INTERVISTA A GIANNI VERDOLINA – RITORNO A VILLA BLU – ROBIN&SON

INTERVISTA A GIANNI VERDOLINA – RITORNO A VILLA BLU – ROBIN&SON

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Dopo avere recensito il romanzo “Ritorno a Villa Blu” edito dalla Robin&Son  abbiamo la possibilità di conoscere meglio l’autore attraverso una breve intervista.

Ciao Gianni, ben arrivato sulle pagine de I Gufi Narranti, possiamo darci del tu?

Certo, assolutamente!

 

  • Nel tuo libro ci sono aspetti magici esoterici. Ti interessi di esoterismo?

Non in senso stretto. Mi affascina però ciò che è magico e misterico. Trovo un peccato che spesso questi temi siano collegati alla malvagità, alle maledizioni o al negativo. Come autore mi piace presentare situazioni in cui la magia esiste ma è usata anche a fini di bene, come nel caso del personaggio di Amabile. Magia è anche l’amore fraterno, l’afflato profondo tra le persone che si crea quando spiriti affini si uniscono e creano energie positive che arricchiscono tutti. Magia è anche accogliere nella propria vita pur sventurata, come è il caso della povera Ginetta, il bello e l’inatteso e viverlo appieno. L’esoterismo e il paranormale offrono anche interessanti chiavi di lettura simboliche dei fatti della vita.

 

  • Parenti serpenti è una frase che non trova riscontro nel tuo romanzo. Che valore dai alla famiglia?

Ritorno a Villa Blu è un po’ anche una piccola saga famigliare, quindi sicuramente nella narrazione la famiglia ha rivestito un ruolo molto importante. In effetti, con la sola eccezione della mamma, tutti i membri della famiglia Ludovisi, pur nelle loro umane imperfezioni, sono piacevoli e accumunati da un profondo senso della famiglia. Mi è piaciuto creare un contesto di famiglia sereno, caldo e accogliente. Condito anche dal senso di responsabilità che è quello con cui si ritrovano ad agire i ragazzi nella storia.

 

  • Sei conservatore o aperto al concetto di famiglia più ampio possibile?

Direi entrambe le cose. Conservatore per quanto riguarda la profondità e la sincerità dei sentimenti e dei valori. Aperto, invece per ciò che riguarda chi prova dei sentimenti e verso chi li prova. Direi che immagino una famiglia all’antica come impostazione ma che includa tutti, un po’ come ha fatto nonno Ascanio nel suo testamento.

 

  • Hai scritto “Ritorno a Villa Blu” già immaginando un ipotetico seguito o credi che il tuo prossimo romanzo sarà completamente autonomo?

Il mio prossimo romanzo, di cui ho già ultimato la scrittura e il cui titolo provvisorio è L’appartamento del silenzio, presenta una vicenda a cavallo tra il passato e il presente condita da elementi sovrannaturali ma i personaggi e le vicende sono del tutto autonomi rispetto a quelli narrati in Ritorno a Villa Blu. Però posso dire che è probabile che, in futuro, potremo ritrovare alcuni dei personaggi di Ritorno a Villa Blu in un romanzo che sto cominciando a pianificare. D’altronde, ne L’appartamento del silenzio sono presenti, pur se come personaggi secondari, alcuni protagonisti della mia raccolta di racconti Come anime scelte che si ritrovano, con cui ho esordito.

 

  • C’è un personaggio che hai creato che tu stesso detesti?

Si! La mamma dei ragazzi. Istintivamente forse avrei risposto Nerina, ma è la mamma dei ragazzi che come personaggio mi è in realtà risultata davvero odiosa. E, forse, la mia antipatia verso questo personaggio potrebbe essere il motivo per cui il personaggio del papà dei ragazzi si è poi mosso in maniera autonoma rispetto a quanto io stesso come autore avessi inizialmente preventivato. Evito di approfondire per non spoilerare, ma trovo affascinante l’ipotesi che il detestare il personaggio della mamma abbia portato, nella scrittura creativa, il personaggio del papà dei ragazzi a sorprendermi. Ricordo infatti vividamente che certi sviluppi della storia sono sorti in modo naturale, anche se, dietro, il mio inconscio era stato certamente all’opera.

 

  • Come nasce l’idea del tuo romanzo?

Dopo il mio primo libro, la raccolta di racconti Come anime scelte che si ritrovano, storie di fantasmi riproposte in chiave romantica, ho voluto cimentarmi in un romanzo.

Una scelta sfidante ma anche ricca di opportunità. Il tema della casa stregata si è unito a quello dell’amore fraterno e mi si sono presentati i tre protagonisti: Alessio, il piccolo ometto coscienzioso, Francesco il bellissimo seduttore e Tommaso il ragazzone ingenuo. E poi, l’hangpan, lo strumento poco conosciuto capace di creare sonorità suggestive e variegate, ma sempre armoniche. Sono io stesso positivamente sorpreso di quante chiavi di lettura stanno emergendo ora a romanzo pubblicato. Dentro di me c’era l’idea di creare una storia che avesse delle connotazioni da thriller ma che presentasse anche episodi e personaggi edificanti.

 

  • Se la villa di cui parli non esiste, dove prende origine il suo nome?

Villa Ludovisi in effetti non esiste. Il titolo Ritorno a Villa Blu è nato un po’ in maniera naturale, quando ancora la storia non aveva una connotazione precisa. La scelta del colore blu è nata senza riflessioni particolari. E, forse, come spesso accade quando il nostro intuito ci parla, è stata una scelta azzeccata. Blu è sia il colore della serenità e dell’energia positiva che quello della malinconia e dell’inquietudine, sentimenti provati dagli abitanti della villa nel corso della storia. In qualche modo è come se il colore blu fosse nato, nella mia idea inconscia, per rappresentare visivamente le emozioni dei protagonisti.

 

  • Oltre a essere scrittore, sarai ovviamente, lettore. C’è un genere che preferisci?

Confesso che in genere leggo spesso più saggistica. A ogni modo mi appassionano molto sia romanzi e racconti in cui il paranormale è un elemento portante, sia quelli più strettamente realisti. E forse è per questo che, nei miei scritti, si riscontrano entrambi gli aspetti.

 

Grazie per la disponibilità e avanti tutta con Ritorno a Villa Blu!

Grazie a voi!

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