Recensione con intervista: Vicino a me – Silloge di Giulia D’Anca

D'Anca“Vicino a me” è una silloge scritta da Giulia D’Anca, pubblicata nel 2020 a cura della casa editrice Dialoghi

(collana Glifi).

Una silloge composta da circa 40 poesie rigorosamente in ordine alfabetico.

Brevi istantanee dei propri pensieri ed emozioni che ora analizziamo un po’ più da vicino:

“La solitudine è il caos di chi lotta/La lotta è solitudine/nel caos indifferente” , la battaglia di chi è solo, ma nella solitudine trae spunto e riflette sapientemente: la solitudine è caos, disordine energetico da cui nascono le parole e l’ispirazione per chi scrive.

Così si apprestava a dire Platone del mondo delle idee, un luogo primigenio dove ogni cosa nasceva incontrastata e assoluta, un mondo dove l’anima si rifugiava prima di prendere possesso di un corpo per incarnarsi.

La poetessa D’Anca scrive: “L’anima in fiamme/ come cuore in pezzi/ era in volo con Icaro”, l’anima è sempre in volo verso mete straordinarie, e Icaro è colui che è volato per poi cadere. Ogni propulsione dell’anima esige un allontanamento dalla società, un distaccamento, per proseguire verso ideali alti. La letteratura antica greca offre spunti mitologici: il volo di Icaro, colui che vuole volare verso l’altezza ma che poi finisce per cadere, volendo volare verso gli dei dell’Olimpo, quindi verso la divinità.

“Alla fine/ ognuno è solo/ col suo mondo di visioni”: ogni persona è sola nel proprio intimo, nasce e muore in solitudine, ma nella vita farà esperienza e si relazionerà con molti, si rapporterà con spirito creativo e solidale. Ogni uomo è un “animale sociale”, come sono sociali gran parte degli animali del creato.

La solitudine è qualcosa che fa raccogliere e spinge alla riflessione, persino nella morte. La morte è un progetto che si acquisisce fin dalla propria nascita, è scritto nel corpo e nell’anima e non resta che accettare quel disegno casuale (per chi non crede) o divino (per i credenti).

“La società è la prigione del mondo”, infatti, nella società l’uomo si sente giudicato e non creduto nelle sue aspirazioni: serve spezzare ogni legame che ci vincola nella libertà, occorre desiderare essere se stessi con le proprie convinzioni a patto che non ledano le libertà altrui.

La poetessa D’Anca vuole sognare, liberarsi da ogni vincolo opprimente e definire la propria arte, la propria scrittura: ogni scrittore ha immaginato un mondo diverso, un panorama ben diverso dalla rigida società.

“Questo cuore/ folle anima/atto di dolore”: il dolore è intrinseco alla vita, ma solo attraverso esso, possiamo evolverci e spingerci verso nuove forze creative. Il dolore è qualcosa che fa parte dell’umanità e della natura da sempre: l’uomo può sublimarlo attraverso la cura di un’energia creativa, attraverso l’arte (la pittura, la scultura o la musica).

“Ogni rigo è una lacrima taciuta”, ogni verso di scrittura per la poetessa D’Anca è qualcosa di non detto, di intimo, qualcosa che non viene proferito verbalmente, ma attraverso l’arte “muta”, vale a dire attraverso la scrittura quel qualcosa viene immaginato e portato finalmente a compimento.

La poetessa è colei che attua la volontà di creare, di potenziare la realtà attraverso la fantasia, prima nella propria intimità, poi riconducendola a noi.

 

Possiamo concludere affermando che in ” Vicino a me” si intravede della poetessa Giulia D’Anca “il suo turbamento di vivere”, il desiderio di migliorare e la spinta sentimentale  che la spingono a scrivere. Consiglio questa silloge per “la leggiadria della farfalla” che la poetessa sente di possedere, il suo desiderio forse di essere leggera e urlare il più possibile i turbamenti degli uomini e le ingiustizie di questo mondo.

Eloisa Ticozzi

 

Intervista alla poetessa Giulia D’Anca

D'Anca

  • Ciao Giulia, piacere, possiamo darci del tu? Quando hai cominciato a scrivere poesie?

