Analisi silloge MU di Nuzio Di Sarno – Oèdipus edizioni con intervista

Analisi silloge MU di Nuzio Di Sarno – Oèdipus edizioni

 

“Mu” è una silloge scritta da Nunzio Di Sarno, pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Oèdipus nel 2020, collana Intrecci. Nella prefazione, il poeta Di Sarno fa una dedica speciale alle famiglie vecchie e nuove, intendendo il senso di comunità come qualcosa di partecipe agli avvenimenti esterni; oltre alla dedica, egli cerca di avvicinare i lettori a quei concetti filosofici dell’Oriente, quei valori spirituali tipici di filosofie orientali, includendoli nel messaggio cristiano e occidentale. Mu è una silloge divisa in quattro parti e consta di 108 pagine.

“Scrivo perché la poesia è visione/il primo passo per la trasformazione”, la poesia è immaginazione proficua, un distogliere la mente dalla pura razionalità per sprofondarla in un “contorsionismo artistico”. La poesia permette di compiere, secondo gli alchimisti, quella trasformazione in essere umano, compassionevole e puro, dedito a una spiritualità senza orpelli e rinunce.  La parola è quella traccia, quel fonema imprescindibile che permette di comunicare, di metterci in relazione gli uni con gli altri, di assaporare pensieri a noi estranei.

“Si nasce e si muore”, così scrive il poeta Di Sarno: due ossimori ben distinti, in realtà facenti parte di un unico progetto di vita, un mistero che da sempre attanaglia l’uomo e tutte le creature del mondo o dell’universo. La dualità non risolvibile e non risolta che dall’inizio dell’esistenza propone interrogativi. Nessuna risposta ci viene data, se non di vivere con l’istinto che ci ha donato la natura.

“Chi non sa ascoltare lo spirito/ è destinato a nutrire i demoni/della paura che non trova pace”, da queste parole si evince la spiritualità del poeta. Solo chi cerca la spiritualità e l’arte, è destinato a grandi opere, alla Grande Opera, a formarsi, a unire mente e corpo, anima e spirito, come i grandi “asceti” del passato.

La poesia “Come neve nel caffè” fa presagire un verismo e una sensualità latente nei ricordi ( “la mia lingua tra i tuoi denti”) e ci fa comprendere come la quotidianità possa innalzare la lirica: anche ciò che è piccolo e insignificante può alzare l’uomo verso grandi valori. Il poeta Di Sarno ci fa riflettere a proposito della quotidianità, di come essa possa essere  grandiosa e ci propone l’importanza del “piccolo gesto” che avvicina l’uomo a Dio tramite il messaggio degli ultimi.

La poesia “25 Aprile” spiega sia un tema politico, che un tema universale, in quanto viene ricordato un evento di portata mondiale politico-sociale, ma non solo: viene evocata la natura tutta intera in quanto si parla di dar voce agli animali, alla loro sofferenza e “mutilazione” (“al grido vivo dell’animale”). Ogni essere appartiene così, secondo il poeta, all’Universo, a quel territorio illimitato che si espande senza alcuna regola. Ogni sentimento appartiene alla divinità che riesce a unire ogni diversità, senza dogmi predestinati.

Nella poesia “Abbraccio”, si denota un grande affetto del poeta che lo spinge a scrivere d’impeto. Si nota in particolar modo la paronomasia di questi versi: “Salgo e scendo/solo sciogliendomi”, che denotano, oltre all’ossimoro, un contenuto simbolico che continua con un enjambement nel verso che segue: “Nel ritorno dell’onda”. L’onda che è il ciclo vitale che accoglie e include, come una Madre Universale a cui ritornare, in un abbraccio appunto.

“La vita scaturisce/sempre di nuovo/nel momento/in cui può sembrare/sconfitta”, certamente da certe situazioni in cui tutto cessa di esistere in modo positivo, ecco che viene trovata una soluzione lampante e mai banale, attraverso strategie e strade non comuni, grazie al proposito di cambiare e di rinnovarsi.

“Nel vuoto mi perdo/non un dono che perdo”, la parola perdersi forse di primo impatto significherebbe non trovare la strada giusta, fare svanire lo scopo o la meta, ma in realtà potrebbe dire, in senso più profondo, immergersi nell’Universo, attingere a quelle forme mentali e artistiche che il poeta fa sue.

