Wonder Woman – Recensione film

Wonder Woman

 

Anno: 2017

Titolo originale: Wonder Woman

Paese di produzione: USA

Genere: supereroico, fantastico

Regia: Patty Jenkins

Produttore: Zack Snyder, Deborah Snyder, Richard Suckle, Charles Roven

Cast: Gal Gadot, Chris Pine, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis, Connie Nielsen, Elena Anaya, Lucy Davis, Saïd Taghmaoui, Ewen Bremner, Eugene Brave Rock, Lisa Loven Kongsli

 

Parigi, giorni nostri. Diana Prince è nel suo studio al Louvre. Riceve da Bruce Wayne una vecchia foto in cui si vede lei con dei soldati. In un biglietto Wayne chiede se mai un giorno gli spiegherà la sua storia.

Prima di tutto questo a Themyscira, isola paradiso delle amazzoni, in un punto imprecisato del tempo e dello spazio, la piccola Diana osserva con grande interesse l’addestramento delle sorelle. Vorrebbe diventare forte come loro, ma la madre e regina Ippolita non vuole. Un giorno però la sorella Antiope asseconda Diana ed inizia ad istruirla. Nonostante le iniziali ritrosie, Ippolita acconsente ma pretende che Antiope faccia diventare Diana l’amazzone più forte di tutte e che non le vengano rivelati particolari del suo passato e del suo futuro. Questo perché un presagio funesto preoccupa le abitanti di Themyscira: la paura che un giorno possa rifarsi vivo Ares, dio della guerra e figlio di Zeus, che instillò nell’uomo sentimenti violenti e distruttivi. Ebbene, un giorno Diana dimostra davvero di avere poteri sconosciuti a qualunque amazzone. Tutto per lei acquista un senso quando un aeroplano precipita misteriosamente nel mare di Themyscira. A pilotarlo è Steve Trevor, una spia inglese inseguita da imbarcazioni tedesche. La Prima Guerra Mondiale così diventa nella mente di Diana il chiaro segno del ritorno di Ares sulla Terra. Decide di partire con Steve Trevor per porre fine a tutto.

Gal Gadot è Diana Prince/ Wonder Woman.

Non so se ricordate Patty Jenkins. Ha fatto poco come regista, giusto quel Monster del 2003 con una trasfigurata Charlize Theron e la dimenticata Christina Ricci. Storia di donne che ritroviamo in Wonder Woman considerata la protagonista e la popolazione dell’isola paradiso che è tutta in rosa. Questo non toglie nulla alla mascolinità: lo zampino di Zack Snyder in produzione e scrittura si vede eccome nei chiari rimandi iniziali al suo 300. E’ un trionfo di pelle e metallo. Paradisi mitologici tra finzione e Grecia antica, immersi in un mare cristallino, in un’isola femmina dove dominano il clangore della spada e la leggiadria della stoccata aerea plastica. In questo pacifico mondo, dove tuttavia l’attitudine guerresca è legge, si assiste ai momenti migliori del film. L’attenzione e l’esasperazione del gesto fisico inteso da Snyder e tramutato da Jenkins è di una bellezza e di un’efficacia a cui non si può rimanere indifferenti. Se c’è un pericolo di risultare trash o eccessivamente pompati, questo viene schivato coreograficamente in un tripudio di epica e spettacolarità definibile solo con la parola emozionante. La bella Gal Gadot (Miss Israele 2004 e soldatessa delle Forze di Difesa israeliane) non può che fare bene nei panni della figlia di Zeus plasmata nell’argilla da Ippolita, destinata a diventare una supereroina capace di proteggere il mondo dalle forze armate, ma che condivide con le sorelle amazzoni lo scopo della loro creazione: portare la pace negli uomini con l’amore. Gli eventi che si susseguono nel film sono basati su questa presa di coscienza della protagonista. Quando viene a contatto con un uomo, fuoriuscito da un’altra realtà, pensa che Ares esista veramente e combatte unicamente per sconfiggerlo convinta che, come gli è stato raccontato, con la sua morte ogni guerra avrà fine e l’uomo potrà tornare a vivere in pace per sempre. Quando solo nel finale capirà il vero stato delle cose, cioè che non tutti gli uomini sono buoni e che le guerre non sono portate avanti da un solo individuo, il ricordo di quell’amore che sembrava perduto tornerà ad illuminarla e a farle riprendere la retta via. Ecco, nel raccontarci questo Wonder Woman è un film fedele alla sua natura e si dimostra assolutamente fallibile. A più riprese la sceneggiatura scontenta e fa’ fatica ad essere apprezzata: non fornire spiegazioni sul come le due realtà vengano a contatto da un’idea della mediocrità del soggetto, così come portare avanti fino alla fine un rapporto in cui lui asseconda lei per convenienza e non perché le creda risulta davvero stancante. Non basta neppure l’ironia, che spesso non sortisce gli effetti desiderati, a risollevare la baracca; Chris Pine ci prova nel ruolo del soldato inglese piuttosto classico, burlone e coraggioso, ma non è all’altezza della sua interpretazione in Star Trek.

In assoluto poi a non convincere è la banda di commilitoni che si unisce a Trevor e Diana nella guerra di trincea, goffi e scoloriti nei tentativi di essere simpatici. Insomma l’intento di creare una nuova eroina è riuscito perché Gal Gadot/ Wonder Woman ci crede davvero e la sua volontà e dei suoi ideatori è di tutto rispetto; tra l’altro i suoi ingressi in battaglia sono sempre di grande effetto grazie anche al tema musicale di gusto metallico. Quello che gli gravita intorno funziona molto meno. Come la scelta di far parlare i tedeschi in inglese che fa’ capire il rango della pellicola che stiamo guardando. Storia di donne, con un machismo visuale tutto maschile anche se alimentato dai buoni sentimenti. Quelli d’altronde non fanno mai male.

Zanini Marco

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