Ciao! Piacere mio, certamente, diamoci del tu. Dunque, ti dirò, la mia attività di scrittura è giovanissima. Ho cominciato a elaborare i primi versi nel 2020, esattamente nel mese di febbraio, per poi concludere la stesura della silloge “Vicino a me” nel mese di maggio. Ma il processo creativo è tutt’ora sempre presente.

  • Credi che la poesia possa avere un effetto catartico anche su chi legge o solo sul poeta?

Assolutamente su entrambe le parti. Compito dello scrittore è quello di suscitare nel lettore una riflessione profonda, per questo credo che la parola abbia un fortissimo potere evocativo. L’oggetto culturale ha il duplice compito di mettere in moto meccanismi inconsci sia in colui crea che in colui che ne fruisce. Il meccanismo di comprensione è doppiamente attivo e passivo e il poeta ha dunque il privilegio di interiorizzare i feedback a livello metacognitivo. In pratica interiorizza ciò che il lettore ha a sua volta interiorizzato, in un continuo scambio dialogico costruttivo.

  • La solitudine è presente come tematica di alcuni dei tuoi testi, tu sei un essere solitario o preferisci circondarti di persone?

Credo che ognuno di noi viva la propria vita ricercando attivamente sia momenti di solitudine che di socialità. Per quanto riguarda la mia esperienza personale, queste fasi sono assolutamente complementari, si nutrono vicendevolmente. L’uomo è animale sociale tanto quanto creatura bisognosa di silenzi, di spazi individuali propri. Gli spazi vuoti che verranno prontamente riempiti di contenuto: da qui la centralità del processo creativo come momento addirittura più importante del prodotto finito in sé.

  • In questo mondo frenetico quale credi possa essere il ruolo della poesia?

Fare poesia oggi è un atto politico. È quasi controtendenza, fuori moda. Ma nel suo essere fuori moda è una realtà paradigmatica senza tempo. Da qui il suo fascino e da qui il suo ruolo di elemento bilanciatore, di vettore di stasi in un mondo senza stasi. Un mondo che ti porta a dimenticare l’esistenza stessa delle emozioni. Questa è la vera funzione della poesia. Non dare necessariamente risposte, ma sollecitare domande attraverso la bellezza della forma, nella fattispecie, delle liriche. Sollecitare interrogativi e pungolare – con dovizia di particolari – un mondo sconfinato, sotterraneo e impervio, fatto di conflitti, emotività, debolezze, imperfezioni, vita psichica.

 

  • Poesia e canzoni potrebbero essere due facce della stessa medaglia, qual è il tuo rapporto con la musica?

La poesia e le canzoni hanno tanti punti in comune: dalla musicalità intrinseca delle parole alla loro forma metrica, per non parlare del fatto che ogni canzone porta con sé la morfologia di un componimento in versi. Ciò che rende la poesia più “pret à porter” è la sua capacità di dar voce a un pensiero con grande immediatezza, senza eccessivi filtri ma con la prontezza che solo un foglio di carta e una penna ti sanno dare.

Il mio rapporto con la musica è come quello che si ha col primo amore. A volte lo ami tantissimo, a volte non lo comprendi pienamente, ma è pur sempre il primo amore. Faccio la cantante da quando ho 18 anni; mi sono dedicata in prima battuta a repertori di musica pop/rock, blues e folk per poi cimentarmi, negli anni seguenti, nella stesura di brani inediti pop rock autoprodotti. Continuo a cantare in giro nei locali e continuo ad amare la musica perché offre la possibilità di “sentirci” e di condividere il sentimento del “sentire” anche con gli altri.

  • Se dovessi indicare un sottofondo musicale ai tuoi testi, potresti consigliare qualcosa?

La mia poesia è a tratti evanescente, altisonante, morfologicamente un po’ contorta, per questo ti direi che ci vedo benissimo (anzi ho già testato questo accompagnamento durante la prima presentazione del libro) un Clair de lune, una Suite bergamasque e una Arabesque, firmate Debussy. Ma anche Chopin, Gershwin, insomma tutto ciò che abbia un sapore intenso e profondo, perché no, anche molto “vintage”.

Ringraziamo Giulia D’Anca e la Dialoghi editore per la disponibilità augurandoci di rivederli presto sulle pagine de I gufi narranti

 

 

 

 

 

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