il libro che sto terminando di scrivere. Per Natale, invece, uscirà per Vallecchi un libro illustrato per bambini dal titolo “Biba e Bru” su testi miei e disegni del bravissimo disegnatore Giacomo Agnello Modica, con il quale stiamo anche approntando insieme una vita di Louis Armstrong a fumetti.

 

Grazie a Marco Di Tillo, ormai un habitué del nostro blog per la consueta disponibilità e gentilezza. Come sempre speriamo di averlo al più presto ancora qui su “I Gufi Narranti”.

 

David Usilla

 

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