Wandering Vagrant – Get Lost – Buon prog, ma da perfezionare.

Wandering Vagrant – Get Lost

Anno: 2018

Paese di provenienza: Italia

Genere: rock progressivo – metal progressivo

Membri: Alessandro Rizzuto – voce e chitarra; Christian Bastianoni – chitarra; Francesca Trampolini – voci e tastiere; Andrea Paolessi – basso; Niccolò Franchi – batteria

Casa discografica: autoprodotto

  1. Human Being As Me
  2. The Hourglass
  3. Struggle
  4. Forgotten
  5. Get Lost Part I (Fade Away)
  6. Get Lost Part II (The Hunger)
  7. Home

I Wandering Vagrant nascono nel 2015 da un’idea di Alessandro Rizzuto, con la volontà primaria di suonare rock progressivo. Dopo un frequente andirivieni di muscisti (che non si è fermato nemmeno di fronte al processo di realizzazione del disco), ecco arrivare la più recente formazione composta da Christian, Francesca, Andrea e Niccolò, con il solito Alessandro. Get Lost non è stata una passeggiata: tanti cambiamenti e due anni di preparazione per farlo venire finalmente alla luce nel 2018. Se le premesse erano semplicemente quelle di proporre del rock progressivo, ad oggi l’obbiettivo dei Wandering Vagrant è decisamente mutato ed arricchito. Metal progressivo, sonorità esotiche, accenni vocali che ricordano il modus operandi dei gruppi metal sinfonici e i classici rimandi al progressive più classico. Insomma, la proposta del quintetto perugino gode di un impasto abbastanza variegato nel suo piccolo. Le tonalità senza grandi slanci delle voci (un intreccio maschile e femminile) riportano alla mente la lezione degli Opeth di Damnation. In questa traccia d’apertura, Human Being As Me, si fanno notare soprattutto i riff circolari (largamente ripresi dallo stile di Deliverance sempre degli Opeth), un interessante lavoro di tastiere ed assoli virtuosi di chitarra. Nonostante la struttura fluisca sia lineare sia con qualche variazione sul tema, ben arrangiata, si ha l’impressione che manchi qualcosa, un impeto che avrebbe potuto dare una sterzata d’energia. Magari raggiungibile attraverso la voce o con dei passaggi più caparbi. Accontentandosi invece di un andamento, tutto sommato tradizionale, rimane un pezzo che non punge e senza grandi acuti.

Plettrate malinconiche ed ipnotiche, riff sinistri, tastiere orrorifiche sempre pronte a sottolineare le chitarre ed a fornire nuove sfumature al complesso dei Wandering Vagrant. Una chitarra di chiaro stampo metal che si avviluppa in spirali enigmatiche di perdizione. Poi accordi acustici che riportano in vita i primi Led Zeppelin. La prima parte di The Hourglass è strumentale, ricca ed interessante, riuscendo a fondere perfettamente sentori progressive differenti. La seconda, accompagnata dalla voce e dalla tastiera, smorza molto i toni, facendo perdere quell’alone di mistero in favore di un approccio forse troppo rassicurante. Struggle, con il suo poderoso riff, ha un’anima molto vicina alla filosofia compatta e cervellotica dei Tool. A questo però viene contrapposta una voce troppo monocorde e pacata. In assoluto il momento migliore è quello in cui chitarra solista e ritmica si contrappongono tra tappeti stoppati ed assoli frammentati quasi evocativi!

Con Forgotten i Wandering Vagrant ci riportano alle radici del genere, con arpeggi e linee vocali che sanno di Gentle Giant e Jethro Tull. Anche in questo caso le parti strumentali sono di indubbio effetto, anche quando prediligono momenti più rilassati e catartici. Il problema rimangono le parti vocali, che quasi sempre non riescono ad emergere, anche perchè sottolineate da arrangiamenti poco vitali che non permettono al pezzo, nel suo complesso, di cambiare marcia. Get Lost I (Fade Away) si pone come ideale ponte fra vecchia e nuova scuola, dove spiccano echi degli Anathema più eterei e poetici. Manca però la capacità del gruppo inglese di imbastire dei crescendo emotivi e struggenti, a cui il gruppo perugino decide di ovviare con una struttura più frammentaria e poco fluida.

Il riff stoppato che introduce Get Lost Part II (The Hunger) recupera il canovaccio spettrale di Human Beings As Me riuscendo finalmente ad imbastire un’atmosfera memorabile, ricca di momenti esaltanti e ben eseguiti. Da un punto di vista strutturale e concettuale, il breve pezzo strumentale, è a mio avviso l’episodio migliore fino a questo punto. Se quest’ultima traccia colpisce positivamente è invece Home a stupire, definendosi come momento più esaltante di Get Lost. L’avvio è sintetico e ricolmo di un’atmosfera contemplativa che prepara il terreno ad una linea di basso piena di carattere che si avvale di una chitarra minimale ma piacevolissima. E così rimane fino alla fine, senza voli pindarici, quasi sfondando le pareti volutamente prog generazionali in cui la musica dei Wandering Vagrant si è incastonata per quasi tutto il disco, per abbozzare un approccio che ha più tratti in comune con la neo psichedelia.

Get Lost è indubbiamente un disco ben suonato che mette in luce musicisti capaci, ma mostra anche un’incompletezza d’insieme. Le coordinate di partenza sono chiare e la proposta progressive è stata anche sfaccettata in maniera non trascurabile, tuttavia a mio parere è con un pizzico di coraggio, un maggiore impeto sonoro, una scrittura più coinvolgente per tutto l’arco del disco ed un’attenzione superiore per le parti vocali, che il gruppo potrà fare il salto di qualità. Per ora, da un gruppo emergente si può apprezzare l’impegno e la dedizione, ma sicuramente aspettare ancora per un lavoro più maturo!

Voto: 6

Zanini Marco

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