Ho apprezzato il contenuto ritmato e con diverse figure retoriche, enjambement e paronomasie in particolar modo, ma anche metafore e allegorie;  inoltre il poeta vuole trattare spiritualità e contenuti filosofici. Consiglio questa silloge perché intermezza alle poesie in lingua italiana, anche poesie in lingua inglese, denotando la conoscenza di un’altra lingua. Inoltre il poeta tratta la quotidianità della vita, delle piccole cose, innalzandola a vette alte d’anima. La silloge, piena di ossimori (“le radici sprofondano/ la luna si gonfia) come se da una parte si cercasse la luce seppur opaca (la luna), mentre invece dall’altro lato poi si sprofonda nel buio (le radici) e nel terreno scuro, senza assaporarne la sua fertilità. La poesia per il poeta Di Sarno è stimolo per creare e cercare risposte ai grandi interrogativi dell’uomo: Dio, la vita, la morte, la resurrezione di Cristo che avviene poi nell’uomo in vita tramite la conoscenza, e dopo la morte tramite l’anima e la compassione.

Eloisa Ticozzi

 

 

INTERVISTA A NUNZIO DI SARNO – SILLOGE: MU – OEDIPUS EDIZIONI.

Nuzio Di Sarno
NUNZIO DI SARNO

E dopo l’analisi di Eloisa Ticozzi sulla sillige “Mu”, scritta da Nunzio Di Sarno, edito da Oedipus edizioni abbiamo  la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il poeta.

. CIao, grazie essere passato a trovarci,  quando hai iniziato a scrivere poesie?

I primi tentativi risalgono ai tempi del liceo, poi degli haiku che si giocava a improvvisare ai primi anni di università. Ma di tutti questi versi non sono rimaste tracce scritte, credo nemmeno molte nella mia memoria.

Le prime tracce risalgono al 2011, che fu l’anno in cui scrissi la mia prima raccolta, con una poetica differente da Mu, anche se in nuce c’era tutto quello che sarebbe venuto più chiaramente alla luce in seguito. Lì era molto presente la Macchina, come stato burocratico, tecnologico che va oltre i confini e la politica e non ha cuore, a dispetto di quello che pensavano le BR.

Forse sarà la prossima raccolta che pubblicherò.

 

  • Perché prediligi le poesie come forma espressiva?

Credo che la poesia abbia una capacità rivelatoria più veloce e intensa della prosa, pure se esiste una prosa lirica molto intensa e che fa a meno di personaggi e storie, se non la propria. I primi che mi vengono in mente sono Kerouac, Miller e Celine. Tutti e tre importanti nei miei primi anni di formazione. E forse la poesia è la via di mezzo tra la musica e il romanzo. Pure se mi sembra che oggi non interessi granché. Forse non è all’altezza dei tempi e dei bisogni. Chissà…

  • Scrivi anche testi in rima?

Spesso ci sono rime e assonanze interne. Quasi mai a fine verso, a parte in alcuni testi come “Cosa resta”, che sono una sorta di comunicati in versi. Quest’ultimo non presente nella raccolta, ma si può leggere on line.

  • Credi che la poesia possa divenire strumento politico?

Forse indirettamente. Nel senso che la poesia può sicuramente aumentare la consapevolezza, creando delle piccole illuminazioni. Può mostrare anche un sentiero, o farsi sentiero, se e quando ci riesce. Essere traccia e strumento. In questo speculare alle filosofie realizzative. Quindi se questa trasformazione riesce, ci sarà sicuramente una ricaduta politica, perché il cambiamento sarà totale in corpo, parola e mente. L’azione è pensiero e il pensiero è azione, anche se per molti non manifesta e difficilmente percepibile. E l’azione è sempre politica.

  • Cosa pensi dello studio delle poesie a memoria?

Anche se controcorrente, o forse proprio per quello, potrebbe aiutare a soffermarsi per un tempo maggiore su un unico elemento, invece di spostare continuamente l’attenzione, come facciamo sempre di più a causa degli stimoli continui, più o meno tecnologici. Sarebbe un ottimo esercizio di concentrazione. C’è da dire però che la semplice memorizzazione, senza un coinvolgimento emotivo non dura tanto, basta pensare alla differenza che c’è tra la memoria di lavoro a breve termine e quella autobiografica a lungo termine.

  • Come nasce una tua silloge?

Di solito in una raccolta ci trovi poesie che sono state scritte più o meno nello stesso periodo oppure risentono di tematiche e un respiro comuni. Ad un certo punto senti che è completa e cominci a inviarla alle case editrici.

Quella è la fase più noiosa e pesante.

  • Ora che MU è distribuito, stai già lavorando a un nuovo progetto?

Sto lavorando a diversi progetti, nonostante il poco tempo a disposizione per lo studio e il lavoro. Spero di potervene parlare a breve, appena qualcos’altro vedrà la luce.

 

Grazie mille per la disponibilità, arrivederci a presto sempre sulle pagine de I Gufi Narranti.

 

Sandra Pauletto

 

 

 

 

 

 

 

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